Eagles: “Hotel California” (1976) – di Cinzia Milite

Che ti va di fare stasera?” domandò Marco, un uomo sulla quarantina che passava ogni sera a trovare Catia, una donna appena più giovane di lui. “Sapessi…” risponse distrattamente lei con lo sguardo che si perdeva sullo sfavillare delle luci della città oltre i vetri della finestra. Poi, forse scacciando dalla mente un desiderio impossibile, sospirò distogliendo lo sguardo e sussurrò in tono ironico: “È buio pesto, di uscire proprio non mi va…“. 
Neanche se prendessimo un’autostrada buia e deserta, con il vento fresco tra i capelli?
Oh, tu mi stuzzichi… Sì… si può fare. E magari potremmo fermarci in quell’hotel… quel posto dove puoi lasciare libera la stanza quando vuoi, ma non potrai andartene mai“.
Mmmm… sei temeraria stasera Catia… lo sai no, che potrebbe essere il paradiso, ma potrebbe anche essere l’inferno… Sicura che vuoi correre il rischio?
Oh sì, sì, non vedo l’ora!” aggiunse Catia sfoggiando un sorrisetto malizioso. “Allora è deciso: si va” fece Marco, mentre preparava tutto ciò che serviva per il “viaggio“. “Un momento; ti avviso: una volta lì, berrò tanto vino” avvertì Catia. “Fai la smemorata? È dal 1969 che che manca il vino dalla carta; servono solo champagne rosato, anche questo sai bene, Catia“.
Eh eh… volevo vedere se lo ricordavi tu. Lo champagne rosato andrà benissimo, perché è un posto così amabile e anche il tuo viso è amabile“.
Stasera sei più gentile del solito” apprezzò Marco. “Scusami se ogni tanto sono scorbutica; sono un tipo difficile lo so… sono sempre troppo agitata” ammisse Catia. “Allora, per farti stare più tranquilla, accenderò una candela e ti mostrerò la strada… adesso rilassati; ti do il benvenuto all’Hotel California” annunciò Marco, mentre sintonizzava sulle note del brano più famoso degli Eagles il lettore musicale collegato alle cuffie. “La musica può liberare dagli inferni personali, vero Marco?
Sì, può portare lontano, fuori da qualsiasi gabbia, oltre qualsiasi muro… dove ci piacerebbe essere… e dimmi… domani, sì, dimmi un po’… domani, dove pensavi potremmo andarcene?” 
Domani pensavo di passare da Ziggy Stardust a vedere come se la cava a suonare la chitarra con la mano sinistra…” rispose, ammiccando, l’infermiere del turno di notte che assisteva Catia, immobilizzata e attaccata ai macchinari di un letto d’ospedale in attesa di guarigione.

On a dark desert highway, cool wind in my hair / Warm smell of colitas, rising up through the air
Up ahead in the distance, I saw a shimmering light / My head grew heavy and my sight grew dim
I had to stop for the night / There she stood in the doorway; / I heard the mission bell
And I was thinking to myself, / “This could be Heaven or this could be Hell”
Then she lit up a candle and she showed me the way / There were voices down the corridor,
I thought I heard them say… / Welcome to the Hotel California
Such a lovely place (Such a lovely place) / Such a lovely face
Plenty of room at the Hotel California / Any time of year (Any time of year)
You can find it here / Her mind is Tiffany-twisted, she got the Mercedes bends
She got a lot of pretty, pretty boys she calls friends
How they dance in the courtyard, sweet summer sweat.
Some dance to remember, some dance to forget / So I called up the Captain,
“Please bring me my wine” / He said, “We haven’t had that spirit here since nineteen sixty nine”
And still those voices are calling from far away, / Wake you up in the middle of the night
Just to hear them say… / Welcome to the Hotel California
Such a lovely place (Such a lovely place) / Such a lovely face
They livin’ it up at the Hotel California / What a nice surprise (what a nice surprise)
Bring your alibis / Mirrors on the ceiling, / The pink champagne on ice
And she said “We are all just prisoners here, of our own device”
And in the master’s chambers, / They gathered for the feast
They stab it with their steely knives, / But they just can’t kill the beast
Last thing I remember, I was / Running for the door / I had to find the passage back
To the place I was before / “Relax, ” said the night man, / “We are programmed to receive.
You can check-out any time you like, / But you can never leave! “

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