Franz Ferdinand: Jaqueline (2004) – di Francesco Picca

Mi affaccio nel suo ufficio con una scusa nuova, ogni volta che posso, ogni volta che mi reggo in piedi da solo. Oggi ho messo una camicia ad effetto, che possa magari accorciare questa distanza tra noi. Gli anni, maledetti anni. Cerco di camuffare, e sorrido come un ragazzino, come quando lei era bambina e io facevo lo stupido per piacere a tutti. Lei ha uno sguardo di torba, e profumo di foresta. Le sue dita sottili temperano matite, poi raccolgono il legno e la grafite, e scivolano sulla scrivania e spazzano via ogni imperfezione. Esattamente ciò che vorrei fare con la mia musica, con tutte quelle note inutili, che le parole non si incastrano mai, e i pensieri restano sospesi. Spazzare via le note, questo vorrei fare. E trovare parole per lei, per i suoi occhi distratti che sanno di rifiuto.
Seguo la sua figura esile tra la scrivania e la libreria, e le sue mani tra i ripiani e le cartelle colorate. I capelli lisci messi di lato, su una spalla, leggeri come i giorni perduti. Domani suoniamo a Reading, nel Berkshire. Chissà se lei ha mai volato. Ma no, non ha mai volato. Non è mai uscita da Glasgow. Faccio in tempo a prenotare un posto anche per lei. Poi magari andiamo a fare un giro a Londra e le compro una matita ricordo. Le compro anche un vestito. Penso a quando i soldi non bastavano mai. Quando avrei voluto spenderli per la mia giovinezza e per la mia felicità. Però non bastavano mai. E anche adesso non bastano, perché il suo sguardo ha un prezzo che non posso pagare e, questo spazio tra di noi, è uno spazio che non posso colmare.
Jaqueline lavora anche durante le vacanze, perché i maledetti soldi non bastano, non bastano mai, e nemmeno il mio sguardo le basta. Sarà per come tratto le donne, per ciò che dicono in giro. Sarà per come suo padre tratta sua madre, a sentire quel che raccontano. Sarà per gli anni, per questi maledetti anni. Io rifiuto i miei anni e lei rifiuta me. Magari le porto una matita da Londra. Maledetto inganno. Maledetta illusione.

Jacqueline was seventeen / Working on a desk / When Ivor
Peered above a spectacle / Forgot that he had wrecked a girl
Sometimes these eyes / Forget the face they’re peering from
When the face they peer upon / Well, you know / That face as i do
And how in the return of tha gaze / She can return you the face
That you are staring from / It’s always better on holiday
So much better on holiday / That’s why we only work when
We need the money / Gregor was down again
Said come on, kick me again / Said i’m so drunk
I don’t mind if you kill me / Come on you gutless / I’m alive
I’m alive / I’m alive / And how i know it / But for chips and for freedom
I could die / It’s always better on holiday…

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