Francesco Piu & The Groovy Brotherhood: “Live In France” (2021) – di Maurizio Celloni

Francesco Piu ancora una volta colpisce nel segno con il suo terzo album dal vivo, “Live In France” (Appaloosa Records 2021), registrato il 24 settembre 2021 al Théatre Municipal de Sens in Francia. Da alcuni anni Piu rappresenta la punta di diamante del Blues italiano, riconosciuto anche all’estero per la particolare e sorprendente rilettura dei classici di Robert Johnson, a cui ha dedicato il precedente album “Crossing” del 2019, e da una rara capacità di tenere uniti la sua mediterraneità con i linguaggi musicali elaborati nel Delta del Mississippi. Una sorta di viaggio di ritorno del Blues alla musica delle origini, nel Mare Nostrum, che all’andata fu mixata a dovere dagli schiavi neri nelle piantagioni di cotone. Questa sua ultima pubblicazione colpisce vieppiù nel segno, perché di questi tempi, produrre un live è anche un segno di speranza. E che disco di qualità ci troviamo tra le mani: undici brani in totale, due composti dallo stesso Piu, quattro scritti in collaborazione con Salvatore Niffoi, scrittore sardo come Francesco, i restanti cinque sono pezzi della tradizione americana con la ciliegina di un Bob Dylan del 1979: Gotta Serve Somebody tratta dall’album “Slow Train Coming”. Francesco Piu confeziona uno spettacolo intenso avvalendosi di ottimi musicisti, a partire dal fido Silvio Centamore, batterista che sa essere sia roccioso che, all’occorrenza, delicato nei suoi accompagnamenti alla musica ricca del “fratelloPiu, Davide Speranza all’armonica, con lui anche nel precedente “Ma-moo Tones” del 2012 e Roberto Luti, chitarrista livornese con lunghe esperienze a New Orleans e animatore del progetto internazionale Playing For Change.
Down On My Knees, composto da Piu, è il brano di apertura, potente e dal ritmo incalzante. Francesco ha sviluppato nel tempo una notevole dote di cantante, che affianca a quella di chitarrista dalla mirabile tecnica fingerpicking e slide, generando fantastiche vibrazioni. Notevole il tocco del compagno di avventure alle sei corde elettrica, Roberto Luti, e l’assolo di armonica di Davide Speranza. La seconda traccia è Jesus Is On The Mainline, un gospel tradizionale, giocato sulla voce calda di Piu e sull’intreccio di chitarre che affiancano il fingerpicking alla slide. L’armonica tiene assieme le note saltellanti delle chitarre di Piu e Luti. Una meraviglia all’ascolto, che rende l’atmosfera incandescente. Il lavoro alla batteria di Centamore è ricco di controtempi che omogeneizzano l’impianto del pezzo. Gotta Serve Somebody, brano composto da Bob Dylan, arrangiato in chiave funky, scorre via come un sorso di buon Canonau, non ce ne vogliano a male i francesi. Le chitarre ancora una volta intrecciano i loro suoni in modo accattivante, dimostrando la bravura e l’affiatamento di Piu e Luti. Dalle corde sapientemente pizzicate dai due musicisti sgorga una narrazione gustosa e intensa in continuità con il testo profetico di Dylan: “Potresti essere un ambasciatore in Inghilterra o in Francia, ti potrebbe piacer giocare, ti potrebbe piacere ballare, potresti essere il campione del mondo dei pesi massimi, potresti essere una persona mondana con un lungo filo di perle, ma dovrai servire qualcuno, si davvero….
Il brano successivo, Trouble So Hard, scritto da Vera Hall, è uno dei cavalli di battaglia di Piu, già presente su “Ma-moo Tones” del 2012, spesso proposto nei suoi concerti. La drammaticità del testo è sottolineata dal crescendo degli strumenti che portano la tensione emotiva del canto accorato di Piu a livelli straordinari di potenza evocativa. Brano meraviglioso. You Feed My Soul, composto da Niffoi e Piu, tratto da “Peace & Groove” del 2016, è un brano dall’incedere soul e funky, introdotto dalla slide di Piu, immediatamente seguita dalla chitarra di Luti. Un notevole assolo di armonica unisce le due parti del testo. La musica di Piu rappresenta un autentico nutrimento per l’anima. Overdose Of Sorrow, pezzo scritto di Piu, inizia con le sapienti percussioni di Centamore che costruiscono un tappeto dal tenore orientale. La chitarra di Francesco arpeggia aumentando le aspettative degli ascoltatori verso una svolta che avviene solo con la voce calda e appena roca del Nostro. Il brano ha un incedere quasi calmo che aumenta il pathos via, via che si dipana. Sembra di essere sulle rive del Gange, non a caso un altro fiume leggendario, per meditare sul senso dello scorrere continuo dell’acqua e, con essa, della vita di tutti noi. Non ci resta che farci trasportare da una “overdose di tristezza” per sedare la tensione emotiva. Ma subito si torna al funky sfrenato di In The Cage Of Your Love, di Niffoi e Piu, tratto da “Peace & Groove“, un pezzo che scatena la sala con un notevole percussionismo di Centamore e la slide che piange note di malinconia e rabbia, stemperata dall’assolo di Francesco. Arriva di seguito il secondo traditional, Black Woman. Il brano inizia come una preghiera con la chitarra arpeggiata e la slide a rendere ancora più dolente il canto di Piu, accalorato e potente.
Ad un certo punto una voce recitante declama versi, scatenando una tempesta di musicalisergica” che stordisce e incanta gli ascoltatori. Dona grandi emozioni questa interpretazione, confermando Francesco Piu come uno degli artisti più originali della scena musicale italiana. Sensazione confermata dal pezzo successivo, Mother, composta dalla formidabile coppia Niffoi/Piu: brano dalla dolcezza smisurata e dal profumo intenso e rasserenante che tutte le madri emanano trasmettendo ai figli il loro amore, che nel mondo non troveranno più. Straordinario l’incedere degli strumenti in un crescendo palpitante, per riscaldare i cuori al di fuori di ogni retorica buonista. Hold On, scaturita dall’affiatato duo Niffoi/Piu, è una composizione che ci ricorda, a tratti, i tempi degli straordinari concerti di Grateful Dead e Jefferson Airplane. Ma, tranquilli, il canto di Francesco Piu ci riporta immediatamente nel contesto attuale del blues moderno, proiettandoci in un finale scintillante. Il tutto è confermato, se ancora ci fossero dubbi, dal pezzo scelto per chiudere il concerto: Trouble No More, di un gigante chiamato Muddy Waters. Alzate il volume dello stereo: la versione di Francesco Piu è magica, di una potenza esagerata, nella migliore tradizione di Chicago che, trasportata sulle rive sarde del Mediterraneo acquista un pizzico di latinità. Una chiusura degna di un’intensa serata francese che abbiamo la fortuna di poter ascoltare. Francesco Piu è oramai diventato una certezza, e non solo nel nostro Paese, a conferma che anche in Italia la buona musica viene prodotta, suonata ed esportata con successo. Agli ascoltatori curiosi, attenti e agli appassionati il compito di farla emergere e ai media di proporla. Noi di Magazzini Inesistenti lo facciamo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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