Franco Battiato: “Summer on a solitary beach” (1981) – di Francesco Picca

Siamo un popolo di nostalgici. Una informe massa nostalgica mina il nostro equilibrio e lo fa da sempre, come una zavorra piazzata di lato che devia inesorabilmente la nostra traiettoria nella direzione di un costante esercizio di riavvolgimento del nastro. Siamo sbilanciati all’indietro, con gli occhi puntati sul retrovisore, mentre le ruote sfiorano il ciglio di una strada che percorriamo senza una prospettiva definita. Lo strumento social offre a noi tutti, a costo zero, uno spazio in cui esercitare prerogative non nostre; tra le più diffuse e meno controllabili c’è quella di vergare accorati epitaffi e mielose celebrazioni postume, spugnate di dolore per chi non c’è più e di lamentoso rammarico per ciò che mai più sarà. Personalmente ho sempre letto la mia nostalgia come un piccato dispiacere per ciò che sarà dopo di me, per ciò di cui non potrò godere. La mia è, si potrebbe dire, una nostalgia preventiva. Ci sarebbe anche un livello intermedio di percezione, quello della nostalgia per ciò che sarebbe ancora potuto accadere. Ed è questo il velo in cui si vorrebbe avvolgere le spoglie artistiche del Maestro Franco Battiato; ma c’è un errore di fondo, sintomatico della mancanza di una doverosa dose di rassegnazione, ovvero il non tener conto dell’età dell’artista e del suo inevitabile scollamento da un panorama musicale in cui è sopravvissuto soltanto grazie ad una rassicurante nicchia scavata a mani nude, passando la sua calda estate autoriale su “una spiaggia solitaria”.
Mi è difficile pensare ad eventuali ulteriori capitoli ormai inesorabilmente persi. Gli artisti non sono eterni; eterno è il loro dono. Per mezzo secolo Battiato ha messo in condivisione, facendone dono, il proprio messaggio culturale e la propria ricerca artistica, confezionando il tutto con estrema cura in un incarto prezioso fatto di musica colta e di liriche universali. Ha offerto questo messaggio a chiunque volesse ascoltarlo e farlo proprio, offrendogli così la possibilità di nutrirsene. Sempre in tema di nostalgia c’è un brano di Battiato che si presenta decisamente evocativo, appoggiato sul soggetto nostalgico per eccellenza: il mare. Naufragi, sponde, onde e annegamenti sostengono il brano Summer on a solitary beach, estratto dall’album La voce del padrone (EMI 1981) e stampato anche sul lato B di due 45 giri condiviso con le hit Bandiera bianca e Cuccurucucu (EMI 1981). La resa migliore di questo brano Battiato l’ha affidata al duetto vocale con Alice, l’unica con cui abbia condiviso un percorso articolato, l’unica donna a cui abbia pubblicamente dichiarato amore, un amore incondizionato, elevato a promessa artistica e certificato dalla esclusività. Eterea come una nuvola di settembre e fiera come una statua berlinese, con la sua capacità vocale Alice funge da esaltatore estetico per la musica e le parole di questo brano che, sulla ritmica di un treno lanciato nella calura estiva, ci consente di assaporare, di respirare, di abbracciare corpi e di cogliere visioni e allegorie, come quelle suggerite da “l’eco di un cinema all’aperto”.
Il vento caldo dell’estate”, poi, è quello della terra natale, così come conterranea è la sagoma del minatore stagliata sul finire di una giornata di fatica sulfurea. Le sensazioni sono incredibilmente realistiche e il ricordo si fa sostanza. L’arrangiamento di un altro maestro, il violinista e compositore Giusto Pio, incornicia il tutto e offre il pezzo all’altare della perfezione compositiva. Summer on a solitary beach resta un brano vivo, consegnato al futuro benché nasca dal passato, ed è uno dei tanti strumenti che Battiato ci ha lasciato per realizzare il cambiamento, non necessariamente partendo dall’avanguardia, ma sicuramente risolvendo quell’atavico e diffuso sbilanciamento all’indietro rispetto alla novità. Battiato, suppongo, non avrebbe mai tollerato che il senso di questa canzone fosse cristallizzato nella staticità di un ricordo e che la sua attitudine sperimentale, pilastro di un’intera carriera, fosse trattata con le stesse dinamiche riservate alla musica di consumo.
Rovistando nell’immensa discografia di Battiato ci si perde tra l’elettronica rudimentale e ipnotica e la composizione erudita, tra il pop innovativo e un sapiente ricorso alle sonorità classiche, tra un apparentemente “non sense” descrittivo e testi, invece, guidati da una sofisticata ricerca letteraria, talvolta sospesi tra il misticismo e l’impietosa vivisezione della nostra società malandata, altre volte segnati dal rimpianto, altre ancora dedicati all’ordine interiore. La pace dello spirito è l’approdo sicuro per la sua felicità piena, ultima tappa di un percorso di purificazione rispetto all’indecenza di una vita illusoria, minata dal “grigiore sociale”, come quello che lui stesso respirò stranito nella Berlino est degli anni 80. L’eremita è rimasto sempre qui, tra noi, osservando e indirizzando: è stato nostro compito ascoltare e, da oggi in poi, dobbiamo semplicemente continuare a farlo.

Passammo l’estate / Su una spiaggia solitaria / E ci arrivava l’eco
Di un cinema all’aperto /
E sulla sabbia un caldo tropicale
Dal mare / E nel pomeriggio / Quando il sole ci nutriva
Di tanto in tanto un grido / Copriva le distanze
E l’aria delle cose diventava / Irreale / Mare mare mare
Voglio annegare / Portami lontano a naufragare
Via via via da queste sponde / Portami lontano sulle onde
A wonderful summer / On a solitary beach / Against the sea le Grand Hotel
See-Gull Magique / Mentre lontano un minatore bruno / Tornava
Mare mare mare / Voglio annegare / Portami lontano a naufragare
Via via via da queste sponde / Portami lontano sulle onde
Portami lontano sulle onde.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo slideshow richiede JavaScript.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: