Francesco Ohazuruike: “Negro – la verità è che non potete fare a meno di noi” (2018) – di Cinzia Milite

Francesco Ohazuruike è un ingegnere chimico, nato a Catania nel 1982. È cittadino italiano dall’età di 18 anni. I suoi genitori, entrambi nigeriani, si sono traferiti in Italia a metà degli anni Settanta. Attualmente lavora come S&OP Manager, alla previsione degli indicatori finanziari, fornendo al management aziendale un’indicazione in merito alle reali prestazioni delle operation rispetto alla pianificazione finanziaria, per guidarli in un’efficace gestione della Supply Chain. Nel 2018 ha pubblicato il libro: “Negro – la verità è che non potete fare a meno di noi” (Piemme edizioni), in collaborazione con Luca Crippa, consulente editoriale, saggista e scrittore di fiction e docu-fiction e Maurizio Onnis, consulente editoriale e scrittore, conosciuti alle riunioni di un gruppo di famiglie per approfondire temi quotidiani dal punto di vista cristiano. Magazzini inesistenti gli ha rivolto qualche domanda sulla sua esperienza letteraria.
Francesco, la tua opera, ha un titolo che sembra annunciare l’intenzione di mettere in luce una verità che per molti è ancora scomoda, è così?
Direi proprio di sì, mi piace paragonarlo ad un vademecum, dove ogni capitolo si concentra su un pregiudizio che viene rivolto agli stranieri (o percepiti tali), “smontandolo” con dati oggettivi”.
Nel libro racconti la tua storia personale, esordisci dicendo che le tue radici sono in Africa: in Nigeria, per la precisione. Ma non hai quasi altra cultura, nessun’altra esperienza di vita che l’essere italiano, raccontaci un po’ la tua esperienza.
Proprio così, per alcuni versi ho fatto un percorso simile a tanti miei coetanei: sono nato a Catania, dove ho vissuto fino al conseguimento del diploma. In Sicilia ho costruito amicizie che tutt’ora conservo. Quando mi sono trasferito a Torino, perché iscritto alla facoltà di Ingegneria chimica presso il Politecnico, avevo solo 17 anni. Dopo qualche anno, la passione per il Rugby mi ha portato a L’Aquila, dove ho vissuto per un anno, per poi fare nuovamente ritorno a Torino dove ho conosciuto la ragazza che poi sarebbe diventata mia moglie. Successivamente, grazie al programma Erasmus, mi sono traferito in Polonia, e poi, dopo la laurea, mi sono spostato ancora, prima a Siracusa e successivamente a Milano”.
I capitoli commentano i dati reali sull’immigrazione, sull’occupazione in Italia, sull’incremento demografico e così via, per trattare l’argomento enunciato nel titolo da un punto di vista più oggettivo possibile e per tentare di sfatare i pregiudizi e gli stereotipi sugli immigrati, secondo te i media italiani come affrontano i temi legati agli stranieri?
Credo che i media affrontino il tema in modo errato e fuorviante: loro stessi non sono in grado di staccarsi dal paradigma straniero = nero, povero, pericolo. Quando si parla di migranti, le uniche immagini ricorrenti sono i braccianti sfruttati nei campi, o i barconi carichi di persone, tra i quali anche rifugiati o richiedenti asilo, in arrivo dall’Africa. Quindi nel pensiero comune, individui che non portano nessun tipo di ricchezza economica ma pronti a sottrarre benessere al paese di approdo. Mentre i milioni di persone di origine straniera che contribuiscono attivamente alla crescita del Paese vengono resi invisibili”.
Ci invadono, ci rubano il lavoro, attentano alla nostra cultura, portano malattie, rubano, mentono, sono ignoranti, complottano per prendersi il nostro Paese, questi sostieni essere i luoghi comuni più diffusi in questi ultimi anni tra gli italiani, perché? Cos’è successo all’Italia, che, come dici tu nel libro, è un Paese naturalmente plurale, con cento città e cento dialetti?
Nel giro di pochi anni si è passati dalla diffidenza alla paura. Questo processo ha visto un’accelerazione con l’avanzare della crisi economica che è stata cavalcata da alcuni esponenti politici. Totalmente incapaci di dare risposte a temi complessi, hanno adottato la classica tecnica del capro espiatorio, bombardandoci con slogan semplicistici (poco importa se veritieri) che attribuiscono il malcontento di 60 milioni di persone al 8% dei cittadini stranieri”.
“Ricordati che hai la pelle nera. Se lo dimentichi, guardati allo specchio, non sbaglierai. Tu vuoi dimenticarlo, ma è un errore.”, perché questo monito?
Questo è un monito che lancio a tutti coloro che pensano che per farsi accettare debbano snaturarsi e cancellare in qualche modo la loro diversità. Credo che questa non sia la strada giusta. Rivendico con orgoglio le mie origini nigeriane”.
Dedichi un capitolo al terrorismo di matrice Islamica e sostieni che la religione è innocente, in che senso?
Il terrorismo va combattuto ma non come se fosse una guerra tra religioni. Non esiste la guerra di religione, bensì esiste la guerra di interesse: per i soldi, per le risorse naturali, per il dominio dei popoli. Tutte le religioni vogliono la pace. Lo stesso presidente degli USA Joe Biden, ponendo fine, dopo vent’anni, all’invasione in Afghanistan, ha sostenuto che non vi fossero più interessi americani nel territorio afgano”.
Francesco, tu sei padre di tre bambini piccoli, che Italia auguri loro per il futuro?
Nei giorni scorsi si sono disputate le olimpiadi 2020 e per me è stato molto emozionante vedere atleti italiani di ogni etnia gareggiare per l’Italia e cantare insieme l’inno di Mameli. La nazionale più veloce del mondo, l’Italia, è fatta di bianchi, neri e meticci. Quindi forse in fondo non mi sono proprio sbagliato… la verità è che non potete fare a meno di noi”.

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