Paolo Conte: “L’Orchestrina” (2010) – di Rosanna Cornaglia

Una persona speciale e unica, vicina alla gente, che riusciva a trasmettere calore, affetto e amicizia: se penso a tutto questo mi torna in mente Dino Crocco. Se riusciva a essere così affettuoso con chi incontrava per caso, per poco tempo, non oso pensare quanta carica amorevole riservasse ai familiari e agli amici. Stavo vivendo il mio primo decennio di vita quando mi accorsi che tante donne, che allora avevano la mia età di adesso, impazzivano per Crocco. Tutte erano innamorate platonicamente di Dino, sia artisticamente, sia perché era un uomo sensibile: Carla, mia nonna, e in fondo anch’io. Quella di Dino è un po’ la storia di tanti. Intraprese la strada dell’arte, nonostante i grossi contrasti con i genitori che per lui si erano immaginati una vita diversa. Dati i risultati, la sua scelta è senz’altro risultata quella giusta. Ma come si avvicinò al campo musicale? Dopo una parentesi in cui lavorò come meccanico, gestì un bar frequentato da cantanti famosi negli anni 50: Giorgio Consolini, Luciano Tajoli e Nunzio Filogamo.
Queste frequentazioni portarono Crocco a decidere di fare il musicista professionista. Il gruppo d’esordio furono i Quighem, per passare quasi subito ai 4 Assi (Mirko Mazza chitarra elettrica, Pasqualino Carloni basso elettrico, Mario Bocca trombone, Fred Ferrari tastiere, e naturalmente il nostro drummer, Dino Crocco. Con questa formazione suonò abitualmente al Lavagello di Castelletto d’Orba. Da questa località del profondo e nascosto sud Piemonte i 4 Assi vennero spediti a Roma, nella famosissima Via Veneto, ad allietare le serate capitoline di un nightclub dalla mitica memoria, la Rupe Tarpea. Risalirono poi verso nord e per tutta una stagione suonarono nel locale più “in” del periodo, La Capannina a Forte dei Marmi. Qui avvenne una fatto curioso e fortunato. I 4 assi vennero ripresi in una breve sequenzava dalla troupe di Dino Risi e immortalati nel film “Il sorpasso” (1962).
In quel periodo arrivò in Italia l’ondata beatDino Crocco ne venne travolto, il gruppo cambiò nome e i protagonisti di questa storia diventarono gli Scooter, parteciparono a Un disco per l’estate e ottennero una particina nel film di Luigi de MariaIl professor Matusa e i suoi Hippies” (1962), incidendo per la colonna sonora quello che diventò il loro più grande successo: La Motoretta. Gli Scooter ebbero anche una breve stagione di successo all’estero, con una tournèe a Londra e in Argentina. La band si sciolse a metà degli anni 70 e Dino si buttò a capofitto in una nuova passione: il ballo liscio e la musica popolare. Le radio e le TV private cominciavano a nascere un po’ ovunque. Tra queste, a Castelletto d’Orba, c’era Radio City e poi Telecity (che diventerà in seguito 7 Gold Telecity). Crocco partecipò a questa avventura radiofonica prima e televisiva poi sin dagli albori. Con la sua voce roca e suadente condusse con successo programmi come Il Pizzicotto, Citylandia, Gran Rodeo, Viva la Gente, Liscio non ti lascio, Il Tombolotto, Caccia al Campione, A Botta Calda (calcistico) e il Giocolone. Per Italia 8 condusse invece la trasmissione Amichevolmente con voi.
Dino ha anche vissuto l’epopea di Drive in, partecipando ad alcune puntate della fortunata trasmissione televisiva con siparietti comici che finivano sempre con la canzone Rosamunda, cantata e suonata con la fisarmonica (suo primo strumento e sua prima passione, prima della batteria). Uomo empatico e comunicativo, sempre in sintonia con la gente, con queste doti Crocco vestì anche i panni di giornalista e sfornò parecchi reportage che documentavano il dramma dell’alluvione di Alessandria del 1994 che fece parecchie vittime. Il programma si intitolava Per non dimenticare. In seguito creò un angolino televisivo, Tre minuti con…, nel quale affrontava i problemi della gente comune, dando voce a chi voce non ha. Il programma di musica popolare Musica insieme, che ancora oggi è trasmesso, è quello che Dino condusse fino alla fine. Lasciò i suoi fan affranti l’11 agosto 2010, a Ovada, sua città natale. Aveva solo 78 anni. Proprio in quell’anno esce “Nelson” e Paolo Conte inserisce in scaletta una canzone dedicata a Dino Crocco, L’Orchestrina, un tributo a un musicista e ad un mondo di provincia che ha ispirato Conte fin dagli albori della sua carriera artistica (il video in fondo all’articolo lo riprende con Lucio Dalla e Crocco in una trasmissione televisiva del 1977) vissuta in quelle terre di Piemonte che stanno “… in fondo alla campagna e abbiamo il sole in piazza rare volte e il resto è pioggia che ci bagna“. Infine, vorremmo lasciare i lettori di questo articolo, salutandoli come era solito fare Dino Crocco alla fine di una trasmissione: “Duma c’anduma”. Grazie Dino… troppo marginale, troppo umano forse.

Ride la stella Aldebaran / ride e fa: to be to be to be or not to be
ride la stella ride e fa / trallalà to be to be to be or not to be
e suona suona l’orchestrina / un motivetto da ballare
hanno la faccia malandrina / ma sono stanchi di suonare suonare
si sta spogliando un’odalisca / è già da un’ora che lo fa
esasperante il suo languore / aiuto l’orchestrina del mio cuor
ride la stella Aldebaran / ride e fa to be to be to be or not to be
ride la stella ride e fa / trallallà to be to be to be or not to be
ah l’odalisca adesso è nuda / e muove i fianchi in qua e in là
fuori le palme e il vento suda / aria di pioggia e di infelicità
arriva un tipo di Milano / tutto nottambulo languor
mette la mancia sopra il piano / e chiede che si suoni ancora ancor
sì suona sì suona ancora orchestrina / che poi vedrai che se ne andrà
suonate “bella Madunina” / forza orchestrina del mio cuor
ride la stella Aldebaran / ride e fa to be to be to be or not to be
ride la stella ride e fa / trallallà to be to be to be or not to be
ma prima ancora che finisca / altro pensiero ha da pensare
c’è da portare l’odalisca / a fare quattro passi in riva al mare
lo vuol vedere mentre albeggia / esasperante è il suo languor
nel buio echeggia una scorreggia / ah ah brava orchestrina del mio cuor.

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