Free: “Fire and Water” (1970) – di Ignazio Gulotta

La storia del rock è costellata di successi e fallimenti, di occasioni perdute e grandi fortune, di gente che non ce l’ha fatta e che è stata bruciata dal i meccanismi infernali della fama: spesso il passaggio dall’altare alla polvere è questione di un attimo, così come la tragedia si trova ale volte dietro l’angolo. La breve avventura musicale dei Free non fa eccezione, soprattutto se pensiamo alla figura del suo chitarrista Paul Kossoff che ha in sé tutte le stimmate del genio e della sregolatezza. I Free sono una band di rock blues che nel 1970 raggiunse un grande successo con l’esplosivo singolo All Right Now che stazionò nelle vette delle hit parade inglese e americana, ma purtroppo si fermarono lì, gli album successivi infatti non riuscirono a eguagliare i risultati di “Fire and Water” (Island Records 1970) e infine, anche per i problemi di Kossoff con gli stupefacenti, fu inevitabile lo scioglimento del gruppo. Alcuni tentativi di riportare in vita la sigla Free con vari cambi di formazione si rivelarono effimeri. Nel 1976 il tragico epilogo della vicenda su questa Terra di Paul Kossoff: il 19 marzo fu trovato morto nella toilette del volo Los Angeles-New York, nessuno si era accorto della sua assenza, infatti l‘aereo era semivuoto e i membri della sua band si erano spostati dai posti assegnati. La versione ufficiale attribuì il decesso a un edema polmonare e cerebrale conseguenza dell’attacco cardiaco sofferto l’anno prima, ma il dubbio che la causa sia stata l’uso di droga rimane forte.
Il tour manager John Taylor che aveva viaggiato con lui così rammenta: «Ricordo di aver camminato lungo questo lungo corridoio all’aeroporto e di averlo guardato e lui era… una specie di… non so, sembrava irradiare qualcosa. Era quasi religioso. Non so cosa avesse preso». Eppure la sera prima sembrava molto felice allo Starwood Club di Los Angeles dove sul palco, mentre suonava con i suoi Back Street Crawler, erano saliti i vecchi amici e compagni Paul Rodgers e Simon Kirke, anche loro in tour con i Bad Company. Una triste fine a soli 25 anni per uno dei grandi chitarristi del rock. I Free nascono a Londra nel 1968, quando il chitarrista Paul Kossoff e il batterista Simon Kirke, che avevano suonato insieme nella band di blues rock Black Cat Bones, si uniscono al cantante Paul Rogers e al bassista Andy Fraser. Sono tutti giovanissimi: dai 16 anni di Fraser ai 19 di Rodgers e Kirke, ma non mancavano certo di talento, loro mentore fu Alexis Korner che scelse il nome e procurò loro i primi ingaggi dal vivo e li introdusse presso la Island Records. I loro primi due dischi, “Tons of Sobs” del 1968 e “Free” dell’anno dopo, ci mostrano una band compatta dedita a un blues rock che, soprattutto nell’esordio, guarda molto all’hard rock. Ma è con “Fire and Water” che i Free conosceranno il successo vero, spinto soprattutto dall’hit All Right Now, uno di quei brani il cui riff ti entra subito in testa così come il ritornello, il classico brano da bis nei concerti che scatena il pubblico.
Se poi si aggiunge l’eccellente assolo di Kossoff nella parte centrale che mostra l’abilità e il tocco lieve e pulito del suo stile, senza sottovalutare la forza della sezione ritmica e la voce molto duttile di Rodgers, ecco che allora ci sono tutti gli ingredienti per sfondare. Eppure è proprio in quel successo che si nascondono i germi che porteranno alla crisi della band. Il problema è cosa fare, loro nascono come una band di blues e privilegiano ritmi più rallentati e non disdegnano la melodia, mentre il successo arride loro quando si avvicinano all’hard rock, allora decisamente in auge, e ai riff predatori dei Rolling Stones: possibile snaturare se stessi e scegliere la facile via di un sound più commerciale? L’uscita cinque mesi dopo la loro trionfale apparizione all’Isle of Wight di “Highway” (1970) innescò la crisi definitiva. L’album ebbe scarso successo, il blues lento, venato di soul che lo caraterizzava non incontrò i favori del pubblico inoltre, i rapporti tra Fraser e Rodgers, autori di gran parte del repertorio dei Free, si incrinarono definitivamente. Di lì a poco la band si sarebbe sciolta. A noi oggi, a più di mezzo secolo di distanza, rimane il piacere di ascoltare un grande disco di blues, ricco di sensibilità e suonato con passione e sentimento, magari oggi All Right Now non ci ecciterà come un tempo, troppe ne abbiamo ascoltate di simili da band come AC/DC o Lynyrd Skynyrd.
Allora preferiremo di gran lunga gli altri brani dove prevalgono sobrietà e riflessione, dove il ritmo rallenta come lo scorrere delle acque di un fiume, dove emerge la chitarra che Kossoff suona con grande classe e sentimento, ammireremo il suo famoso vibrato, che stupì Eric Clapton quando i Free fecero un tour americano con i suoi Blind Faith, tocca corde profonde in chi ascolta, il suo stile è molto misurato, non usa distorsori a pedale, quel che cerca non è stupire, ma raggiungere un suono preciso ed essenziale che trae forza dalla semplicità, perché “less is more”. Nella title track che apre il disco prevalgono i toni energici dell’hard rock smorzati quando protagonista diventa la chitarra di Kossoff con un assolo di impeccabile pulizia. Mentre nelle restanti cinque canzoni prevale la vena melodica, il blues slow venato di soul che tanto piaceva al chitarrista e che valorizzava la voce straordinariamente espressiva di Rodgers, nella quale si può rilevare l’influenza di Otis Redding come nella bellissima Remember che contiene uno degli assolo più belli di Kossoff che qui raggiunge alte vette di lirismo.
Oh I Wept è il modo migliore per apprezzare il vibrato della chitarra in una canzone dalle atmosfere intime e notturne sorretta da una potente linea di basso. Heavy Load accentua i toni melodici e scuri, il piano si sostituisce alla chitarra, che entrerà solo nel finale, e protagonista è il canto di Rodgers, ricco di pathos e sentimento, ora dolce e malinconico ora venato di rabbia contenuta. Mr. Big è senz’altro una delle vette dell’album, inizia con un dialogo fra basso e una chitarra acida, mentre lo stile vocale sposa l’hard rock, per poi decollare in una lunga e infuocata coda finale con il suono borbottante del basso e ancora una volta la chitarra in evidenza. Prima della chiusura con la già citata All Right Now c’è spazio per un’altra incursione nel soul con la dolente e sofferta Don’t Say You Love Me, altra superba prova del vocalist Rodgers. Quella dei Free è la storia di chi avrebbe potuto e invece non ce l’ha fatta, per responsabilità del fato, del caso, delle circostanze, del non saper gestire il successo, delle rivalità e gelosie che possono sorgere fra i membri della band, della perdita di autocontrollo, insomma di quell’affare maledettamente complicato che è la vita.

Paul Rodgers – voce solista. Paul Kossoff – chitarra.
Andy Fraser – basso. Simon Kirke – batteria.
Fire and Water 3.58 (Fraser / Rodgers). Oh I Wept 4.26 (Rodgers / Kossoff).
Remember 4.23 (Fraser / Rodgers). Heavy Load 5.18 (Fraser / Rodgers).
Mr. Big 5.55 (Fraser / Rodgers / Kossoff / Kirke). Don’t Say You Love Me 6.01 (Fraser / Rodgers).
All Right Now 5.31 (Fraser / Rodgers).

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