Cantautori ’78 – di Fabrizio Medori

Il 1978 fu un Anno di grazia per la musica italiana d’autore e quei pochi che non produssero un capolavoro in quell’anno particolarmente fortunato lo avevano sfornato l’anno precedente o si preparavano a pubblicarlo l’anno successivo. All’epoca ero un ragazzino che iniziava a formare i suoi gusti musicali, con la tipica confusione dell’adolescenza però, grazie anche alla nascita delle radio libere, cercava un riparo dalla disco-music e dalla canzonetta italiana. Fortunatamente i nostri cantautori, in quel periodo, facevano di tutto per dare il meglio di sé e per superarsi a vicenda. Al momento magico si sottrassero, in parte, i gruppi. Gli Area, intitolarono il loro disco di quell’anno ”1978: gli dei se ne vanno, gli arrabbiati restano” e fu una straordinaria prova delle loro enormi capacità artistiche, con l’inserimento di brani che cercavano di ampliare il loro bacino di ascolto. Gli altri grandi gruppi nazionali attraversavano comunque una fase di cambiamento, anche se con differenti risultati: il Banco produsse un album strumentale, “…di Terra”, che non soddisfece pienamente le aspettative dei fans, così come la PFM, che con “Passpartù” faticava a staccarsi dal cliché del progressive sebbene Mauro Pagani, appena uscito dalla band milanese, proprio in quell’anno, dava alle stampe il suo primo disco solista, senza titolo: uno dei dischi italiani più belli di tutti i tempi. Un disco che non può mancare nella discoteca di nessun vero appassionato di musica italiana e che, invece, passò, all’epoca, completamente inosservato. I New Trolls, che invece avevano completamente abbandonato quel tipo di suono, sbancarono le classifiche con “Aldebaran” che, oltre al brano omonimo, contiene Quella Carezza della Sera, brano di straordinario successo. I Nomadi avevano immesso sul mercato “Naracauli e altre storie”, mentre preparavano l’evento dell’anno successivo, un disco dal vivo con Francesco Guccini. Il cantautore di Pavana, forte del successo ottenuto con “Via Paolo Fabbri 43” due anni prima, era tornato sul mercato con “Amerigo”, centrando pienamente il bersaglio grazie al suo mix di impegno socio-politico e capacità di raccontare storie. Eskimo e Cinque anatre sono gli esempi perfetti dei livelli di maturità raggiunti da Guccini. Nel 1978 non uscì nessun disco di Edoardo Bennato, che aveva letteralmente dominato le classifiche di vendita l’anno precedente con la sua opera più rappresentativa, “Burattino Senza Fili” e che quindi si godeva un periodo di meritatissimo riposo, destinato a durare anche tutto l’anno successivo. Il 1978 fu un anno di riposo discografico anche per Lucio Dalla, che nel ’77 aveva immesso sul mercato il suo “Come è Profondo il Mare”, disco nel quale aveva raggiunto la piena maturazione come autore e che preludeva allo straordinario successo del disco del 1979, senza titolo. che contiene L’Anno che Verrà, L’Ultima Luna, Tango e Cosa Sarà. Quest’ultimo brano, cantato insieme a Francesco De Gregori, sarà uno dei tre inediti, insieme a Ma Come Fanno i Marinai e a Banana Republic, del progetto che prende il nome da quest’ultimo brano e che dominerà il mercato discografico del 1979. De Gregori, invece, nel ’78, produsse un disco di qualità eccezionale e che, grazie alla programmazione incessante su pressoché tutte le “radio libere” dell’epoca, e grazie alla potenza del suo brano principale, Generale, fu proiettato ai vertici della classifiche di vendita. Anche questo disco era intitolato semplicemente con il cognome del suo autore, ed anche in questo disco una serie di fortunate coincidenze, stato di grazia dell’autore, arrangiamenti riuscitissimi e crescita di tutto il movimento cantautoriale, contribuirono alla nascita di uno tra i migliori lavori della discografia dell’autore romano. Un altro famoso esponente della scuola romana già socio di De Gregori, agli esordi di entrambi, raggiunse il vertice della propria carriera. Anche se in seguito usciranno suoi dischi più fortunati dal punto di vista delle vendite. Antonello Venditti, con Sotto il Segno dei Pesci raggiunse il suo apice creativo, con brani come quello che intitola l’Lp, Bomba o non Bomba e Sara, e non sarà mai più così convincente, dal punto di vista compositivo e interpretativo. Eugenio Finardi, dal canto suo, presentò “Blitz”, coadiuvato, come al solito, dai migliori turnisti dell’area milanese, ed il risultato fu sicuramente eccellente. Il brano più importante del disco, Extraterrestre, non è semplicemente al vertice della sua produzione ma è una canzone che merita un posto di riguardo nell’intero canzoniere degli autori italiani. Anche Roberto Vecchioni, che faticava ancora a digerire l’enorme e meritatissimo successo di “Samarcanda”, uscito l’anno precedente, aggiunse alla sua discografia “Calabuig, Stranamore e Altri Incidenti”, nel quale spicca Stranamore. Un altro cantautore storico, Ivan Graziani, nel 1978 si presentò con uno tra i suoi dischi più rappresentativi, “Pigro”, che forse rappresenta il top della sua produzione o, quantomeno, ci si avvicina moltissimo. Perfino un artista che difficilmente potrei inserire tra i nostri migliori cantautori, Renato Zero, nel 1978 fece un grandissimo salto di qualità con “Erozero” e la famosissima Il Triangolo, che portarono una ventata di novità nel ribollente panorama della canzone d’autore italiana di quel periodo. Un altro cantautore troppo velocemente dimenticato, Stefano Rosso, in quell’anno memorabile incise il suo bellissimo “E Allora Senti Cosa Fo”. Per concludere, le divergenti opere di due tra i più grandi cantautori in assoluto: Battisti e De André. Il primo fece tesoro delle nuove spinte commerciali della “disco” producendo e registrando negli Stati Uniti il penultimo capitolo della sua collaborazione con Mogol, “Una Donna per Amico”, disco che non mancò l’abituale appuntamento di Battisti con il vertice della Hit Parade. Il disco, con il suo suono patinato ed internazionale, conteneva una serie di canzoni di elevatissima qualità, anche se, spesso, la produzione non le valorizzò abbastanza dal punto di vista artistico. Faber, invece, riuscì a coniugare qualità artistica e rinnovamento stilistico. “Rimini” è una pietra miliare della sua produzione, perché riesce a sommare la straordinaria qualità delle canzoni ad un’elaborazione sonora altrettanto importante. Questo disco darà il via ad una clamorosa tournée con la PFM, con relativo disco dal vivo… ma questo discorso è già proiettato verso il 1979

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