Édouard Louis: “Chi ha ucciso mio padre” (2018) – di Ignazio Gulotta

Una mattina di qualche giorno fa come accade sempre più spesso mi sveglio troppo presto, allora accendo la radio sul tre, alle sei c’è “Qui Comincia”, fra un brano musicale e l’altro, il conduttore presenta un libro, lo seguo distrattamente mentre cerco invano di ricadere in uno stato di incoscienza, a un tratto la mia attenzione viene sollecitata, l’autore, ancora per me sconosciuto, sta raccontando che un giorno il padre, per festeggiare il fatto che il governo aveva aumentato di cento euro gli aiuti per il nuovo anno scolastico, aveva deciso di portare tutta la famiglia al mare. Fin qui niente di nuovo, ma è il commento che mi ha folgorato: «Non ho mai visto famiglie che hanno tutto andare al mare per festeggiare una decisione politica, perché la politica a loro non cambia nulla… La politica non cambia la loro vita… Per i dominanti la politica è nella maggior parte dei casi una questione estetica: un modo di pensarsi, un modo di vedere il mondo, di costruire la propria persona. Per noi, era questione di vita o di morte».
Ascoltare questa pagina e andare immediatamente in libreria è stato tutt’uno. Da quanto non sentivo parole che entravano davvero nella vita e nella carne degli esclusi, degli sfruttati, che ti facevano capire cosa comportino le scelte politiche nella vita quotidiana di chi non partecipa al banchetto degli sfruttatori, neanche per raccoglierne le briciole. “Chi ha ucciso mio padre” (Qui a tué mon père 2018) è un pamphlet corrosivo, ricco di quel sentimento, una rabbia che rasenta l’odio, che le classi dominanti vorrebbero espungere dalla vita dei dominati per renderli docili e inoffensivi. Sono solo 64 pagine, ma dense e pregnanti, ricche di spunti di riflessione, urticanti, sgradevoli, che certo non lasceranno indifferente il lettore e ha pienamente soddisfatto le mie attese. Il testo è incentrato sul difficile rapporto dell’autore col padre, uomo profondamente maschilista, senza titolo di studio, costretto ben presto a un duro lavoro in fabbrica in una squallida cittadina del nord della Francia, una vita perduta, passata «senza transizione dall’infanzia allo sfinimento e alla preparazione alla morte».
Perché il razzismo, come l’autore scrive nell’incipit, «è l’esposizione di certe popolazioni a una morte prematura», e questo vale per qualunque tipo di dominio, di razza, genere, classe, ovunque ci sia oppressione in qualsiasi forma. Il testo di Édouard Louis parte dal racconto del difficile rapporto col padre, cresciuto col mito machista dell’uomo duro e forte, orgoglioso della sua ignoranza, e che si trova a dover fare i conti con un figlio che ben presto rivelerà la sua omosessualità. Sono pagine molto aspre quelle che tratteggiano la vita familiare, una quotidianità fatta di noia e umiliazioni, ma il libro non è un banale atto di accusa contro un padre padrone, perché anche lui è una vittima, e gli assassini sono ben conosciuti e hanno nome e cognome, sono Chirac, Hollande, Valls, Sarkozy, Macron e i loro ministri, sono loro che hanno sferrato una feroce lotta di classe contro i poveri, che hanno tolto i sussidi, decurtato i salari, che hanno orchestrato campagne mediatiche contro i fannulloni, da noi hanno creato perfino il neologismo divanisti, politici che pensano che «i poveri siano troppo ricchi e i ricchi troppo poveri». L’abilità dell’autore sta qui, nell’aver saputo leggere nella sua vicenda privata una realtà sociale, culturale, politica che le dà un valore universale, che ne fa una lettura lucida degli ultimi trenta anni di storia europea e nell’aver portato l’attenzione sul mondo degli sfruttati, termine che le classi dominanti hanno reso obsoleto, ma che invece è sempre di grande attualità. Non è un caso che le ultime parole del libro, pronunciate dal padre, siano «ci vorrebbe proprio una bella rivoluzione».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo slideshow richiede JavaScript.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: