Dave Alvin: “From An Old Guitar – Rare And Unreleased Recordings” (2020) – di Maurizio Celloni

La barca scivola tra le onde sospinta da una dolce brezza che gonfia delicatamente le vele. La giornata di inizio giugno è assolata ma non troppo calda, la costa si allontana e l’occhio scrutatore riesce sempre meno a identificare le costruzioni affacciate sul mare, divenendo un tratto continuo ed indefinito. Scendo sotto coperta e, in modo inconsapevole e del tutto casuale, la mano pesca tra i titoli dei dischi scelti per la giornata: “From An Old Guitar – Rare And Unreleased Recordings” di Dave Alvin (Yep Roc Records 2020). Il suono e la voce calda del chitarrista e cantante si diffonde per l’intero scafo. È una musica sorprendente per la qualità calda delle note e per la bellezza dei pezzi inseriti nella raccolta. Si tratta di rari o mai pubblicati brani registrati nel corso della lunga carriera di Dave Alvin, co-fondatore assieme al fratello Phil dei The Blasters, Band che ha saputo riportare negli anni 80 il Punk alle sue origini Rock&Roll, Country, Roots e Blues, riconducendolo a quella miscela di suoni denominata Americana. Sorprende, inoltre, la passione per le chitarre elettriche ed acustiche, utilizzate da Dave nei vari pezzi contenuti nel bell’Album: una Fender Stratocaster del 1964, una National Steel Bodien Duolian del 1934 e due Martin, 00-18 del 1954 e D-28 del 1958, da cui il richiamo nel titolo del disco: “from an old guitar“.
La dolcezza e la profondità tonale della voce di Phil accompagna il leggero rollio dell’imbarcazione, la sensazione di pace e serenità invade la tolda, la musica insegue il vento, calmierando i nodi del suo soffiare al dipanarsi dei brani. Dave, novello Eolo, sembra dominare gli elementi ammaliandoli con il suo canto. Si esce dal porto con le parole, quanto mai appropriate per l’occasione, “Fly me on a kite line” (fammi volare su una linea di aquiloni) del brano di apertura Link Of Chain, scritto da Chris Smither. Highway 61 Revisited, celebre composizione di Bob Dylan, suona nel mezzo dell’Alto Adriatico, concentrando in una singolare osmosi le storie delle centinaia di miglia di asfalto, raccontate dal “menestrello di Duluth“, nel microcosmo dell’imbarcazione: al posto del rombo dei motori salgono dallo scafo le tensioni di cime tese, lo scricchiolio dell’albero nello sforzo di trasferire la potenza del vento alla chiglia, lo sciabordio dell’acqua che fa il paio con il ghiaccio agitato nel bicchiere di whiskey, servito negli stores lungo quella mitica strada. È una magia che coglie i naviganti, piacevolmente storditi dal canto evocativo, quasi recitato, di Alvin, le chitarre lanciano pennate urlanti di accordi.
Variations On Earl Hooker’s Guitar Rumba, composto da Earl Hooker, irrompe cedendo il passo al ritmo caraibico, proiettando il piccolo veliero nel mare dai toni blu e verde smeraldo che l’Adriatico un po’ invidia. Pianoforte e Accordion trascinano in un turbinio di suoni avvolgenti i marinai padani, quasi ricordando i richiami delle sirene. Amanda, brano scritto da Robert Lee McDill, si dipana morbidamente al tocco della Slide nel classico tempo di ¾ in stile Country. Albuquerque, composta da Link Davis, ci riporta a tempi roccheggianti con tanto di pedale Wah Wah usato con maestria non troppo invadente da Dave Alvin. La barca si concede un tratto di bolina assecondando il bel ritmo del brano. Mobile Blue, una classica Country song di Micky Newbury, vede il violino e l’acustica Martin in evidenza. Perdido Street Blues, scritta da Lillian Hardin Armstrong, ci ricorda i vicoli della perdizione di Kansas City. Il pianoforte detta il tempo lasciando la scena allo splendido suono della 1934 National Steel Duolian Guitar di Dave Alvin. Bluesando con amore la barca si inchina alle dolci note in un atto di tacita deferenza. On The Way Downtown, ballata composta da Peter e Joshua Case, concede un attimo di bonaccia, lasciando cullare la chiglia dalle morbide onde del mare e dal tocco vellutato alla Steel guitar, con un violino a tenere l’armonia del brano.
Anche i gabbiani sembrano ascoltare le note e le parole cantate con voce profonda da Dave Alvin. Potevano i temi amorosi essere trascurati? Ecco servita Inside, composizione scritta da Bill Morrisey. Il pezzo fa assaporare alla ciurma solo un briciolo di quella malinconia vera che prende i marinai lontani per mesi dal focolare domestico. Ma subito si passa a Krazy And Ignatz, brano originale di Dave Alvin. Ritorna il magico suono della 1934 National Steel Duolian e il Dobro a dettare la ritmica. Un cammeo di bravura all’acustica, suonata con estrema padronanza, ma anche con grande passione da parte del chitarrista. Willie Dixon regala Peace, un Rock Bues nel quale il leader quasi recita il testo, conferendo spessore e un velo di drammaticità al brano. Giocato sulle sferzate energiche dell’elettrica attorno ad un unico accordo, con il basso martellante, nel puro stile di Chicago, il pezzo manifesta tutta la potenza del genere musicale nato dall’incontro del blues primitivo con il vento freddo e i ritmi incalzanti delle manifatture nel nord degli States. A questo punto bisogna ricordare alla barca che non si trova a veleggiare nei grandi laghi al confine con il Canada, alle prese con le fredde folate del nord.
Con il pezzo seguente, Man Walks Among Us, scritto da Marty Robbins, si ritorna alle atmosfere più rarefatte della ballata, alle armonie della Steel ed alla voce grave di Alvin, avvolgente e magnetica. Con Beautiful City ‘Cross The River, brano composto da Dave Alvin, ed il successivo Dynamite Woman, scritto da Doug Sahm, si ritorna al colore acceso del Country Rock dal sapore Southern. La vela è sollecitata da una leggera folata di vento e l’imbarcazione vira a suo favore puntando verso il porto, ballando al tempo vivace dei brani e, con lei, tutti gli allegri marinai aiutati da qualche bicchiere di buon rosso. Who’s Been Here, un bel Country Rock di Bo Carter, ci porta sempre più vicini alla terra ferma. Dave duetta al canto con la brava Christy McWilson, lanciando fendenti con l’elettrica. Pezzo allegro e spensierato, molto piacevole. Ed eccoci all’imboccatura della marina, Signal Hill Blues di Dave Alvin è quello che ci vuole per ricordare ai veleggianti che il profilo stagliato all’orizzonte è quello dei Colli Euganei. Gran bella crociera, oggi, accompagnata da una colonna sonora dalle sfumature Blues e Country, azzeccatissime e avvolgenti. Ascoltate, non ve ne pentirete.

