Death: “…For the Whole World to See” (2009) – di Alessandro Gasparini

Tante volte nel mondo della musica vale la regola del trovarsi al posto giusto al momento giusto. Di sicuro questa consuetudine non ha trovato applicazione nel caso dei Death da Detroit, Michigan. La “Motor City, culla di MC5, Stooges e Alice Cooper, è il luogo natale dei fratelli Hackney, musicisti che a metà anni settanta tentano di uscire dallo stereotipo della band afroamericana dedita al funk e al soul. Bobby (basso e voce), David (chitarra) e Dannis (batteria), formano il loro power trio dal nome Rock Fire Funk Express suonando nel garage di casa. Ben presto l’iniziale radice funk viene soppiantata dall’energia e dalla passione per l’hard rock mentre, sotto la spinta di David in seguito alla morte del padre, il nome viene modificato in Death. L’ispirazione principale per tale svolta arriva dai concerti ai quali gli Hackney assistono in quel periodo a Detroit, in particolare degli Who e della già menzionata band dell’orrorifico Vincent Fournier. Il trio registra sette brani nel 1975 presso gli United Sound Studios con l’ingegnere Jim Vitt (che aveva collaborato con i Parliament/Funkadelic), molto interessato al loro stile.
Tuttavia la
Columbia Records, che aveva finanziato le sessioni di registrazione, fa venire meno il suo supporto quando gli Hackney rifiutano la proposta di cambiare il nome della band per motivi commerciali. La volontà di mantenere tanto il nome Death quanto il sound, li porta ad autoprodurre il primo singolo Politicians in My Eyes/Keep on Knocking” (Tryangle Records 1975). La pubblicazione in sole 500 copie e lo scarno ritorno in termini di visibilità mettono fine all progetto nel 1977, con il conseguente trasferimento dei fratelli nella città di Burlington, Vermont e la loro seconda incarnazione nel gruppo gospel rock dei The 4th Movement. David tornerà a Detroit nel 1982, dove morirà nel 2000 per tumore ai polmoni, mentre Bobby e Dennis resteranno nel Vermont dove daranno vita al gruppo reggae dei Lambs Bread. La storia della band viene riscoperta grazie all’attenzione dell’etichetta Drag City Records, che nel 2008 ottiene da Bobby e Dannis i master originali dei sette brani con lo scopo di pubblicarli su CD e LP.
Il
2009 è dunque l’anno che vede l’uscita di “For the Whole World to See”, l’anno nel quale il mondo viene a conoscenza della testimonianza di tre visionari che senza volerlo, e senza avere contatti con altre scene musicali coeve, hanno contribuito allo sviluppo del punk rock e dell’hardcore. L’ascolto dell’album rivela in modo sorprendente come la materia plasmata dai fratelli sia strettamente imparentata con ciò che dl li a pochi anni verrà prodotto, con più successo, a New York, in California e nel Regno Unito. Il rock’n roll sporco e vigoroso di Keep on Knocking sembra anticipare i Weirdos di Los Angeles con la loro We Got The Neutron Bomb (1978), mentre la velocità disarmante e il fragore di Rock-N-Roll-Victim potrebbero far scendere le lacrime dagli occhi di chi ha amato i Bad Brains di Washington D.C. Diversa l’atmosfera che si respira in Let The World Turn, mistica nelle parti lente e lancinante nelle sezioni sostenute. Proprio in queste ultime, gli assoli di chitarra di David Hackney sembrano rivestire il ruolo di anello mancante tra lo stile di Glen Buxton degli Alice Cooper e quello di Frank Agnew degli Adolescents dall’Orange County, California. Se You’re A Prisoner pare pagare un dovuto tributo agli MC5 di American Ruse (1970), l’adrenalina scatenata da Freakin Out getta senza dubbio i semi dai quali sboccerà l’anthem hardcore di Pay To Cum (1979) dei Bad Brains.
In
Where Do We Go From Here??? protagonista onnipresente è Bobby con la ritmica del basso e la possente voce, per quello che è probabilmente l’episodio che più ha le connotazioni del punk rock. In chiusura Polticians In My Eyes, brano che racchiude la quintessenza dei Death ed è senz’altro il più completo. In tutti i passaggi c’è l’impressione di essere in una terra di mezzo tra l’hard rock dei settanta e la rivoluzione punk alle porte. È possibile infatti distinguere, contestualmente, tanto degli sprazzi di quelli che saranno i primissimi Clash e Black Flag quanto reminiscenze dei Black Sabbath di N.I.B. (1970). A conti fatti, si può dire che il problema degli Hackney sia stato quello di vivere nel posto sbagliato al momento sbagliato. Nel 1975 di certo Detroit non era più quella del 1969, e se invece che nella città dei motori si fossero trovati a New York o San Francisco la loro storia sarebbe stata plausibilmente diversa. Ironia della sorte, la ditta Death chiude i battenti proprio in quel 1977 che per molto tempo è stato considerato l’anno di nascita del punk rock. Ad onor del vero la loro opera, come quelle dei vicini The Punks da Waterford, Michigan e degli Electric Eels di Cleveland, Ohio, costituiscono esempi lampanti di questo genere antecedenti alla data canonica sopra citata. Sempre la Drag City Records pubblicherà nel 2011 l’album “Spiritual-Mental-Physical“ (materiale registrato tra il 1974 e 1976) e “III” nel 2014 (registrato tra il 1975 e il 1992).
Nel
2015 la ricomposta formazione, con l’ingresso del chitarrista Bobbie Duncan, darà alle stampe il long playing “N.E.W.” (TryAngle Records). La scoperta dei Death da parte di un pubblico giovane, nell’epoca di internet e dello streaming, ha sicuramente restituito agli Hackney una parte di ciò che era stato loro negato. Indubbiamente e meritatamente, vengono oggi considerati padrini del punk dal momento che lo suonavano in modo già abbastanza maturo, e senza saperlo, prima che questo venisse ufficialmente riconosciuto. Ulteriore documento utile ad approfondire le vite dei tre fratelli, e di cosa per loro ha significato l’esperienza Death, è il documentario “A band called Death” diretto da Mark Christopher Covino e Jeff Howlett nel 2013. Apprezzamenti alla loro musica sono stati espressi in modo entusiasta da Jack White dei The White Stripes, mentre una cover di Politicians In My Eyes è stata registrata dalla band psych-soul texana dei Black Pumas e pubblicata sulla versione deluxe del loro album d’esordio “Black Pumas” del 2019.

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