Dirtbombs: “Ultraglide in Black” (2001) – di Alex De la Iglesia

Mick Collins è una figura chiave nella scena underground della Detroit musicale a cavallo tra gli anni ottanta e novanta. I suoi Gories sono stati una garage band brillantemente sporca la cui influenza è tutt’oggi pesantissima nell’ambito di questo genere. Successivamente Collins (voce e chitarra) ha suonato nei più pesanti e oscuri Blacktop e nei The Screws. In mezzo a questi progetti anche l’idea di un complesso con uno stile diverso, che annoverasse un chitarrista baritono (Ko Melina), un bassista (Jim Diamond) e due batteristi (Ben Blackwell e Pat Pantano). Battezzò questo gruppo, Dirtbombs, definita band da singoli e ufficialmente nata nel 1992. In effetti il gruppo pubblicò solo una manciata di singoli prima che Larry Hardy, fondatore della leggendaria etichetta garage-rock di Los Angeles In the Red Records, convincesse Collins a pubblicare il primo album nel 1998.Horndog Fest”  segna già le loro coordinate principali, ovvero l’influenza garage-punk che incontra un sound R&B scuffiato e stridente. La Detroit di quel periodo era caratterizzata dal revival garage, e questo anche perché una piccola band blues-punk chiamata White Stripes cominciò a richiamare l’attenzione dei critici musicali impiegati nelle riviste patinate, mentre la scena viveva un momento di fioritura anche grazie a nomi come Detroit Cobras e Von Bondies.
Per i
Dirtbombs, che avevano pubblicato uno split-single proprio con i White Stripes nel 2000 (e il cui batterista, Ben Blackwell, è il nipote di White), il tempismo portò la loro seconda opera ad essere introdotta ad un pubblico piuttosto ampio e voglioso di conoscere più a fondo il Detroit Sound.Ultraglide in Black” (In The Red 2001) è impregnato dell’amore di Collins per la gloriosa Motown Records, dal momento che dei tredici brani presenti in scaletta dodici sono scarne, emozionanti e fedeli interpretazioni di classici soul e funk. Gli adattamenti di Smokey Robinson e dei Miracles con il singolo If You Can Want e Got to Give it Up di Marvin Gaye sono tra i punti salienti dell’album. L’edizione radiofonica dell’epica Living for the City di Stevie Wonder del 1973 è stata alterata per evidenziare la lotta dei fratelli e delle sorelle afroamericani, trovando Collins che canta l’intera quarta strofa in spagnolo. La band è riuscita a intrufolare anche il brano originale Your Love Belongs Under a Rock, ma il fatto che potrebbe essere facilmente confuso come un’altra cover gioca a favore della forza dell’intero corpo del lavoro. Mentre la rivisitazione di Livin’ for The Weekend degli O’Jays è la canzone musicalmente più ambiziosa, in quanto include un cambio di tempo. Il brano passa infatti da un rompicapo a ruota libera (probabilmente il punk rock più vicino ad assomigliare autenticamente alla musica soul) ad un evocativo e intenso blues.
La reinvenzione in queste canzoni è solo inclinata di pochi gradi dal loro materiale di partenza, ma lo spostamento è cruciale per sottolineare l’affetto
di Collins per il genere. Come una lettera d’amore chiaramente definita alla black music della gioventù del suo frontman, i Dirtbombs espongono con successo la sottile linea nera che passa tra R&B e Rock ‘n Roll. In Ode to a Black Man, originariamente di Phil Lynott, vengono menzionati Stevie Wonder, Martin Luther King Jr, Malcolm X, Jimi Hendrix, Robert Johnson e Muhammad Ali. Interessanti e godibili anche le rivisitate Underdog di Sly & Family Stone, Kung-Fu di Curtis Mayfield e I’m Qualified to Satisfy You di Barry White.
Ultraglide in Black” funziona così bene in primis a causa della sua riverenza, ma anche perché Collins è genuinamente un bluesman. Nel suo canto si può infatti ascoltare quella blackness che, lungi dal poter essere insegnata, restituisce la fame e la disperazione come condizioni esistenziali e spirituali che del blues sono la quintessenza.
La scena
garage-rock di Detroit del 2001, almeno quella immortalata dalle riviste, era dominata da giovani bianchi con i capelli lunghi e i jeans stretti. Ma l’eroe duraturo di quel luogo è un nero ben consapevole della carnagione agli albori della musica rock. I Dirtbombs si sarebbero imbarcati negli anni a venire in molti altri progetti, a cominciare dall’entusiasmante “Dangerous Magical Noise” (In The Red 2003). Seguiranno dunque altri due album all’insegna del garage-punk, ovvero il doppio “If You Don’t Already Have a Look” (In The Red 2005) e “We Have You Surrounded” (In The Red 2007), e un personale tributo all’anima techno di Detroit con Party Store” (In The Red 2011). Il 2013 vedrà invece l’uscita di quello che, attualmente, è il loro ultimo disco “Ooey Gooey Chewy Ka-blooey!” (In The Red 2013).

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