Claudio Rocchi: “Viaggio” (1970) – di Maurizio Pupi Bracali

Nonostante i soli diciannove anni Claudio Rocchi nel 1970 dimostra col suo primo album solista, “Viaggio” (Ariston), una maturità invidiabile. È addirittura reduce da un precedente album come membro effettivo degli ottimi Stormy Six (“Le idee di oggi per la musica di domani” del 1969) nel quale oltre a suonare il basso si presenta come autore principale di tutte le canzoni gettando i semi di quella carriera cantautorale che lo vedrà protagonista per una quarantina d’anni nel mondo della musica alternativa italiana. Il cantautore milanese, infatti, in quell’anno, giro di boa per il rock e la canzone d’autore italiani, abbandona i super politicizzati Stormy Six per abbracciare la causa del movimento hippie fatto di astrazione, meditazione, introversione, misticismo e di quella psichedelia dettata dalle filosofie orientali e dall’uso di sostanze psicotrope. Nasce così “Viaggio” col suo titolo programmatico e metaforico e la copertina bucolica che già indicano la svolta mistica e hippieggiante intrapresa da Rocchi e che mai più abbandonerà.
Album sostanzialmente acustico realizzato quasi in solitaria con chitarra acustica e con “un piccolo aiuto dei suoi amici” (Mauro Pagani al flauto e violino e le voci di Roberta Rossi e Annie Lerner) si apre con la psichedelica Oeuvres che, precedendo di almeno tre anni il Battiato sperimentale di ”Clic” (1974), mette in mostra cinque minuti di collage sonoro fatto di rumori, sospiri, fischiatine e frammenti di suoni disarticolati per poi aprirsi alla magnifica e acustica La Tua Prima Luna, canzone simbolo di una ricerca d’identità e di una scelta alternativa alla famiglia e alla società corrente che diverrà inno generazionale per tutti i freaks italiani che ai quei tempi si ritrovavano su spiagge notturne alla luce dei falò con un paio di chitarre, una cassa di birra e qualche canna di hashish; tema, quello del rifiuto o quantomeno del contrasto familiare, ripreso anche in Acqua, mentre il misticismo di origine orientale, che verrà poi ancor meglio esplicato nei magnifici, dischi successivi, viene suggerito da brani come Ogni Uomo, Gesù Cristo (Tu Con Le Mani), Questo Mattino e nella più ingenuotta ma pur sempre piacevole I Cavalli.
Vi sono anche un paio di “canzoni d’amore” belle e particolari quali Non E’ Vero, e 8-1-1951 (sua data di nascita), mentre a concludere questo primo e già ottimo album vi sono anche un paio di strumentali che vedono protagonista il flauto di un Pagani pre-PFM in Ma Qui, forse influenzata dallo stile soffiato e sputacchiato di Ian Anderson e la conclusiva e orientaleggiante Viaggio che dà il titolo al disco. Dopo una successiva serie di altri album bellissimi ed estremamente interessanti, la deriva mistica di Rocchi, a torto o a ragione, approderà alla corte degli Hare Khrisna, per i quali inciderà strani album tra musica reggae e orientalismo indiano, ma la sua carriera, comunque sempre originale, si protrarrà fino al 2013, anno della sua prematura scomparsa. Il sodale Mauro Pagani, presente in questo primo album, fonderà invece la PFM e con i nuovi amici dedicherà a Rocchi il secondo album “Per Un Amico” (Numero Uno 1972) e il brano omonimo, criticando aspramente la sua scelta di astrazione totale dalla società senza prendere posizione, proprio in quegli anni di lotta e di piombo. (Tu scappi e tu ti nascondi e non si può, tu vivi i tuoi compromessi e non si può, non è più tempo di sogni, devi lottare di più). Al di là dell’ideologia discutibile o meno, Claudio Rocchi con questo primo album comincia il “viaggio” che lo porterà a incidere oltre venti album in quarant’anni tra ricerca, sperimentazione, originalità e uno sguardo profondo dentro il nostro Io interiore, dimostrandosi tra i cantautori più originali e interessanti della sua generazione.

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Un pensiero su “Claudio Rocchi: “Viaggio” (1970) – di Maurizio Pupi Bracali

  • Giugno 28, 2021 in 12:39 pm
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    questa la tua prima luna bano stupendo!

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