Calibro 35: “Traditori di tutti” (2013) – di Alessandro Gasparini

Ho vissuto a Milano per un anno, tra il 2018 e il 2019. Nonostante il poco tempo passato nel capoluogo meneghino, amici e colleghi erano stupiti dalla mia conoscenza dettagliata di quartieri, zone e vie della città. Tale preparazione è dovuta alla passione smodata per il cinema italiano di genere degli anni 60 e 70, in particolare del filone “poliziottesco”. Grazie a titoli come “Milano Trema: La Polizia vuole giustizia” (S. Martino 1973), “Milano Odia: La polizia non può sparare” (U. Lenzi 1974) e “Milano Rovente” (U. Lenzi 1973), per citarne alcuni, la toponomastica della “capitale morale d’Italia mi era già abbastanza chiara prima di andarci a vivere. Doveroso ricordare che tali luoghi mi sono stati noti, indirettamente, grazie alle opere letterarie dell’autore milanese di origine ucraina Giorgio Scerbanenco che proprio quel filone cinematografico ha ispirato. Rilevanti in tal senso la quadrilogia del detective Duca Lamberti e la raccolta Milano Calibro 9, alla base dei film di Fernando Di Leo (I ragazzi del massacrodel 1969, Milano Calibro 9” e La Mala ordinadel 1972), Yves Boisset (Il caso Venere Privatadel 1970), Duccio Tessari (La morte risale a ieri seradel 1970) e Romolo Guerrieri (Liberi, armati e pericolosidel 1976).
A completare tale lista di tributi è necessario anche inserire la band milanese dei
Calibro 35, attiva dal 2007. Nato per volere di Enrico Gabrielli (tastiere e fiati, già Afterhours, Mariposa e Vinicio Capossela), Massimo Martellotta (chitarra con Stewart Copeland e Eugenio Finardi), Fabio Rondanini (batteria con Cristina Donà e Niccolò Fabi), Luca Cavina (basso con Beatrice Antolini e successivamente Zeus!) e il produttore Tommaso Colliva, considerato un vero e proprio quinto membro, il progetto Calibro 35 nasce all’insegna del revival delle colonne sonore del contesto cinematografico di riferimento da parte di musicisti dalla provenienza eterogenea. Il 2008 è l’anno del primo album “Calibro 35” (Cinedelic Records), composto da musiche di compositori quali Ennio Morricone, Luis Enriquez Bacalov, Franco Micalizzi e Guido e Maurizio De Angelis, oltreché i due originali Notte in Bovisa e La Polizia Si Incazza. Seguono “Ritornano quelli di…Calibro 35” (Ghost Records, 2010), la raccolta “Rare” (Tannen Records, 2010), “Ogni riferimento a persone esistenti o a fatta realmente accaduti è puramente casuale” (Tannen Records, 2012) e l’EP “Dalla Bovisa a Brooklyn” (Tannen Records, 2012).
Lo stile musicale viaggia sulle coordinale
funk, rock, jazz e soul che furono alla base degli score dei film thriller, polizieschi e commedie italiani a cavallo tra la seconda metà degli anni 60 e tutti gli anni 70. Nel 2013, a seguito della pubblicazione della prima colonna sonora di un lungometraggio inedito “Said” (Tannen Records), la band approda presso l’etichetta indipendente Record Kicks. Tale cambiamento propizia l’occasione per comporre un disco di brani del tutto originali, ovvero “Traditori di tutti” (2013). L’idea di base è quella di musicare un’ideale film mai realizzato, ispirato all’omonimo romanzo di Giorgio Scerbanenco del 1966. Come ogni storia che si rispetti, c’è un sublime Prologue che odora delle atmosfere noir alle quali l’autore in questione ci ha abituato. Un blues notturno e sulfureo allo stesso tempo che fa da apripista a quello che negli anni diverrà un autentico cavallo di battaglia, la velocissima e strabiliante Giulia Mon Amour. Si tratta un brano che riporta alle sonorità del primo album, forte dei due assoli di tastiera e chitarra e di una ritmica affilata come un coltello a serramanico.
Il giusto accompagnamento per i titoli di testa, che non si fa in tempo ad apprezzare a pieno e subito è tempo di assistere ad una scena di criminali che con freddezza sono pronti ad eseguire torture con i loro utensili rigorosamente in acciaio inossidabile.
