Dies irae: “First” (1971) – di Piero Ranalli

Il Dies irae è una composizione poetica medievale in cui si descrive il giorno del giudizio dove le anime si raccolgono davanti al trono di Dio per essere giudicate, i meritevoli saranno salvati e i malvagi condannati al fuoco eterno. Nel nostro caso si tratta di un gruppo originario di Saarbrucken, Germania e “First” (Pilz 1971) è il loro solo album, un disco genuino e forse anche un po’ sfortunato, senza seguito e senza vendite, perché fu boicottato dalla maggior parte delle stazioni radio tedesche che si rifiutarono di riprodurne qualsiasi canzone a causa dei testi controversi indotti dall’LSD con significati considerati irriverenti per l’epoca. Nonostante questo, esiste un video sbalorditivo per l’epoca, girato in 8mm, trasmesso dalla TV tedesca che fu in grado di far ottenere loro uno status di band sotterranea ed oscura. Dovettero spostarsi fino ad Amburgo per registrare quel loro unico album nel giugno del 1971. Lo fecero grazie all’etichetta Pilz e al direttore Jurgen Schmeisser che li produsse presso gli Star Studio, dove poterono avvalersi del talento Konrad Plank, un tecnico del suono, genio ed alchimista che divenne icona per tantissimi musicisti anche durante gli anni 80.
Una copertina a dir poco simbolica ed evocativa, una gabbia di filo spinato che crea nell’osservatore un senso di oppressione e prigionia, interrotta in un suo punto preciso da un taglio netto dove si crea naturalmente lo spazio per piazzare il nome della band, un punto di fuga dal quale far partire la loro vena creativa lisergica. Ad un primo ascolto superficiale potrebbe risultare un lavoro poco omogeneo e coeso invece, dopo un ascolto attento, ci si rende conto che quella caratteristica è il punto di forza dell’album e lo rende davvero affascinante ed unico: improvvise sterzate e deviazioni di umore e stile che si riscontrano in diversi brani, da ingenue invenzioni diventano puri guizzi di genio estemporaneo perché riflettono l’incoscienza ed il menefreghismo di un disco registrato in soli due giorni. È un set di pesanti tracce psichedeliche in stile krautrock. Il brano di apertura, Lucifer, è caratterizzato da un’esplosione aggressiva di chitarre ritmiche con tanto di armonica indemoniata che lasciano il passo a strofe esistenziali e conducono il brano verso atmosfere estremamente dark.
Salve oimel ha un valore puramente concettuale, poco più di trenta secondi nei quali, dopo aver recitato la frase in latino “Omne animal post coitum triste” (ogni animale è triste dopo il coito) partono gemiti abbastanza eloquenti, fornendo ai benpensanti tedeschi un’altra buona ragione per vietare la diffusione dell’album. Another Room torna ad un intenso rock dal suono spaziale fatto di echeggianti chitarre, resta comunque l’inquietudine di strofe ben interpretate dai toni disperati del cantante: un’atmosfera che viene in parte alleggerita dalle soluzioni jazzate che caratterizzano la parte centrale del brano. Trip, è un viaggio nell’inconscio, nelle tenebre limacciose di un’anima confusa dagli acidi, incorniciato da effetti sonori alienanti, rumorismo, voci smarrite e disconnesse che bisbigliano. Una composizione acid rock sorprendente, quasi eterea. Fondamentalmente un esperimento sonoro che è stato anche trasformato nel cortometraggio surreale in 8mm di cui sopra: una presentazione visiva di un viaggio con l’LSD sfuggito alla censura della TV tedesca.
Harmagedon Dragonlove è retta soprattutto dalle abilità elettriche del chitarrista. Tired è una canzone rock ‘n roll boogie dove trova sfogo l’armonica suonata dal cantante, uno stile classico ma decisamente influenzato dal forte carattere della band. Witches meeting è un’improvvisazione dominata da chitarre ispirate: un vortice hard rock jazz che lascia spazio anche a un assolo di basso e batteria per niente noioso, anche grazie all’abilità di Conny Plank alla consolle del mixer che esce fuori con prepotenza; da grande conoscitore di effettistica, abbina con sapienza quegli ingredienti che rendono fluido e psichedelico il suono. Con Red Libanese la band torna a rendere omaggio, senza freni né inibizioni, ad un’altra sostanza, il libano rosso (una tipologia di hashish oggi da noi in disuso). Musicalmente racchiude in sé inclinazioni che vanno dal blues al jazz, per poi sfociare in una sezione più melodica e acustica, per poi tornare di nuovo al riff blues di partenza.
Un modo di comporre che denota una tendenza ad essere poco ostinati e ripetitivi, un continuo smarcarsi dal genere musicale intrapreso e di sicuro hanno giocato un ruolo fondamentale l’uso delle droghe ed il poco tempo a disposizione per realizzare il disco: una genuinità ed una freschezza riscontrati in pochi album. La conclusione è assegnata a Run Off, trenta secondi che hanno – come abbiamo già detto per il secondo brano del disco – più un valore concettuale che musicale, quasi a rappresentare un’uscita come se si fosse risucchiati da un mulinello. Un inizio che inganna, un blues che dura davvero pochi secondi per poi trasformarsi in un amalgama di suoni sempre più acuti e indistinti causato da un’improvvisa velocizzazione del nastro, una compressione dello spazio e del tempo…la fine del viaggio!

Line-up: Andreas F. Cornelius: batteria. Robert J. Schiff: basso.
Harald H.G. Thoma: chitarra, voce. Rainer Wahlmann: armonica a bocca, voce.

© RIPRODUZIONE RISERVATA 

Questo slideshow richiede JavaScript.

2 pensieri riguardo “Dies irae: “First” (1971) – di Piero Ranalli

  • Giugno 18, 2021 in 1:43 pm
    Permalink

    Mi ha fatto molto piacere che Piero Ranalli dies irae ci abbia regalato un grande mazzo di fiori in occasione del 50° anniversario dell’uscita dell’LP “first” con la sua recensione.
    Pochi sanno che dies irae ha tenuto un concerto di revival nel 1991 e una serie di altri concerti fino al 1993. C’è una registrazione completa del concerto del 1991, sfortunatamente solo 3 brani sono stati successivamente mixati professionalmente in studio, tutti gli altri sono mix approssimativi.
    Queste 3 canzoni possono essere trovate nel mio canale dies irae su youtube https://www.youtube.com/channel/UCP5A6k83PbEJrwcMF4hT94A
    Il CD con il concerto completo + 5 nuove idee per le canzoni è disponibile nello shop sulla nostra homepage https://green-wave-live.jimdofree.com.
    Qui puoi trovare anche tutti i CD della follow-up band di my dies irae Green Wave (1975-2015)

    i migliori saluti
    Rainer Wahlmann
    dies irae (1968-1972)
    green wave (1975-2015)

    Rispondi
    • Giugno 19, 2021 in 6:17 pm
      Permalink

      Anche da parte mia è stato un piacere recensire il vostro disco. Il fatto che siano passati 50 anni non ha assolutamente alterato la freschezza e la bellezza di questa opera. Non sapevo dei concerti del 91 – 93, hai fatto benissimo a lasciare i links.

      Un abbraccio
      Piero Ranalli

      Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: