Fufluns: “Refusés” (2021) – di Alessandro Freschi

Li avevamo lasciati a gironzolare per polverosi viottoli di campagna intenti a pitturare con sfumature idilliche fiabe popolate da malinconici spauracchi e dispettosi uccelli neri. Adesso, a cinque anni di distanza dall’album “Spaventapasseri“, ispirati dalle grottesche maschere in terracotta dello scultore orobico Beppe Corna, ritornano sulla scena i Fufluns, con un pugno di tracce inedite attraverso le quali desiderano dare voce alle alienate grida degli ultimi della fila, gli esclusi, i diversi, coloro che confinati ai margini sono inghiottiti da follie senza fine. Rigettati, rifiutati, o per meglio dire “Refusés” (2021). Carte d’identità artistiche alla mano i Fufluns rappresentano una dotata ‘nazionale’ del progressivo italiano di seconda generazione potendo fregiarsi di annoverare tra le proprie fila elementi che militano, o che hanno militato, in band come Il Bacio della Medusa, Egoband, The Watch, Prowlers, La Bocca della Verità, Taproban e Daal. Dal carismatico ‘trovatore’ perugino Simone Cecchini alla sezione ritmica composta da Marco Freddi (batteria) e il maestro liutaio Guglielmo Mariotti (Basso), sino ad arrivare alle chitarre di Simone Coloretti e le variegate tastiere di Alfio Costa, la band dall’etrusco monicker si rivela affiatato ensemble composto ancor prima che da musicisti, da veri amici, in grado di effondere una alchimia creativa unica nella quale convergono, mescolandosi, i significativi background delle singole parti in gioco.
Cecchini, da istrionico guitto, si diletta nel comporre i canovacci narrativi di un album che interpreta, da par suo, con melodrammatico pathos, ben puntellato da possenti intelaiature hard-prog dal centro delle quali filtrano episodici bagliori suggestivi di matrice folk-sinfonica. Dai sogni infranti dei bambini prigionieri nelle miniere di diamanti in Sierra Leone alle crudele persecuzione degli omosessuali in Cecenia (la disumana pratica della Telefonata a Putin), attraversando la vicenda del Desaparecido Italiano, il sacerdote Omar Roberto Venturelli Leonelli, vittima del tiranno cileno Pinochet e di Asia Ramazan, bellissima Rosa del Deserto, combattente e martire del conflitto curdo, sino alle stragi infinite di bambini ad Aleppo (Canto dei Bambini Senza Voce) ed ai dolorosi casi di Ilaria Donati (Canzone per Iris) e Aldo Bianzino (Martirio di un Falegname).
Storie drammaticamente attuali che spingono inevitabilmente a profonde riflessioni sulle debolezze e contraddizioni che albergano nel genere umano e nella società moderna. In mezzo a ciò risplende il simbolo di una rinascita insperata (Il tuffatore dello Stari Most) ed il toccante tributo Blu Oltremare a Claudio Canali, frontman degli storici Biglietto per l’Inferno, scomparso recentemente, che negli anni novanta aveva abbandonato il rock per abbracciare la clausura monastica. I “Refusés” dei Fufluns convincono sia nella forma che nella sostanza, segnalandosi, senza alcun dubbio, come proposta di genere tra le più importanti di questo semestre. Volendo trovare un neo alla produzione, rileviamo per inesorabili problemi di spazio, il ‘doloroso taglio’ di due brani nella versione vinilica. È trascorso un lustro dallo “Spaventapasseri” (2016) che inseguiva l’amore tra mille gendarmi, ma l’attesa non è andata delusa.

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https://www.fufluns-prog.com/i-fufluns/

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