Carmen Consoli: L’ascesa della “cantantessa” – di Gabriele Peritore

Ci sono voluti quattro anni e quattro album prima di imporre la sua qualità e la sua personalità nel complesso e nebuloso mondo della musica italiana ma poi alla fine la magia è riuscita. Adesso sono passati vent’anni dall’uscita di Stato di Necessità” (2000), il disco che ha consacrato Carmen Consoli al pubblico e alla critica e la sua grandezza artistica continua ad evolversi. Quattro anni non senza difficoltà vissute e superate grazie a una grande dose di coraggio e determinazione. La storia parte dall’inizio del 1996, quando grazie alla Cyclope Records di Francesco Virlinzi esce “Due Parole”, l’album d’esordio. Un disco che contiene già tutta la capacità creativa di autrice e interprete, una quantità di idee per una poco più che ventiduenne musicista che sa portare la rabbia del rock alternativo proprio di quel periodo (appreso dalle lezioni dei Nirvana, Jeff Buckley, Elliott Smith e i Radiohead), fuso alle sonorità tipiche delle sue radici siciliane e alla sensibilità di poeta con una grande destrezza nell’uso delle parole. Il suo stile poetico le permette di utilizzare un linguaggio colto e ricercato proposto con una voce sensuale, sospirato e urlato, tra il nasale e il roco, che ne fa una personalissima pioniera del rock cantautorale italiano. Il termine cantantessa, nato forse per sbaglio, alla fine è quello più adatto per descrivere il suo talento unico. Un talento coltivato fin da bambina. La chitarra già a nove anni e poi la gavetta nelle band adolescenziali a suonare blues e soul.
Intanto però nascono le idee da inserire nell’album, tra cui Amore Di Plastica scritto insieme a Mario Venuti, il brano che canta a Sanremo Giovani, perfetto per rappresentarla. Con quell’immagine fragile e aggressiva, sbarazzina e tormentata, dolce e destabilizzante allo stesso tempo. Una vera dichiarazione d’intenti. Nessuno si può accontentare di un amore di plastica e il suo vero amore, la sua vita, in fondo, è la musica. Qualcosa di vero è quello che serve in questi anni novanta così di transizione, così scombussolanti. Ogni brano di “Due Parole” è ben strutturato e contiene tutti gli elementi del suo stile. Potremmo citare Quello Che Sento, o ancora Lingua A Sonagli, e anche Nell’Apparenza, ma ogni traccia è una perla da ascoltare. Il disco è bello e già abbastanza maturo ma non fa ancora presa sul grande pubblico. La cosa importante è non demordere. Basta il titolo del secondo album, “Confusa E Felice” (1997), per dare l’idea di quanto la sua arte abbia influito nella cultura di massa. Un modo di dire che è entrato a far parte dell’uso quotidiano. Poi però ci sono i brani a parlare per lei; i sospiri con cui lancia il singolo che ha lo stesso titolo del disco sono una provocazione e una novità assoluta. Venere, o ancora Per Niente Stanca, proseguono sul solco dell’album precedente, con idee sempre più sorprendenti con in più la voglia di mostrare il suo spessore di artista socialmente impegnata. Il tour di “Confusa E Felice” la porta a calcare i palchi di tutta Italia e a comprendere quello che fa saltare il pubblico dalla sedia.
Suonare dal vivo la porta nella sua dimensione ideale.
Il successo vero infatti arriva con il terzo album, “Mediamente Isterica” (1998), ideato con brani dai tempi dispari e ritmi più aggressivi. Nasce dal desiderio di smuovere corpi e coscienze e ne esalta tutto il suo spirito rock, quasi punk. Viene accolto dal grande pubblico come la sua cifra espressiva e brani come Puramente Casuale o Geisha, o ancora Besame Giuda e Contessa Miseria entrano di diritto nella storia della musica italiana. Il successo commerciale per un’artista come lei non basta, non può bastare, e le idee non le mancano per sfornare un altro disco sorprendente. Così nel 2000 esce “Stato Di Necessità”, in cui tutto il suo pensiero artistico confluisce alla perfezione creando il giusto movimento ondivago tra pezzi sostenuti, ballate tormentate e impegno poetico e sociale. Ogni brano è emblematico.
Bambina Impertinente acido quanto basta, Parole Di Burro una bossanova malinconica e irresistibile, In Bianco E Nero la ballata dedicata alla madre ambientata nella sua Catania e presentata a Sanremo, L’Ultimo Bacio brano che espande la fortuna dell’album anche grazie alla presenza nell’omonimo film di Gabriele Muccino. Impossibile non citare Il Sultano (Della Kianca) o L’Epilogo o ancora Orfeo ed Equilibrio Precario. “Stato Di Necessità” è un album incredibile che finalmente le permette di conquistare anche il palato della critica più ostinata oltre che del pubblico. In quattro mosse da esperta scacchista la cantantessa lascia un segno indelebile sul modo di concepire musica sul finire degli anni novanta che si espande anche al nuovo millennio con un’ampia generazione di cantautrici da lei ispirate. Niente da questo momento sarà più lo stesso. Il successo le permette di acquisire una libertà artistica ancora maggiore con la possibilità di sperimentare con altre forme e generi, dal folk pop anche in dialetto all’acustico, per poi ritornare all’elettrico. Ogni album pubblicato nel nuovo secolo è sempre all’insegna della sua indubbia qualità con la conseguenza di riuscire ad essere apprezzata anche a livello internazionale, di essere insignita dei premi più ambiti e di vantare le più importanti collaborazioni. Tutto questo grazie all’impatto devastante di quei quattro album in quattro anni.

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