1. Link Of Chain (Chris Smither);
2. Highway 61 Revisited (Bob Dylan);
3. Variations On Earl Hooker’s Guitar Rhumba (Earl Hooker);
4. Amanda (Robert Lee McDill);
5. Albuquerque (Link Davis);
6. Mobile Blue (Micky Newbury);
7. Perdido Street Blues (Lillian Hardin Armstrong);
8. On The Way Downtown (Peter Case, Joshua Case);
9. Inside (Bill Morrisey);
10. Krazy And Ignatz (Dave Alvin);
11. Peace (Willie Dixon);
12. Man Walks Among Us (Marty Robbins);
13. Beautiful City ‘Cross The River (Dave Alvin);
14. Dynamite Woman (Dough Sahm);
15. Who’s Been Here (Bo Carter);
16. Signal Hill Blues (Dave Alvin).

Dave Alvin: vocals, acoustic guitar, piano, electric guitar, baritone guitar;
Danny Hot: electric steel guitar; Don Heffington: drums, percussion;
David J. Carpenter: acoustic bass; Greg Leisz: electric guitar;
Gregory Boaz: bass; Chris Gaffney: accordion, piano;
Chris G Miller: slide guitar, electric guitar; Joe Terry: piano;
Dale Spalding: harmonica; Steve Mugalian: drums, percussion;
Chuck Mead: acoustic guitar; Mike Daly: steel guitar; Dave Roe: bass;
Jack Rudy: harmonica; Rich Shea: electric guitar, mandolin, steel guitar;
Bobby Lloyd Hicks: drums; Brantley Kearns: fiddle; Bill Frisell: guitar;
Gene Taylor: piano; Amy Farris: violin; Bill Bateman: drums;
Lisa Pankratz: drums; Brad Forham: bass; Wyman Reese: piano;
Cindy Cashdollar: dobro; David Jackson: bass; Skip Edwards: accordion;
Christy McWilson: vocals.

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