Enrico Simonetti: “Gamma” (1975) – di Alessandro Freschi

Pulsanti masse cerebrali preservate in sferici involucri trasparenti, alimentate dagli artificiali circuiti sanguigni di un rudimentale elaboratore programmabile. Tutte perfettamente identificate da una lettera dell’alfabeto greco: alfa, beta, gamma, delta, e via giù sino ad omega. Ecco cosa è possibile scorgere affacciandosi all’interno dell’avveniristico laboratorio del professor Duvall, noto neurochirurgo che da tempo si sta preparando al più sconvolgente intervento sul cervello umano: un trapianto. Gravita attorno alla rivoluzionaria operazione alla quale viene sottoposto il corridore automobilistico Jean Delafoy il fanta-thriller in quattro puntate Gamma” (1975), trasmesso sulla prima rete nazionale a partire dal 21 ottobre 1975. Scaturito da un’intuizione di Fabrizio Trifone Trecca, futuro conduttore di programmi sulla salute nonché medico personale di Silvio Berlusconi, lo sceneggiato diretto da Salvatore Nocita riuscì, attraverso le sue inquietanti istantanee in sgranato bianco e nero, nell’impresa di inchiodare alla sedia i telespettatori del martedì sera, proponendo un accattivante canovaccio dalle tinte gialle all’interno del quale si mischiavano tematiche di interesse quotidiano quali l’esecuzione capitale, la dipendenza dalle sostanze stupefacenti ed il contraddittorio connubio tra ricerca scientifica ed etica morale. Non è un caso che per l’ambientazione del racconto la scelta fosse ricaduta su una cittadina della Francia settentrionale (Créteil, per l’esattezza, anche se in alcune riprese sono facilmente riconoscibili squarci di Torino, Parigi e, soprattutto, del circuito internazionale di Monza) stato nel quale, all’epoca della realizzazione della serie tv, vigeva ancora la pena di morte, abolita solamente nel 1981 con l’ascesa al governo di Francois Mitterand.
In un tempo che potrebbe essere benissimo domani come fra molti anni, il giovane Daniel Lucas (interpretato da Guido Tasso) viene condannato alla ghigliottina per l’omicidio di un poliziotto. È stata la compagna Marianne (Laura Belli), affascinante e crudele pusher, a sobillarlo al sanguinoso crimine stordendolo con droghe celate in comuni pacchetti di sigarette Marechel. Alcuni mesi dopo l’esecuzione Jean (Giulio Brogi), cognato di Daniel e pilota di Formula 1, durante una sessione di prove è vittima di un drammatico fuori pista nel quale si procura danni cerebrali irreversibili. Ad accoglierlo per i primi soccorsi in ospedale è il professor Duvall che ben presto constata il disperato quadro clinico dell’uomo. Non esistendo alternativa a quella che appare una morte certa, il neurochirurgo convoca Nicole, la moglie dello sfortunato driver, e le prospetta di intervenire con il primo trapianto di cervello su essere umano. Ottenuto il consenso, su suggerimento del computer di laboratorio, seleziona tra gli organi a disposizione quello contrassegnato dalla lettera Gamma, mantenendo ben segrete le generalità del donatore. L’intervento ha successo e la ricostruzione psichico-fisica del paziente sembra dare incoraggianti risultati sino a quando Jean non inizia a manifestare abitudini e comportamenti che, inverosimilmente, ricordano quelli del cognato Daniel. La situazione precipita irrimediabilmente di lì a poco, quando Jean si reca al circo dove lavora Marianne e, dopo averla raggiunta nel camerino, la strangola brutalmente.
A concorrere alla buona riuscita del lavoro di Nocita (nel 1977 il regista varesino si ripeterà dirigendo un magistrale Flavio Bucci nei panni del pittore Ligabue) interviene innegabilmente il main theme della colonna sonora, ancor oggi indelebilmente inviolato nell’immaginario collettivo. Nel corso della stagione d’oro dei grandi sceneggiati la RAI, per la realizzazione dei temi musicali, attinge stabilmente a piene mani da un pregiato bacino di compositori e maestri d’orchestra, riuscendo di volta in volta nella non facile impresa di rendere unica e facilmente identificabile la componente sonora di una produzione piuttosto che un’altra. Dalla Donna Velata di Riz Ortolani a A Blue Shadow di Berto Pisano, attraversando Le Cento Campane de Il Segno del Comando e le languide evoluzioni della maestosa Edda Dell’Orso in A Come Andromeda di Mario Migliardi. Sono questi i motivi, che con le loro ammalianti note, colorano le atmosfere dei morigerati, talvolta tediosi, piani sequenza nei quali vengono immortalate le recitazioni di prime donne dello spettacolo come Paola Pitagora, Daria Nicolodi e Carla Gravina, o attori di grido come Luigi Vannucchi, Nino Castelnuovo o Ugo Pagliai. Per tratteggiare le sequenze immaginifiche di Gamma viene coinvolto un volto popolare del piccolo schermo, un artista decisamente eclettico che, nel corso degli anni, ha saputo farsi apprezzare come pianista, compositore, direttore d’orchestra e, dulcis in fundo, come simpatico e signorile conduttore: Enrico Simonetti.
