Fabrizio De Andrè: “Bocca di rosa” (1967) o dell’amor sacro e l’amor profano – di Valter Di Giacinto

“Primavera non bussa, lei entra sicura”, questo verso, tratto dalla canzone Un chimico, potrebbe rappresentare il perfetto sottotitolo per Bocca di rosa, una delle canzoni più universalmente note di Fabrizio De AndréLa pulsione erotica e carnale in questo brano, ma più in generale nella poetica di Faber, assume infatti spesso il ruolo di grimaldello che, scardinando porte e abbattendo ruoli e convenzioni sociali stratificatesi nei secoli, riesce a far sgorgare quel coacervo di passioni primordiali che, probabilmente uniche, appaiono ancora oggi capaci di lasciar trasparire una qualche primigenia autenticità dell’esistenza umana“Io credo che l’amore platonico esista solamente nel caso in cui l’oggetto dell’amore, l’oggetto del desiderio, sia una donna spaventosamente brutta. D’altronde in amore come in guerra, i migliori risultati si raggiungono nel corpo a corpo.” (F. De André).
Questa citazione, se vi potesse essere alcun dubbio al riguardo, credo serva a mettere definitivamente le cose in chiaro riguardo ciò di cui De André parla quando parla d’amore (o quantomeno di desiderio). Lasciamo tuttavia perdere sin da subito Platone, che qui c’entra poco e niente e che volle raffigurare con Eros quella spinta inesauribile che sempre deve animare il filosofo nella ricerca della verità, che è anche somma bellezza. In questa affermazione di Faber è assai più importante metter bene a fuoco piuttosto l’enfasi che egli pone sul corpo, o meglio sulla pluralità di questi, che dobbiamo immaginarci avvinghiati l’un l’altro in un affollato “palcoscenico della vita” dove, come scriverà in Princesa, tra ingorghi di desideri alle natiche della donna un maschio si appende, nella sua carne, tra le sue labbra, un uomo scivola, l’altro si arrendeNel groviglio inestricabile dei corpi, la passione carnale, così come la “triste mietitrice” evocata dal Principe Antonio De Curtis (in arte Totò), sembra rivestire quindi, per De André, un po’ il ruolo de A’ Livella.
Nel gioco sessuale cadono infatti steccati e paraventi, incluse le distinzioni apparentemente più radicate. Si torna essenzialmente tutti bambini e, in quanto tali, fondamentalmente tutti uguali l’uno all’altro. Tra i fanciulli in tenera età lasciati liberi di giocare tra loro non si danno infatti differenze di censo o di casta. Emergono certamente talenti, attitudini e inclinazioni, ma sono patrimonio dell’individuo, che se li è visti consegnare, senza chiederli o pretenderli, dalla cieca roulette con cui la natura dispensa i propri accidenti a destra e a manca, perseguendo i suoi fini imperscrutabili
Di fronte alla primavera che dilaga entrando senza bussare, nelle storie narrate da Faber vediamo allora addirittura l’eroico sovrano Carlo Martello consegnarsi in prima persona e inerme al pubblico ludibrio, una volta lasciata cadere la poderosa armatura per dar libero sfogo all’irrefrenabile desiderio sessuale. In maniera del tutto speculare, osserviamo poi nel La Città vecchia un ligio e grigio professore dilapidare in tarda età buona parte della propria pensione, e per intero la dignità e il prestigio conferitogli dal ruolo sociale, per farsi dare del “micio, bello e bamboccione” da una materna e comprensiva prostituta
All’Eros che irrompe inatteso e irrefrenabile, costringendo chiunque se lo trovi di fronte a soggiacere inesorabilmente al suo volere, Pier Paolo Pasolini assegnò il ruolo di protagonista in “Teorema” (1968). Nella pellicola, come noto, un giovane Dioniso appare all’improvviso quale ospite inquietante e ingombrante di una famiglia della moderna borghesia industriale. In breve tempo, essendo andato a letto con tutti i membri della famiglia, inclusa la fedele domestica e, avendo in tal modo spinto ciascuno dei familiari a gettare via la maschera insieme ai propri abiti, denudandosi del tutto, vediamo il dèmone (daimon, la creatura a metà tra l’uomo e il dio con cui Platone intese qualificare Eros), come il mistico (“forse un aviatore”) cantato da Lucio Dalla in Com’è profondo il mare, consegnare metaforicamente a ognuno un pezzo di specchio dove poter contemplare la propria inemendabile bruttezza. Ed è tragedia irreparabile. Nessuno si salverà. Rimarranno tutti, come la Gòrgone, pietrificati nell’orrida contemplazione di sé stessiA ben guardare, la vicenda narrata da De André in Bocca di rosa è del tutto analoga, fatto salvo il fatto che è stavolta il turno di un’avvenente e assai disinibita fanciulla di rappresentare il dèmone erotico.
