Einstürzende Neubauten: “Strategies Against Architecture ’80/’83” (1984) – di Marco Fanciulli

Per colgliere il messaggio musicale degli Einstürzende Neubauten bisogna partire dal triangolo semiotico di Pierce. che rimanda – sviluppandola – alla celebre teoria linguistica di Ferdinand De Saussure. Ai vertici del poligono abbiamo tre componenti: il significante, il significato e il referente. Il significante è il mezzo utilizzato per definire un concetto. Il significato e il concetto intrinseco veicolato dal significante inteso come idea mentale astratta. Potremmo sintetizzare che il significante è la forma mentre il significato è il contenuto. Il rapporto tra significante e significato costituisce il “segno linguistico” di cui il referente è la realtà rappresentata dal segno linguistico. Un esempio: il segno linguistico casa e formato dall’unione del significante – le quattro lettere che formano la parola CASA – col significato – il concetto mentale astratto ma non ancora concretizzato nella realtà contenuto nelle quattro lettere c-a-s-a, l’idea astratta di casa. Solo con l’unione di significante e di significato, ovvero di forma e contenuto, possiamo postulare il segno linguistico casa. Le due componenti non possono essere disgiunte fra loro. A questo punto, identificato il segno linguistico possiamo arrivare al referente, alla realtà sottesa al segno: casa = oggetto composto di fondamenta, pareti, tetto e adibito all’essere usato come luogo per vivere, abitare e così via.
Ecco perché nel teorema di Pierce la base del triangolo è tratteggiata: non è possibile arrivare al referente senza passare dal significato. Un segno linguistico deve essere completo di entrambe le componenti. Significante-significato = referente/segno linguistico = realtà. Non è questa la sede per intraprendere un seminario di semiotica ma tale premessa si è resa necessaria, a nostro avviso, per capire la musica degli Einstürzende Neubauten del primo periodo (quello più significativo). Einstürzende Neubauten, tradotto dal tedesco, significa “nuovi edifici che crollano“. La ragione sociale della compagine berlinese sottende un senso di fragilità. In Germania, con il termine “Neubauten“, viene indicato tutto ciò che è stato costruito dalla fine della seconda guerra mondiale ai giorni nostri. Ma il termine ha un’accezione spregiativa: i “nuovi edifici” sono le costruzioni moderne senza gusto e senza bellezza. Palazzi brutti, anonimi senza capo ne coda (anche da noi quello che è stato edificato dalla fine della guerra non brilla in generale per gusto estetico, nonostante il valore funzionale di una scelta diversa). Dunque, “nuovi edifici che crollano” si riferisce nella poiesis degli Einstürzende alla fragilità del vivere moderno.
Il senso di alienazione post-industriale evocato dai Throbbing Gristle qui si fa carne e sangue. Laddove i Throbbing Gristle sono i portavoce dei lati più oscuri della psiche umana gli Einstürzende traducono in musica – o meglio in rumorismo musicale – il senso di vuoto e di smarrimento dell’uomo contemporaneo. E lo fanno con un’estetica prettamente teutonica, estranea agli umori della triade industrial inglese (Throbbing Gristle, Cabaret Voltaire, Clock Dva) tali anche da esulare dall’industrial propriamente detto (il grande guru Karlheinz Stockhausen è sempre dietro l’angolo). È stato detto che la musica degli Einstürzende Neubauten del primo periodo è associabile al teatro espressionista. Nulla di più vero. Ascoltando le composizioni di “Strategies Against Architecture ’80/’83” (1984) si ha proprio l’impressione di assistere a delle pièces teateali che rappresentano la crisi dei tempi moderni. E il tutto secondo un canone che è proprio della cultura visiva espressionista: ricerca dello shock emozionale (non puramente visivo come negli impressionisti francesi ma psicologico), il culto del primitivismo e della visione primigenia e incorrotta dell’uomo (provate a fare un parallelismo tra la musica dei primi Einstürzende e le opere pittoriche degli artisti del Die Brücke). Ma io in loro si ravvisa anche una componente dadaista: l’utilizzo di materiali non convenzionali per fare musica quali frese, trapani, martelli pneumatici, lamiere, pezzi di metallo e di plastica rimanda al concetto dadaista di “antiarte” e a quel genio di Marcel Duchamp. Ma soltanto in un ambito formale.
