Dexter Gordon: “One Flight Up” (1965) – di Reverendo John Miles

Dexter Gordon viene spesso citato per la grande influenza che ha avuto su John Coltrane: è stato il primo a usare le “scoperte del bebop per sax contralto” di Charlie Parker e capire come svilupparle e utilizzarle per il suo sax tenore. Non ha certo mai mirato ai temi trascendenti di Coltrane, ma la sua “comprensione musicale” è certamente stata lo sprone a suonare il sax in modo più aperto e reattivo di quanto sentito prima, e di questo John ha fatto tesoro. Questa innovazione trova la sua rappresentazione classica in “One Flight Up” (1965), album imprescindibile e notevole per una lunga serie di motivi. Innanzitutto è stato registrato a Parigi da musicisti che si erano stabiliti al di fuori degli Stati Uniti; alla sua uscita iniziale su vinile, un singolo brano di 18 minuti (Tanya) occupava l’intero primo lato, e questo circa due anni prima che Sad Eyed Lady of the Lowlands di Bob Dylan stupisse il mondo del pop occupando un intero lato dell’album “Blonde on Blonde” (1966) e, cosa da non sottovalutare, segna la prima e definitiva apparizione di uno dei pochi jazzisti europei a salire su un palcoscenico veramente internazionale: il bassista Niels-Henning Ørsted Pedersen, noto come “NHØP“. Dexter aveva avuto successo con la pubblicazione su Blue Note di “Our Man In Paris” nel 1963, con Bud Powell (pianoforte), Pierre Michelot (basso) e Kenny Clarke (batteria), registrato presso gli studi CBS di Parigi, come suggerisce il titolo. Questo disco è considerato come uno dei grandi album Jazz in cui lo stile di Dexter emerge pienamente e liberamente, e Francis Wolff, desideroso di ottenere più produzioni di Dexter su disco, andò a Parigi per produrre le sessioni di “One Flight Up” l’anno seguente.
Le note di copertina dell’album originale di Leonard Feather e le note aggiuntive preparate da Bob Blumenthal per l’edizione RVG nel 2003, si riferiscono entrambe a una tavola rotonda per “Down Beat” del 1964 in cui Dexter Gordon e Kenny Drew (che suona il pianoforte nell’album) parlano dei vantaggi di essere espatriati. Dexter aveva lasciato gli Stati Uniti nel 1962 per prendere una sorta di residenza permanente al Montmatre Club di Copenhagen. Lì aveva reclutato “NHØP“, all’età di soli 16 anni, come contrabassista nel suo trio, mentre Kenny Drew si era trasferito a Parigi nel 1960, rimanendovi dopo un ruolo di sei settimane nell’opera teatrale “The Connection” (1959) di Judith Malina. Entrambi sottolineano in quella occasione, la libertà che hanno trovato nel suonare Jazz lontano dalle pressioni del ritorno a casa. Il vantaggio più evidente era l’assenza di razzismo, ancora un grosso problema per gli afroamericani negli anni 60, e Miles Davis aveva avuto un’esperienza simile quando aveva vissuto per un po’ a Parigi nel 1957, prima d’aver registrato “Kind Of Blue” (1959): Eravamo lì per realizzare la colonna sonora del film noir di Louis MalleAscenseur Pour L’Echafaud (Lift To The Scaffold) – entrando a far parte del set artistico Left Bank che comprendeva Albert Camus, Jean-Paul Sartre e Simone de Beauvoir – e, avevo una relazione con Juliette Gréco” dice Miles, rimarcando il vero e proprio shock di essere stato considerato per la prima volta come un musicista e una persona di cui la razza non fosse la cosa più importante.
Sette anni dopo, Dexter Gordon sperimentò sulla propria pelle la libertà che poteva entrare nella sua musica una volta rimosso quel contesto di razzismo: “Sentivo che potevo respirare, ed essere solo un essere umano, senza essere bianco o nero“. Ma c’era un secondo aspetto della libertà di essere in Europa che era altrettanto importante: lavorare nello stesso luogo con continuità. Dexter al Montmatre Club, Drew con lunghe residenze a Parigi, beneficiavano dello spazio in cui l’espressione artistica poteva fiorire lontano dalla pressione costante dei tour, e la musica di “One Flight Up” riflette in pieno questa ritrovata libertà. Formalmente questo si esprime nel modo in cui le strutture aperte, principalmente modali, di Tanya e Coppin’ The Haven lasciano spazio a ogni musicista per esprimersi, senza fretta, senza problemi con le convenzioni di tempo e di durata, in grado di prendere quanto spazio desiderano per esprimere le proprie idee musicali. Il suono e la sensazione sono notevolmente simili a quelli ottenuti in “Kind of Blue” di Miles: la chiarezza della tromba di Donald Byrd e il sax di Dexter Gordon creano riminiscenze che arrivano direttamente dal capolavoro di Miles e John, senza tuttavia pagarne pegno.
