Ennio Morricone: “Morricone Segreto” (2020) – di Alex De La Iglesia

L’uscita di una collezione postuma come “Morricone Segreto” (Cam Sugar 2020) dovrebbe, almeno sulla carta, conciliare con la musica un appassionato del cinema italiano di serie B e delle relative colonne sonore. Le impressioni a caldo hanno portato in me subito un certo entusiasmo, ma una volta sedimentato il mix di emozioni varie qualche domanda sorge spontanea. Il primo punto interrogativo riguarda la necessità di aspettare la morte del Maestro per rivelare questo suo lato nascosto, e in secondo luogo se questo può cambiare o arricchire la percezione che si ha del compianto compositore. Riguardo al primo aspetto, ritengo che la questione dovrebbe essere posta allo stesso Ennio Morricone, dal momento che chi si definisce cultore di un artista o di un complesso risponderà sempre che è meglio avere un oggetto in più che uno in meno. Considerato che, per ovvie ragioni, un’ipotetica sua replica non potrà arrivare, credo che a prescindere l’opera in questione abbia un valore storico e musicale decisamente alto. Per quanto concerne il secondo punto, e ponendomi nell’ottica di un orecchio vergine abituato ai cori de “Il Buono, Il Brutto, Il Cattivo” (1966), alla sinfonie di “C’era una volta in America” (1984) o alla solennità di “Mission” (1986), tali sonorità potrebbero avere qualcosa di sconvolgente. Se invece i miei padiglioni passano alla modalità stage, library o easy listening la reazione è più pacata.
Dopo aver passato qualche anno a scavare negli universi delle varie
Cinevox, Dagored, e anche della più giovane Four Flies Records, l’insieme sa irrimediabilmente di già sentito. È tuttavia arduo restare insensibili di fronte ad episodi come VIe-Ni (da “Quando l’amore è sensualità”,1974), Psychedelic Mood (da “Lui per Lei”, 1971) e Eat It ( da “Eat It”, 1969), pregni del sound proprio della psichedelia più acida e strisciante. C’è da dire che non mancano brani dallo stile lounge memore di “Metti Una Sera a Cena(1969), come ad esempio Patrizia (da “Incontro”, 1971), e composizioni che possono ricordare gli score di “Città violenta (1970) e “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (1970), quali Tema N.5 (da “Il Clan dei Siciliani”, 1969), Ore 22 (da “San Babila ore 20: Un delitto inutile”, 1976) e Fantasmi Grotteschi (da “Stark System”, 1980). Si tratta, ad ogni modo, di temi inscindibili dalla stagione che la cinematografia nostrana visse a cavallo tra la metà degli anni sessanta a i primi anni ottanta, caratterizzata dall’estrema prolificità dei cosiddetti artigiani del cinema italiano. Mai come in tal caso è opportuno parlare di industria cinematografica, visto il numero considerevole di produzioni per le quali i compositori incaricati delle colonne sonore erano spesso chiamati agli straordinari.
Per rendere l’idea, basta dire che
Morricone nel 1971 musicò ventidue pellicole italiane e non. La collezione in oggetto suggerisce in effetti come il suo lavoro fosse allora già apprezzato all’estero, particolarmente in Francia. A dimostrazione di ciò la presenza di due tracce estratte da lungometraggi d’oltralpe come Jukebox Psychedelique (da “Il poliziotto della brigata criminale”, 1975) e René La Canne (da “Tre simpatiche carogne”, 1977). D’obbligo anche menzionare la selezione inerente gli spaghetti thriller, che porta alla memoria i rumorismi avanguardistici e il free jazz tipici delle soundtrack utilizzate per la trilogia animalesca di Dario Argento, nonché le sperimentazioni del Gruppo di Improvvisazione Nuova Consonanza. In tal senso è un piacere ascoltare Non Può Essere Vero (da “Mio caro assassino”, 1972) e Inseguimento Mortale (da “La Tarantola dal ventre nero”, 1971).
In definitiva, parliamo di un’uscita dalla doppia valenza in base al grado di conoscenza che si ha del percorso di Ennio Morricone. Nel caso in cui ci si fosse soffermati sul suo lato più popolare sarebbe vivamente consigliato farsi sorprendere da questo mondo sommerso. Se così non fosse, il materiale proposto pur nella sua piacevolezza e pur con la presenza di tracce inedite, aggiungerebbe poco a quanto già detto da raccolte in precedenza pubblicate. Nonostante ciò, il cuore mi dice che la versione più ardua e sperimentale del Maestro ha sempre ragione di essere riscoperta, ascoltata e pubblicizzata. “Morricone Segreto” – così come “Lounge” (Music On Viny 2020), “Giallo Criminale” (Rustblade 2020) e “Inconsueto grottesco” (Cometa 2013) – restituisce un quadro più completo e dettagliato di uno dei mille volti di un musicista fondamentale per la musica italiana tout court.

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