Con il termine “antiarte” si intende la volontà di creare arte utilizzando mezzi non convenzionali all’arte stessa (pensiamo solo all’orinatoio di Duchamp). Si parla pertanto di una “pars destruens“, ovvero una fase dove l’artista “distrugge” i canoni convenzionali dell’arte, alla quale seguirà la “pars construens” ovvera la creazione di una nuova arte. Concetto che porterà al celebre “ready made” dei dadà: la decontestualizzazione dell’oggetto in se dal suo uso ordinario per diventare mezzo espressivo di produzione artistica (l’orinatoio appunto). Negli Einstürzende però, parliamo di mezzi utilizzati – di significante – perche, mentre in Duchamp è presente l’elemento provocatorio, qui la decontestualizzazione di trapani, frese et similia dal loro uso abituale per creare musica rompendo con i metodi tradizionali per la creazione musicale (gli strumenti musicali) è puramente formale e non contenutistica. Inoltre, negli Einstürzende non esiste l’alea, ovvero l’elemento casuale proprio dei dadaisti, ma tutto è improntato alla progettualità. Pertanto gli Einstürzende Neubauten del primo periodo partono da un discorso formale dadaista per addivenire al concetto espresso mediante una poiesis teatrale espressionista. E qui chiudo il mio circolo ermeneutico riprendendo il triangolo semiotico.
Gli Einstürzende Neubauten partono dal significante utilizzando mezzi non convenzionali per fare musica (decontestualizzandoli alla maniera dadà). Come le quattro lettere del vocabolo “casa” i mezzi sono lo strumento utilizzato per addivenire alla rappresentazione scenica dell’idea, del significato astratto sotteso. E questo per rappresentare il referente-realtà. Questa realtà che è sotto gli occhi di tutti. I “nuovi edifici che crollano” sono il grigiore del vivere moderno tipico delle metropoli occidentali (ricordiamoci inoltre che qui siamo ancora nella cupa e affascinante Berlino divisa dal muro… la Berlino di Christiane F.) che è brutto e senza anima come possono esserlo quei condomini delle periferie cittadine. Un vivere nell’alienazione nella destrutturazione dell’uomo a numero, nel suo trasformarsi in una rotella di un ingranaggio senza possibilità di uscita. In “Strategies Against Architecture ’80/’83” la crisi della civiltà post industriale si fa carne e sangue. Ma questo triste moderno vivere rivela la sua fragilità ed è destinato a crollare, nel senso che i falsi miti e le false certezze derivanti dall’illusione positivista e dal culto del progresso, alla fine restano un guscio vuoto, una maschera di cera sulle nostre esistenze, destinata inevitabilmente a sciogliersi. Sono le prime avvisaglie della crisi dell’uomo contemporaneo.

Blixa Bargeld: lead vocals, guitars. Mark Chung: bass, vocals.
Alexander Hacke: guitar, bocals. N.U. Unruh: percussion, bocals.
F.M. Einheit: percussion, bocals. Jim Thirlwell: compilation assistance.

1. Tanz Debil (A Dance of Mental Illness). 2. Schmerzen hören (Hören Mit Schmerzen).
3. Mikroben (Microbes). 4. Krieg in den Städten (War in the Cities).
5. Zum Tier machen (Changing to Animal). 6. Draußen ist feindlich (Outside is Hostile).
7. Stahlversion (Steel Version). 8. Schwarz (Black). 9. Negativ nein (The Act of Double Negativism).
10. Kalte Sterne (Black Hole Cold Stars). 11. Spaltung (Split).
12. U-Haft Muzak (Muzak for While on Remand).
13. Gestohlenes Band (ORF). 14. Schwarz (mutiert).

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