Federico Sirianni: “Maqroll” (2021) – di Ignazio Gulotta

Maqroll il gabbiere, personaggio della trilogia di romanzi del colombiano Álvaro Mutis, ha subito conquistato Federico Sirianni quando si è imbattuto nella letture delle sue peregrinazioni per mare. Maqroll è personaggio sfuggente, un vagabondo, un senza patria, un anarchico che ha fatto della inesausta ricerca il centro della sua vita. Del resto il gabbiere è un solitario che sta in cima all’albero maestro per guardare lontano e vedere per primo cosa accade. È lo stesso sguardo lontano che Sirianni vuol trovare nel narrare le sue storie e scoprire l’arcano, il misterioso che sta alla fonte del viaggio, del continuo peregrinare che ci porta al tema dell’incollocabilità sul quale Sirianni incentra la sua riflessione, coinvolgendo amici scrittori a parlarne nel libretto che accompagna “Maqroll” (Block Nota 2021). Ma facciamo parlare l’autore: «Le parole di Mutis e quelle di altri grandi autori della letteratura sono entrate nelle mie canzoni per raccontare il viaggio dell’esistenza umana che, sfidando la tempesta e la bonaccia, i capodogli e le sirene, vuole raggiungere il porto d’approdo, con già nella testa e negli occhi l’idea di una nuova partenza, di un nuovo percorso, di un nuovo naufragio».
E ogni naufragio è una catastrofe del cuore, ci dice un verso del suggestivo brano iniziale, Maqroll il Gabbiere, perché il viaggio per mare, dovremmo saperlo da Ulisse in poi fino a Conrad e Melville, è un viaggio nell’animo umano e nei suoi tormenti. Sirianni questo lo sa bene e nei suoi testi, ricchi di rimandi letterari, ha sempre in mente che si riparte «per la sola ragione del viaggio» come ci ha insegnato Fabrizio De André. Vi si respira un’atmosfera sospesa, irrisolta, propria dell’uomo che non sa trovare il suo posto nel mondo e continua nella sua disperata e solitaria ricerca di un approdo, che però non sarà che il punto di partenza di un nuovo peregrinare. È la condizione umana infine il fulcro tematico del disco, in questo continuo cercare qualcosa che rischia sempre di sfuggire e di restare un’illusione, che però aiuta a vivere, e con queste parole si chiude il disco, nel brano Maqroll, alla Fine (la Disperanza): «Di vento e di accettata rassegnazione / è disperanza / che la morte ci accolga con i nos
tri sogni intatti».
Federico Sirianni recita con la sua voce calda e appassionata, solo talvolta intona un canto, accenna a una melodia sorretto da un eccellente tappeto sonoro che mai pregiudica la comprensione delle parole, ma anzi le valorizza nel creare atmosfere di incertezza e inquietudine. La strumentazione è principalmente acustica: chitarre e pianoforte suonati dallo stesso Sirianni, e poi fiati e archi, ma c’è anche un uso molto calibrato e decisivo nel creare la giusta atmosfera dell’elettronica affidata a FiloQ. Infatti “Maqroll” non è un disco solo di recitazione, perché la parte musicale ha un ruolo importante nella riuscita dell’opera, non più come negli album precedenti, gli arrangiamenti folk da cantautore, ma una vera e propria colonna sonora per accompagnare la complessità di testi profondamente letterari e nei cui versi non mancano riferimenti espliciti ad altri cantautori. Al disco è allegato un libretto di 80 pagine con racconti, disegni, fotografie per un’edizione davvero bella e pienamente soddisfacente, in contrasto a un’epoca in cui si tende invece all’impoverimento della smaterializzazione.

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