Commander Cody & His Lost Planet Airmen: “Found in the Ozone” (2020) – di Maurizio Garatti

La nuova e come sempre splendida uscita della Bear’s Sonic Journal ci dà modo di tornare a parlare del grandissimo Commander Cody (alias George Frayne IV) e dei suoi gloriosi Lost Planet Airmen. La benemerita Owsley Stanley Foundation, che sta alla base della Bear’s Sonic, è una fondazione che si ripropone di portare alla luce le splendide registrazioni fatte da Owsley, delle quali già ci siamo occupati nell’esaustivo articolo sullo strepitoso live Before We Were Them (2018) di Jorma Kaukonen e Jack Casady. Ora, dopo la clamorosa uscita riguardante i New Riders of The Purple Sage (un box di 5 CD che racconta della incredibile serie di concerti con Jerry Garcia alla chitarra, di cui ci occuperemo in seguito), ecco questo splendido doppio CD che sancisce in modo definitivo la grandezza e l’eclettismo di un gruppo di musicisti totalmente fuori dagli schemi e per questo di valore assoluto. Commander Cody dunque… cantante di buon livello e pianista con il tipico sound legato al rock and roll, nato a Boise (Idaho) nel 1944. A lui si deve l’invenzione dei Lost Planet Airmen, band che mescolava country, rock and roll, western swing, rockabilly e jump blues, su una base di pianoforte boogie-woogie.
Sono stati dei veri e propri precursori, capaci di prendere spunto dal folk rock, dal bluegrass e dal chiassoso barroom country tipico di Ernest Tubb e Ray Price. I loro live erano entusiasmanti e completamente folli, avulsi dall’andamento tipico dei concerti di quel genere. Ma questo in fondo è ovvio, siamo nella seconda metà degli anni Sessanta (la band si forma nel 1967) e in quel periodo tutto sembrava riuscire semplice. Comunque, Frayne fonda la band nel Michigan, ad Ann Arbor, prendendo spunto per il nome da una famosa serie di film di fantascienza degli anni Cinquanta. La svolta avviene quando il gruppo si trasferisce a San Francisco, facendosi notare per la grandissima qualità del suono e per la naturale e viscerale coesione tra i vari musicisti: i loro concerti sono un evento al di fuori di ogni regola e letteralmente creano quello che passerà alla storia con il nome di Western Swing, sopratutto dopo che lo stesso Frayne invita in California un’altra band destinata a fare la storia: gli Asleep At The Wheel. Il mercato discografico ovviamente si accorge di loro e la Paramount Records li mette sotto contratto: nel 1971 esce “Lost in The Ozone“, seminale debutto che li lancia nel firmamento dello star system.
Da lì in poi una serie di album di successo li accompagna per tutta la carriera. Ci sarebbe molto da dire su Frayne, che ha conseguito una laurea in design presso l’Università del Michigan nel 1966 e un master in scultura e pittura presso la Rackham School of Graduate Studies dell’Università del Michigan nel 1968, che ha insegnato all’Università del Michigan e all’Università del Wisconsin-Oshkosh, e ha avuto la sua arte esposta in numerose mostre, ma in questo articolo parliamo della sua musica, del mondo che è riuscito a creare attraverso il suo sound. Accanto a Frayne, la formazione classica era Billy C. Farlow alla voce e all’armonica; John Tichy alla chitarra e alla voce; Bill Kirchen alla chitarra solista; Andy Stein al sassofono e al violino; Paul Buffalo Bruce Barlow al basso; Lance Dickerson alla batteria; Steve The West Virginia Creeper Davis e Bobby Black alla steel guitar. I concerti di cui ci occupiamo in questo scritto risalgono a febbraio e marzo del 1970 e sono quindi antecedenti al loro debutto discografico: sono parte di quella fantasmagorica serie di eventi nota come “Family Dog At The Great Highway” e vedono la band al completo (salvo l’assenza di Bobby Black) esibirsi a San Francisco. Suono fresco, incredibilmente presente sia nelle note alte che in quelle basse, e una dinamica che ci fa ancora una volta rimpiangere la grandezza perduta di un mago come Owsley Stanley.
Accanto a grandi classici, reinterpretati con una verve unica, come Matchbox e Blue Suede Shoes, troviamo gemme che faranno parte del disco di esordio come Lost in The Ozone: oltre due ore di registrazioni a cinque stelle, che riescono a catapultarci in un’altra era. Il country che si lega al bluegrass, lo swing che si unisce al blues e un accenno di swamp rock che riunisce il tutto: un insieme sgargiante e lucido, che suona attualissimo. Una grande e gradita edizione questa, che ci permette di sottolineare ancora una volta un grande e poliedrico artista, che ancora oggi gode di molta stima sopratutto come pittore: alcuni dei suoi dipinti sono di grandi dimensioni, mentre la maggior parte sono acrilici di medie dimensioni e presentano immagini pop art da fonti multimediali e foto storiche. Il suo libro “Art Music and Life” è stato pubblicato da Qualibre Publications nel 2009 ed è un mix dei suoi migliori lavori, con commenti aneddotici e storie correlate. Esegue ancora ritratti di automobili famose per il Saratoga Auto Museum di Saratoga Springs, New York, dove attualmente risiede, e non disdegna a volte qualche jam di quelle giuste.

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