Candlebox: “Wolves” (2021) – di Cinzia Milite

Nati dalla fiorente scena musicale di Seattle della metà degli anni 90, i Candlebox hanno svolto un ruolo fondamentale nella scena grunge e alternativa di quegli anni. Ottennero un successo immediato con l’uscita del loro omonimo album di debutto nel luglio 1993. Disco certificato quattro volte disco di platino dalla RIAA (Associazione Americana dell’Industria Discografica), vendette più di quattro milioni di copie e raggiunse il numero 7 nelle classifiche degli album di Billboars. L’incisione contiene i singoli Change, You, Far Behind e Cover Me. L’enorme successo radiofonico e televisivo e i concerti fecero guadagnare loro un posto sul palco principale all’edizione del 1994 del festival di Woodstock. Anche se da quei giorni la formazione originale è cambiata, la band continua a produrre nuovi dischi, fare tour e a presentare alla nuova generazione di ascoltatori la loro musica, fornendo allo stesso tempo rockfresco” ai fan che li hanno seguiti fin dall’inizio. Il settimo album in studio di Candlebox, “Wolves“, ora in preordine, uscirà nel settembre 2021.
La formazione attuale dei Candlebox è costituita da Kevin Martin (fondatore, cantante e frontman della band), Adam Kury (basso/chitarra), Dave Krusen (batteria), Brian Quinn (chitarra solista/ritmica) e Island Styles (lead/chitarra ritmica). Ha risposto alle domande di Magazzini Inesistenti, Kevin Martin, cantante e frontman del gruppo.
Negli anni novanta Seattle era un terreno fertile per band di successo. I dirigenti delle case discografiche erano in continua ricerca della futura band popolare nata da quella che era conosciuta come la “scena grunge” del Pacifico nord-occidentale. Per via della fruttifera produzione di quegli anni, le band locali si muovevano in un ambiente altamente competitivo, non doveva essere per niente facile riuscire ad essere unici ed eccellenti e allo stesso tempo popolari, come hanno vissuto i Candlebox questa situazione?
Penso che la cosa fondamentale fosse che l’essere tanto più giovani degli artisti sulla scena in quel momento ci consentiva un punto di osservazione diciamo esterno, pur se un po’ distorto, sui loro successi ed anche sui fiaschi, insomma su ciò a cui stare attenti, come proteggerci dal “lato oscuro” della scena di Seattle. Non eravamo abbastanza adulti da sapere che non saremmo “andati bene”, quindi non avevamo paura di creare la musica che abbiamo creato, l’abbiamo semplicemente fatto“.
Kevin, in una recente intervista hai affermato che i fan dicono di voi che suonate come una rock band onesta, come interpreti questa affermazione?
Siamo sempre stati una band che diceva e faceva quello che voleva. Non ci siamo mai conformati, non abbiamo mai tentato di riprodurre ciò che ci si aspettava da noi, andavamo per la nostra strada, seguivamo la nostra direzione, talvolta si finiva con il culo per terra ma era roba nostra, non c’era nessun altro a cui dare la colpa e questo ha attraversato la nostra musica.
Facendo riferimento ad un’altra affermazione attribuita ai Candlebox: “Noi non ci sediamo a scrivere un disco per accontentare i critici, o per compiacere Details, o Rolling Stone o la rivista Spin, Abbiamo una solida base di fan: quelle sono le persone a cui teniamo
. A distanza di trent’anni dal vostro debutto sulle scene musicali, com’è il vostro rapporto con il pubblico che vi segue?
Ho detto così 🙂? Direi piuttosto che la nostra relazione con i fan è molto più forte ora di quanto non lo fosse anni fa. C’è un grande rispetto tra i Candlebox e i nostri fan perché abbiamo condiviso così tanto in questi 30 anni, abbiamo avuto la fortuna di tutta questa lealtà (fedeltà), non potrei dire lo stesso riguardo a tanti miei amici che fanno parte di gruppi.
Gli album successivi a “Candlebox” hanno mostrato molta versatilità tra ballate cupe e ricche di emozioni e brani rock n’ roll intrisi di groove, mentre l’uscita del 2016 di “Disappearing In Airports ha rivelato un’atmosfera rock più classica con canzoni come Vexatious e Supernova, diteci qualcosa a proposito delle vostre evoluzioni musicali.
Tendiamo la mano al futuro guardando al passato, traggo una grande ispirazione dai miei amori musicali, i Led Zeppelin, i Clash, i Black Flag ecc. e ho sempre cercato di prendere qualcosa da quegli amori nel mio processo creativo; c’è tuttavia un limite che deve essere superato e io trovo che sia molto facile attingendo ai miei ispiratori e continuo a farlo. Cerco di utilizzare ciò che ho imparato da loro incorporando queste conoscenze in ciò che produco.
Raccontateci del nuovo singolo dalle sonorità blues Let Me Down Easy e del connubio autorale con Peter Cornell, fratello del compianto Chris Cornell: quando e come è nata la collaborazione tra di voi?
Amo quel pezzo. Peter e io torniamo indietro alla fine degli anni 80 a Seattle. Avevamo amici comuni e i componenti sempre in evoluzione della band si conoscevano tutti o avevano già suonato insieme in altre formazioni ma lui ed io no. Abbiamo potuto recuperare dopo 25 anni a Seattle, nell’estate del 2018, in occasione di un paio di concerti al Paramount. Gli ho detto che stavo per registrare un nuovo disco e che mi sarebbe piaciuto tanto avere un pezzo scritto da lui su quella città; un paio di mesi più tardi mi mandò la versionebasicacustica del brano e mi resi conto subito che sarebbe diventato uno dei miei preferiti. Ho scritto il testo in studio un anno dopo. È un brano che parla di redenzione e di fare i conti con quei “peccati” di cui sei responsabile, accettandone la retribuzione, buona o cattiva“.
Considerate le sperimentazioni precedenti, in che direzione musicale andrà il vostro nuovo album?
“È totalmente bipolare, alti vertiginosi e bassi estremi. “Wolves” (lupi) è un disco molto diverso per noi, incrociamo le dita augurandoci che piaccia ai nostri fan e che stavolta non ci siamo spinti troppo in là.
A Causa dell’emergenza Covid 19 gli spettacoli per il 25° anniversario dell’album “Lucy” e per i trent’anni di carriera programmati per ottobre 2020 a Seattle sono stati riprogrammati nel 2021 per i giorni 5, al The Crocodile, e 6 al Paramount Theatre, del mese di novembre, sempre a Seattle. Qual è il programma dell’evento?
La prima serata al Crocodile sarà diciamo un “best ofacustico con la band al completo. Molto intimista e rilassato. La seconda è un “liberi tutti”, senza limiti. “Lucy” dall’inizio alla fine con qualche aggiunta sparsa qua e là e anche qualcuna delle nostre “cover” preferite, quelle che suonavamo nel tour del 1996.

Album in studio pubblicati: “Candlebox” (1993). “Lucy” (1995). “Happy Pills” (1998).
Into the Sun” (2008). “Love Stories & Other Musings” (2012). “Disappearing in Airports” (2016).
Compilation: “The Best of Candlebox” (2006). Album in uscita: “Wolves” (2021).

English version: http://www.magazzininesistenti.it/candlebox-wolves-2021-by-cinzia-milite/

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