Edoardo Bennato: “È stata tua la colpa” (1977) – di Isabella Dilavello

Io è meglio se chiudo gli occhi. Si fa tutto buio e nero come di notte. Di notte anche il mare è una tavola nera e lo riconosci solo per il suono. Se non c’è la luna, nessuno ti vede entrare in acqua. È il momento perfetto se vuoi scappare. Da bambino questo ancora non lo sapevo, non sapevo quasi niente. Ma io volevo scappare dall’altra parte del mare, dove c’era una terra che sognavo, immaginavo. E il momento l’ho dovuto imparare affidandomi a chi lo sapeva. Adesso che chiudo gli occhi, ricordo. Mi rivedo piccolo, nella mia terra. Ero piccolo e nemmeno tanto alto e pure piuttosto veloce. Passare sotto le gambe dei poliziotti era un gioco facile facile. Hai presente Pinocchio, scappato via dai carabinieri e rincorso dal loro cane? Pinocchio, sì proprio lui, che aveva seguito i suoi compagni in riva al mare inseguendo la fantasia del pescecane. Ognuno ha il suo pescecane, quella roba che tutti ti dicono e nessuno ha mai visto, quella roba che diventa un desiderio matto, quella roba che vuoi vedere, avere a tutti i costi. Il mio pescecane, la mia fantasia è sempre stata una terra nuova. Perché se uno lascia la sua terra è per altra terra, non per il mare. Ora sono dall’altra parte. Non somiglia al mio sogno. Somiglia alla pancia del pescecane, ben arredata, con una luce in fondo. Io è meglio se chiudo gli occhi.

È stata tua la colpa allora adesso che vuoi? / Volevi diventare come uno di noi
E come rimpiangi quei giorni che eri / Un burattino ma senza fili
E invece adesso i fili ce l’hai / Adesso non fai un passo se dall’alto non c’è
Qualcuno che comanda e muove i fili per te / Adesso la gente di te più non riderà
Non sei più un saltimbanco / Ma vedi quanti fili che hai
È stata tua la scelta allora adesso che vuoi? / Sei diventato proprio come uno di noi
A tutti gli agguati del gatto e la volpe / L’avevi scampata sempre
Però adesso rischi di più / Adesso non fai un passo se dall’alto non c’è
Qualcuno che comanda e muove i fili per te / E adesso che ragioni come uno di noi
I libri della scuola non te li venderai / Come facesti quel giorno
Per comprare il biglietto e entrare / Nel teatro di Mangiafuoco
Quei libri adesso li leggerai / Vai vai e leggili tutti
E impara quei libri a memoria / C’è scritto che i saggi e gli onesti
Son quelli che fanno la storia / Fanno la guerra, la guerra è una cosa seria
Buffoni e burattini, non la faranno mai / È stata tua la scelta allora adesso che vuoi?
Sei diventato proprio come uno di noi / Prima eri un buffone, un burattino di legno
Ma adesso che sei normale / Quanto è assurdo il gioco che fai.

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