Tanya, una composizione di Donald Byrd, è costruita attorno a un pesante ritmo asimmetrico di Art Taylor e presenta due temi contrapposti: il primo modale e libero e il secondo più strutturato e convenzionale. Il tema modale tende ad alimentare la tensione, il tema più convenzionale funge da rilascio, catturando il tipico ottimismo urbano Jazz dei primi anni Sessanta.
La sensazione generale è di benessere, di essere in pace e in armonia con tutto ciò che la vita porta. Come in The Sidewinder di Lee Morgan: c’è la sensazione che, nonostante la mancanza di restrizioni sul contributo di ciascun musicista, ogni nota sia in qualche modo necessaria e che sebbene il pezzo sia effettivamente lungo 18 minuti, quella lunghezza è pienamente giustificata. Coppin’ The Haven, una composizione di Kenny Drew, è strutturata ed eseguita in modo molto simile, tranne per il fatto che il ritmo è più veloce e il senso di benessere viene percepito come un senso di urgenza. In entrambe le tracce il quintetto si sente per intero, mentre in On Darn That Dream e nella bonus track RVG Kong Neptune (una composizione di Dexter Gordon che non è stata pubblicata nella versione originale) Donald Byrd è assente.
Il musicista chiave qui è Niels-Henning Ørsted Pedersen: infatti, dopo la sua morte all’età di 58 anni nell’aprile del 2005, l’intero album potrebbe essere preso non solo come un giusto tributo all’eredità di Dexter Gordon (deceduto nel 1990) ma anche a quella di “NHØP“. Appena 18enne al momento della registrazione di “One Flight Up“, “NHØP” mostra già quei segni distintivi che avrebbero portato alla sua lunga e illustre carriera nel Jazz, in particolare la splendida appartenenza all’Oscar Peterson Trio. Come osserva John Fordham nel suo necrologio per “The Guardian“, dove la maggior parte dei contrabbassisti pizzica le corde con un solo dito (o un singolo gruppo di dita) “NHØP” ha la forza e la destrezza per pizzicare le corde con quattro dita individualmente, proprio come un chitarrista le avrebbe utilizzate per ottenere quelle note. Il risultato è una fluidità e una capacità di sviluppare linee di basso con rapidità e complessità che raramente si sentono nello strumento.
Questo si coglie nitidamente in Tanya e in Coppin’ The Haven, dove il contrabbasso forma quasi un quarto strumento solista e, allo stesso tempo, assolve anche i suoi doveri ritmici. In effetti il ritmo assunto dal contrabbasso è così forte che la batteria di Art Taylor è libera di lanciarsi in tutti i ritmi incrociati sempre più complessi che si basano sulla sensazione di apertura mentre la canzone progredisce. Darn That Dream è una versione più convenzionale dello standard Jazz, eseguita come un pezzo suonato a tarda notte dopo ore di prove. Donald Byrd è assente, e ciò permette a Dexter di mostrare il suo lato lirico e l’eccellente tecnica del sax: Richard Cook e Brian Morton fanno notare che questa traccia in particolare mostra l’influenza del modo di suonare di Dexter sullo sviluppo armonico di John Coltrane.
Kong Neptune, la bonus track di RVG, è l’unica composizione di Dexter Gordon nell’album. Ancora una volta con l’assenza di Byrd, è un alternanza complessa, influenzata dal bop, con un’ottima performance di Dexter e “NHØP“, anche se il resto della band non è stato in grado di adattarsi ai complessi cambiamenti coinvolti nel groove. Kenny Drew in particolare sembra suonare in qualche altro spazio e Art Taylor non fa altro che far atto di presenza. Un grande album quindi, che cattura cinque bravi musicisti in un momento della loro carriera in cui la pressione era scesa e le barriere all’espressione creativa erano state abbassate: quasi sessant’anni dopo, quella scoperta traspare ancora.

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