Stainless Steel, appunto, con un estetica quasi da rock anni 90 (Rage Against the Machine) guida l’ascoltatore nel mondo senza pietà dei gangster che regnano nella periferia milanese, tra la loro brillante carriera malavitosa e le ombre del loro indicibile passato. Il funk secco ed evocativo di One Hundred Guests fa da sottofondo alle aspettative per un matrimonio in pompa magna che sta per essere celebrato, al quale è invitata tutta la ridente comunità di piccoli borghi campagnoli che in tempi rapidi verranno fagocitati irrimediabilmente dalla metropoli in espansione. Ma c’è qualcosa che fa saltare la tanto attesa cerimonia, anzi qualcosa che non c’è più. Per ritrovarla le carogne giunte a Milano da ogni dove sono disposte a tutto, anche vendere le loro madri e a tradire chiunque. L’introvabile Mescaline 6 è il pomo della discordia, e suona oscura e strisciante come le azioni che i traditori compieranno per averla.
The Butcher’s Bride è aperta da un imperioso quanto minimale stacco di batteria, e subito guidata dalle tastiere e dai cori erotici che descrivono la sensualità dell’ambitissima moglie di un macellaio che ha avuto un successo fin troppo sospetto. In questo caso la memoria è stuzzicata nel rammentare lo stile finissimo del Maestro Gianni Ferrio, in particolare le sue Milano Rhythm & Blues ( da “La morte risale a ieri sera”) e Seq. 1*, dal film commedia sexyClasse Mista” (M. Laurenti 1976). Vendetta è l’essenza dei Calibro 35 che maturano, in bilico tra la reverenza per i miti del passato e le prime avvisaglie di uno stile più peculiare che guarda al futuro. La vendetta è un tema importante nel racconto di Scerbanenco, dal momento che tante ne vengono consumate ai danni dei traditori seriali che popolano l’universo del Dott. Duca Lamberti, medico radiato dall’Ordine per aver praticato l’aborto clandestino e in seguito consulente della Polizia. Si procede con due tracce fresche e ben confezionate, ma forse troppo derivative, quali la jazzistica You, Filfty Bastard! e Traitors quasi hard rock.
Two Pills in the Pocket è una marcetta che può essere accostata a una certa vena di Ennio Morricone, mentre il titolo rimanda alla chiave di tutta l’intricata vicenda narrata nel libro. Miss Livia Ussaro fa riferimento invece ad un personaggio che compare poche volte, ma al quale il Lamberti pensa spesso a causa di un atroce evento che la vide protagonista in un tempo precedente ai fatti trattati nella storia. Episodio anomalo all’interno della tracklist, poiché caratterizzato da suoni che fanno pensare quasi ad un trip hop con delle spruzzate qua e là di vintage. A chiudere il tutto Annoying Repetitions, che riprende il tema del Prologue lasciandolo galleggiare in atmosfera soffusa. Dopo “Traditori di tutti” i Calibro 35 hanno avuto il coraggio di evolversi e mutare costantemente. Nel 2014 firmano la colonna sonora del film “Sogni di gloria” di John Snellinberg, mentre “S.P.A.C.E.” (2015) prende tinte fantascientifiche e “Decade” (2018) palesa la devozione verso il genere afro-beat/afro-jazz. Se il 2016 segna finalmente l’uscita dell’album live “CLBR 35 Live From S.P.A.C.E., il 2020 rivela un’anima hip hop sperimentale su “Momentum”.
Grazie anche alla loro opera, si è assistito negli ultimi anni ad un curioso revival del patrimonio musicale italiano di genere
soundtrack e library, in Italia e soprattutto all’estero, dove hanno raccolto molti consensi. Da un lato sono nate sulla loro scia band italiane con radici analoghe quali La band del Brasiliano e La Batteria, e dall’altro si è dato il via a diverse operazioni di recupero e restauro di commenti musicali a lungo irreperibili grazie a etichette come AMS, Four Flies e Dagored. Posso dire con tranquillità che la band in questione è la mia preferita in assoluto, considerato l’immaginario nel quale muovono i primi passi e il modo in cui hanno rielaborato le idee iniziali creando un sound unico. Tra il 2011 e il 2020 ho partecipato ai loro live per sei volte nei diversi luoghi in cui ho vissuto, regalando loro (nello specifico al bassista Luca Cavina) nel 2016 a Torino l’EP pubblicato dalla mia band dell’epoca, VSX, “Paid! Paid! Paid!e confidando quanto la loro musica avesse ispirato le nostre idee. Delle varie esibizioni alle quali ho assistito ricorderò sempre come più memorabile proprio quella del 2013 all’Hiroshima Mon Amour di Torino, in occasione del tour di “Traditori di tutti”.

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