Originario di Alassio, dove è nato il 29 gennaio del 1924, dopo aver studiato all’Accademia di Musica di Siena, ad inizi anni cinquanta viene assoldato con la sua orchestra dalla compagnia teatrale di Luciano Salce e Adolfo Celi per partecipare ad un tour in Brasile. L’esperienza si rivela particolarmente fortunata (e qui, nel 1952, che viene alla luce il figlio Claudio) e dopo essersi fatto apprezzare con il suo show televisivo fonda un’etichetta discografica, la RGE, con la quale incide i suoi primi lavori (risale al 1957 il debutto:
Eeehh! Saudade!). Tornato in Italia prende parte, nel 1964, al quiz radiofonico di Baudo Caccia Grossa ed in seguito affianca nella conduzione Gino Bramieri e Walter Chiari in varietà di successo. Realizza alcune colonne sonore, Una Ragazza Tutta D’Oro (musicarello di Mariano Laurenti), La Ragazza di Via Condotti (che contiene Una Ragazza come Tante, cantata dalla voce dei Nomadi, Augusto Daolio) e Kid il Monello del West (italo-western interpretato da Andrea Balestri, il “Pinocchio di Luigi Comencini) e dirige l’orchestra in Senza Rete e Canzonissima ‘72. In occasione della trasmissione abbinata alla Lotteria Italia, compone con Verde, Marchesi e Baudo la sigla Vieni Via con Me Taratapunzi – e e Mani Mani per Loretta Goggi. L’anno dopo è la volta dello show del sabato sera Formula 2 e dell’ennesima hit per la Goggi Molla Tutto, 45 giri che vende la bellezza. quattrocentocinquantamila copie. La chiusa del programma condotto da Alighiero Noschese è affidato alla raffinata Per Dirti Ciao, tema per pianoforte che sembra anticipare le suggestive arie di quello che diverrà il più grande successo discografico di Enrico Simonetti. Gamma.
Prodotto dalla celeberrima Cinevox Records, il 45 giri del leitmotiv dello sceneggiato raggiunge i primi posti della hit parade di Lelio Luttazzi, occupando a fine 1976 il 31° posto della classifica dei dischi più venduti in Italia. Sul mercato viene distribuito anche un long playing omonimo, nel quale confluiscono anche tracce precedentemente incise come
Invidia e Amico Piano da I Colori del Piano o facenti parti di altre colonne sonore (Amore e Morte e Chi mi Cercherà da Verginità e Amore Mio non Farmi Male dalla pellicola di Vittorio Sindoni). Nel 2007 la label londinese Cherry Red Records ristampa per la prima volta su compact disc l’album Gamma, replicando esattamente la cover originale in bianco e nero ritraente l’attore Giulio Brogi con il bendaggio di scena post-operazione. Molto più di una semplice perplessità suscita l’aggiunta sui credits della dizione Enrico Simonetti with Goblin”, in quanto non sembra esistere alcun indizio riconducibile all’apporto offerto dalla band del figlio in sala d’incisione, se non per la suggestiva Drug’s Theme, nella quale le possenti linee di basso che doppiano i battiti di una pionieristica drum machine (pronunciare i nomi di Pignatelli e Marangolo non sembra così azzardato) sembrano riecheggiare le diffuse sequenze circolari presenti nel soundtrack Profondo Rosso”. Purtroppo Enrico Simonetti scomparirà prematuramente pochi anni dopo (Maggio 1978), passando il testimone artistico al talentuoso Claudio che darà seguito alla tradizione di famiglia, rivelandosi alla stregua del padre, apprezzato compositore e pianista. Tutt’oggi, nel corso delle sue esibizioni live, Simonetti Jr. non si sottrae dal riproporre quell’affascinante brano che, nel lontano 1975, aveva accompagnato i fotogrammi di una storia che lasciava col fiato sospeso. Alla domanda, a chi fosse appartenuto realmente il cervello trapiantato a Jean, ovviamente non è corretto dare risposta. Non esiste peggior cosa che rivelare la soluzione di un giallo.

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