In una placida e sonnecchiante cittadina di provincia, dove l’amore si era sempre fatto per noia, tra coniugi disaffezionati l’uno dell’altra, o per professione, con prostitute incallite e attente solo a farsi pagare quanto più possibile per le proprie prestazioni (non era stato lo stesso Carlo Martello a lamentarsi della crescente esosità delle dispensatrici di sesso a pagamento?), Bocca di rosa rovescia abitudini e convezioni sociali consolidate semplicemente tornando a far l’amore “per passione”
Al pari del protagonista di “Teorema”, l’intraprendente e ammaliante giovinetta giacerà in breve tempo con tutti gli abitanti del paesino di Sant’Ilario di sesso maschile, o comunque inclini a subirne il fascino (cosa ci autorizza, infatti, a escludere che ci siano stati anche amori saffici, sebbene non esplicitamente menzionati?). E, a ben guardare, anche in questo caso il dramma appare celarsi dietro l’angolo. Le comari del paesino tenteranno infatti invano di porre rimedio allo scandalo facendo ricorso all’ordine costituito, senza immaginare che gli stessi tutori dell’ordine fossero a loro volta caduti vittima dell’inesorabile fascino erotico della nuova arrivata. A furia di minacciar tragedie, tutto ciò che esse riusciranno a ottenere, e piuttosto malvolentieri, è la cacciata dell’intrusa dal paese
Fatto sta che la vicenda stava per ripetersi in maniera del tutto analoga presso la “stazione successiva”, dove Bocca di rosa era stavolta attesa da molta più gente di quando era partita, grazie al passa parola che ne aveva nel frattempo diffuso le prodigiose gesta erotiche. E stavolta la tragedia sarebbe stata probabilmente inevitabile, con Bocca di rosa lapidata sulla pubblica piazza dalle inviperite comari del posto, magari dopo che a una o più delle malcapitate fosse toccata la triste sorte di finire straziata dai rispettivi mariti, che invano esse avevano tentato di trattenere a sé. Quando la situazione sta ormai per precipitare, vediamo tuttavia entrare repentinamente in scena il vero eroe della vicenda narrata da Faber: un modesto curato di campagna, una sorta di Don Andrea Gallo del posto, evidentemente piuttosto avvezzo a trattare con disgraziati e prostitute
Il prete, con un vero e proprio colpo di genio, decide allora di arruolare la dèmone nei ranghi della processione che come ogni anno dovrà sfilare in onore del santo patrono locale e, novello emulo di Tiziano Vecellio, lo vediamo procedere in prima fila esibendo al suo fianco, da un lato, la vergine Maria e dall’altro Bocca di rosa, in una celebrazione che preserverà la pace nel paese riconciliando definitivamente l’amor sacro e l’amor profanoNella sua celeberrima tela, il grande pittore veneziano volle verosimilmente rappresentare, con la mescolanza dei colori bianco e rosso degli abiti delle due protagoniste (evidentemente la stessa persona colta in due differenti pose, che rivestono soprattutto un diverso contenuto sociale), il fatto che l’amore che è dato all’uomo di sperimentare in vita sarà sempre una pari mescolanza di sacro e profano, di forma e materia, di cui varieranno di volta in volta in concreto solo le proporzioniFacendo sfilare assieme le due istanze erotiche contrapposte, il nostro prete di campagna dimostra quindi di aver compreso appieno tale lezione, di come il conflitto tra sacro e profano, tra amore coniugale e passione carnale, sia solo apparente e si possa risolvere senza traumi laddove si sia disposti non solo ad accettare la convivenza tra le due manifestazioni del sentimento amoroso, ma a favorirla ed esaltarla, portandole fianco a fianco in processione per le strade del paese.

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