Garybaldi: “Nuda” (1972) – di Alessandro Freschi

Sei già spogliata, sei sul mio letto, sei tutta, nuda. Dolce visione, dolce passione, tu sei sempre, nuda. Maya Desnuda. A partire dalla seconda metà degli anni sessanta le sensuali eroine partorite dalla matita di Guido Crepax (scomparso il 31 luglio 2003 all’età di settant’anni) hanno piacevolmente rallegrato gli ammiratori del fumetto d’autore. In bilico tra orditi surreali e ammiccante erotismo i sofisticati tratteggi del disegnatore meneghino sono divenuti di volta in volta proscenio per le scorribande a tinte gialle della conturbante Valentina, per le diavolerie tecnologiche di Anita, i musical fantastici di Belinda e l’estrema trasgressione dell’amazzone Bianca. A quest’ultima seducente protagonista, che aveva fatto la prima comparsa nel 1969 sull’albo della EDIP La Casa MattaGuido, su richiesta del fratello Franco Crepax pilastro dell’etichetta CGD, riserva un trattamento a dir poco speciale. Non nuovo nel prestare le sue opere all’industria discografica – nella quale si era ampiamente fatto apprezzare grazie alle copertine dei vinili di Gaber, Fo, Di Capri, Dorelli e Ranieri – nel 1972, ispirandosi a I Viaggi di Gulliverdi Jonathan Swift, realizza una suggestiva tavola nella quale Bianca distesa sull’erba completamente nuda, appare come una naufraga ricoperta da un’orda di esseri minuscoli. La libidinosa visione va a stagliarsi sulle tre parti del laminato involucro apribile del 33 giri d’esordio di un giovane gruppo di origini ligure, i Garybaldi.
L’album in questione porta un titolo quanto mai appropriato,
Nuda(1972), e non passa di certo inosservato. Da oggi non ci chiamiamo più I Gleemen. Siamo Garybaldi. Il retro della copertina del 45 giri Marta Helmuth/Corri, Corri, Corri (CGD 1971) non lascia adito ad equivoci. La scritta color celeste che campeggia sullo sfondo bianco puntualizza la metamorfosi in atto del progetto originale Gleemen in una nuova entità sonora, Garybaldi. Nati a Genova nel 1965 da un’idea del chitarrista Pier Niccolò Fossati, detto Bambi, i Gleemen iniziano a farsi conoscere come cover band di classici beat-pop, arrivando ad incidere per la RiFi un singolo della versioneitalianizzata” da Mogol, piuttosto ingenua, di Lady Madonna dei Beatles (Lady Madonna dimmi come fai, riesci sempre a togliere qualcuno dai guai). Dopo alcuni avvicendamenti, ad inizio settanta, il gruppo consolida il proprio assetto a quattro elementi: al fianco di Fossati prendono posto Lio Marchi (tastiere), Angelo Traverso (basso) ed il batterista Maurizio Cassinelli. Nel 1970 viene rilasciato alle stampe il primo ellepì di inediti, l’omonimo Gleemen, lavoro che risente della carismatica spinta di stampo hendrixiano della sei corde del frontman, rimbalzando tra trame blues ed aperture hard-rock. Un buon disco che si rivela spartiacque nella concezione di fare musica della formazione, sempre più incline ad allargare il proprio orizzonte in direzione delle nuove tendenze pop-prog provenienti da oltremanica. La genesi in Garybaldi arriva a conferma di questo inevitabile cambio di rotta.
Marta Helmuth brano ispirato ad una leggenda celtica (Hai messo al rogo Marta Helmuth, hai spergiurato che era strega) sancisce il nuovo biglietto da visita del gruppo (ottimo il retro Corri, Corri, Corri che abbraccia le sonorità trollsiane più ruvide) ed anticipa di poco il debut-act sulla lunga distanza. Terminato di registrare nel Luglio del 1972 ai Milano Studio sotto la supervisione di Pino Tuccimei e Franco Santamaria, Nuda è un album dalla doppia anima nel quale le sonorità che vanno a riempire i solchi vinilici appaiono diametralmente opposte a seconda della facciata che viene messa a contatto con la puntina del giradischi. Se i quattro brani presenti sul lato A risentono dei vortici lisergici delle curve vibrate della sei corde, tributando l’ammirazione infinita per la compianta icona di Seattle da parte di Bambi, “l’altra faccia della medaglia” apre ad uno degli spiragli più intensi ed affascinanti del progressivo italiano, una suite di oltre venti minuti, Moretto da Brescia, articolata in tre maestosi movimenti all’interno della quale si alternano armoniosamente gli eloquenti stilemi di genere. Seppur appaiono quanto mai distanti le acide elucubrazioni hard-blues dell’incipit Maya Desnuda con l’epico sconfinamento in territori cari a Genesis e E.L.& P. de Il Giardino del Re l’ensemble dimostra una forte padronanza tecnica e un’abilità indiscussa nell’imbastire un cross-over emozionale sospeso tra Woodstock e la terra di Albione. Degna spalla negli opening-act dei live di mostri sacri del rock quali Van Der Graaf Generator, Uriah Heep e Carlos Santana, nonché dei mannesi fratelli Gibb, i Garybaldi si distinguono da protagonisti nella stagione dei Festival alternativi di inizio settanta consegnando ai posteri un’ibrida opera prima d’indubbio valore. L’equazione Crepax+Bambi=Bianca+Hendrix si è rivelata esatta e vincente. Purtroppo, non ripetibile.

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