Enten Hitti: “A Tutti gli Uragani che ci Passarono Accanto” (2020) – di Ignazio Gulotta

La storia della musica è piena di perle nascoste, dimenticate, che mai hanno visto la luce del sole e che poi grazie al mutare delle circostanze o alla buona volontà e al fiuto di illuminati appassionati infine riaffiorano per la gioia di chi ama la buona musica. Inutile far nomi dei tanti dischi che in questi anni sono stati riscoperti dopo decenni di oblio. È il caso di questo lavoro del collettivo Enten Hitti fondato un quarto di secolo fa da Pierangelo Pandiscia e Gino Ape, infatti le canzoni dell’album sono il frutto di un contratto stipulato con Giovanni Lindo Ferretti e Massimo Zamboni e che avrebbero dovuto uscire nel 2005, ma poi non se ne fece nulla e oggi, grazie anche alle etichette Lizard e ADN, finalmente sono disponibili, anche se, a dire il vero, nel 2004 furono pubblicate, ma in forma semiclandestina in sole 100 copie. Rispetto alla produzione degli Enten Hitti, questo “A Tutti gli Uragani che ci Passarono Accanto” (2020) è opera alquanto eretica nello sposare la forma canzone, ma ovviamente anche qui l’attitudine sperimentale dell’ensemble non scompare affatto, ma la ritroviamo proprio nella scrittura e negli arrangiamenti dei brani e nella propensione dei musicisti alla scoperta di suoni inediti in uno spettro ampio che va da quelli acustici, oboe, chitarre, violini, contrabbasso, a quelli elettronici fino a quelli arcaici e primitivi, ossa, pietre, conchiglie.
Casa dei Pensieri apre le danze, atmosfere rarefatte, fisarmoniche evocative, percussioni etniche, melodie elettroniche suadenti e la voce di Simona Barbera che fra movenze folk e un lirismo che la fa vibrare come fosse uno strumento ci trasportano in atmosfere umbratili e notturne, che sembrano evaporare fra i nostri pensieri. Sensazioni più inquiete e scure attraversano Luna di Pietra accompagnato da un arrangiamento in cui i languori del violino, le percussioni, i suoni elettronici sciamano malinconici verso il silenzio. Sono molto immaginifiche e suggestive C’è il Sole nella Strada e Non Vorrei Crepare, nelle quali la musica serve da sfondo sonoro a due poesie di Boris Vian: qui l’oboe, sia pur soffuso in nuvole di elettronica, ci ricorda la Third Ear Band di Macbeth.
L’ipnotica Le Mani d’Africa è forse il brano che si avvicina maggiormente alla forma canzone, o almeno quella che più immediatamente si memorizza, anche per un testo, fra l’altro molto bello, formato in gran parte dall’anafora del titolo. Eterea, sognante, fonte di serenità è Vento Lento cantata poeticamente da Adriana Pulejo che dona al brano un’intensa dolcezza. La ballata folk Necramor per oboe, chitarra e piano, il canto misterioso di Figlia dell’Acqua e del Sole del Mattino e i fragori elettronici di Dea Mangiamele chiudono un disco che per atmosfere e suoni ci rimanda a band come i Saint Just, anche la voce e lo stile di Simona Barbera ricordano Jenny Sorrenti. In “A Tutti gli Uragani che ci Passarono Accanto” le radici prog si uniscono a un ambient folk immaginifico che crea paesaggi sonori cangianti dove gioia e malinconia, e persino visioni apocalittiche, si manifestano all’interno di una cornice dai toni sfumati, meditativi, molto suggestiva e affascinante.

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Un pensiero su “Enten Hitti: “A Tutti gli Uragani che ci Passarono Accanto” (2020) – di Ignazio Gulotta

  • Dicembre 15, 2020 in 5:51 pm
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    bellissima recensione per bellissimo disco!!!

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