Duke Robillard: “Swing” (1986) – di Maurizio Celloni

Farsi coinvolgere dal fascino elegante e discreto dello Swing è naturale per gli amanti della buona musica e per i musicisti dalle capacità tecniche ai più elevati livelli. E’ questo il caso di Michael John Robillard, in arte Duke, chitarrista, compositore, arrangiatore nato il 4 ottobre 1948 a Woonsocket, nel Rhode Island – Nord est degli Stati Uniti. Il percorso artistico di Duke Robillard può definirsi un “caso di scuola”, da studiare nelle aule dei Conservatori: cresciuto con la passione del blues, tanto da essere tra i co-fondatori di una prestigiosa Band, Roomful Of Blues, assieme al pianista Al Copley e al sassofonista Greg Piccolo, è attratto dalle calde sonorità avvolgenti del Jazz, con particolare riguardo allo Swing, uno dei tanti stili musicali derivati dal blues. Lo Swing si impose negli anni 30 del secolo scorso, quando la grande depressione del 1929 suggerì alle case discografiche in crisi per la forte contrazione delle vendite dei 78 giri, di cavalcare il desiderio delle persone di uscire dalle angosce della povertà, cercando rifugio in una musica ballabile e allegra, giocata su accordi saltellanti (da cui il termine swing: oscillazione, salto). Grandi interpreti del genere furono Duke Ellington, Count Basie, Louis Prima, Fletcher Henderson, Glenn Miller, Woody Herman che, con le loro grandi orchestre e una scrittura musicale raffinata, proposero con successo una musica dal marcato tratto elegante.
La chitarra in questo genere musicale sostituì il banjo e fu affiancata da poderose sezioni fiati. Più avanti nel tempo, anche il violino ebbe un ruolo primario e grandi interpreti quali Stéphane Grappelli e Joe Venuti. Duke Robillard nel 1986 dà seguito alla passione pubblicando un album dal titolo inequivocabile “Swing” (Rounder Records), accompagnato da alcuni musicisti di estrazione Jazz: Scott Hamilton, sassofonista già alla corte di Benny Goodman, Chris Flory, chitarrista Jazz con esperienze maturate in varie orchestre Swing, Jim Kelly chitarrista, Mike LeDonne al pianoforte e organo, Phil Flanigan al contrabbasso, Chuck Riggs alla batteria, anche lui in passato nel quintetto di Benny Goodman. Ne esce un lavoro elegante, coinvolgente, molto piacevole, ossequioso dei grandi compositori dai quali Duke Robillard ha attinto, suonato con notevole partecipazione emotiva, palpabile dalle note cristalline che emanano dagli altoparlanti. Una potente rullata introduce Cadillac Slim, la prima traccia scritta da Sid Catlett, saltellante quanto basta, briosa, allegra, tutta pagliette e lustrini. Magistrale inizio per un disco che preannuncia già dal primo brano un tuffo nella musica degli anni 30 e 40, regalandoci freschezza e voglia di ballare. I musicisti si presentano uno alla volta, passandosi il testimone nel ruolo di solisti, dimostrando tutta la loro perizia, particolarmente evidente nel sassofono di Hamilton, nel pianoforte di LeDonne, nell’assolo di chitarra in puro stile scatt di Robillard.
Jumpin’ Blues di Jay McShann e Charlie Parker è uno standard nel quale Robillard canta con voce sincopata e affermativa e suona la sua chitarra del tutto a proprio agio alle prese con il BeBop di “ByrdParker. Ne esce un’interpretazione vivace, come lo erano le note del sassofono di Parker. L’atmosfera si fa più rilassata in Exactly Like You di Jimmy McHugh e Dorothy Fields, dove pianoforte, canto e chitarra si mettono in evidenza, manifestando una estrema eleganza di suoni e tonalità. Con Glide On di Jack Wilson termina la prima facciata del vinile. In questo brano si apprezza tutta la maestria di Chris Flory alla chitarra, qui in veste solista dal tocco tipicamente Jazz ed un fraseggio variopinto. Completano la magia il sassofono e l’organo che mantengono la stessa intensità di esecuzione. L’assolo finale di Robillard ha venature più Blues, al servizio dello stile Swing: il Maestro non si smentisce nella versatilità che lo contraddistingue, ponendolo nel gota dei chitarristi. A mio parere, è il brano più intenso del lato A del disco. Zot, composto da Duke Robillard, apre la seconda facciata del vinile: un’esplosione di ritmo che invita al ballo scatenato. Bella prova di scrittura, spigliata e divertente, a dimostrazione dell’estrema naturalezza del chitarrista nel percorrere le strade del Bebop jazzistico. I’ll Always Be In Love With You, composto da Ruby Herman, Bud Green, Sam H. Stept, è un pezzo classico di swing sincopato, confezionato con estrema eleganza, a partire dall’introduzione al pianoforte che predispone al canto di Robillard. Il sassofono in sottofondo dà continuità alla melodia del brano fino alla parte cantata con toni di serenità, accompagnati da un bell’assolo di chitarra.
A seguire un altro brano scritto da Robillard, Shufflin’ With Some Barbeque, ben eseguito e raffinato. In evidenza, il sassofono del Maestro Scott Hamilton, oltre al pianoforte e all’organo. Il contrabbasso di Phil Flanigan, assume un ruolo essenziale per la parte ritmica, ma anche quale contrappunto efficace che mette a loro agio i solisti al sassofono e alla chitarra. Durn Tootin’, di Tiny Grimes, è un bel brano saltellante, da suonare nelle sale da ballo affollate di ballerine avvolte nei loro vestiti aderenti e sgargianti, i capelli raccolti a chignon e i loro cavalieri in giacca bianca, papillon, scarpe di vernice e brillantina. Il pezzo seguente, You’d Better Change Your Ways, di William Garfield Greaves e Milt Gabler, oltre alla bella voce di Robillard, evidenzia il tocco elegante al pianoforte di Mike LeDonne. Nel brano si colgono marcati sentori di Blues, a testimonianza della stretta parentela della “musica del diavolo” con lo Swing.
Il disco non poteva che terminare con una composizione di Duke Robillard, Jim Jam. Duke si prende lo spazio che merita mettendo in luce ancora una volta una straordinaria inventiva e padronanza dello strumento, percorrendo con naturalezza strade dai marcati accenti Jazz, duettando nell’occasione con la sei corde di Jim Kelly. L’ascolto del disco, magari accompagnato da un ottimo torbato, dà un piacere intenso e predispone alle relazioni, al movimento del corpo e della mente. Ciò che stupisce è la capacità di Duke Robillard nel trasferirsi musicalmente in territori affini al Jazz, con una grande eleganza e senza alcun atteggiamento snobistico, qualità che non gli è mai mancata neanche nel Blues, sia in veste di chitarrista che di compositore, arrangiatore e cantante. La sua produzione artistica, mantenutasi ad alti livelli nel tempo – l’ultimo suo disco “Blues Bush” (Stony Plain Records), pubblicato nel 2020, lo testimonia – dimostra in maniera evidente che la buona musica non si ferma ai confini dei generi ma li percorre, trasportata dall’anima bella degli artisti sensibili e capaci.

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