Buffalo Springfield: “Buffalo Springfield” (2001) – di Fabrizio Medori

L’anima di questa operazione discografica, “Buffalo Springfield” (Box set 4 Cd 2001), è indubbiamente Neil Young, è lui che ha insistito per anni affinché gli altri membri del gruppo acconsentissero alla pubblicazione del materiale inedito; è lui che l’ha curata, con la partecipazione degli altri; è lui che ha chiamato a raccolta i vecchi compagni, cantando Buffalo Springfield Again l’anno precedente, su “Silver And Gold“; ed è lui che ha dichiarato in una lettera indirizzata alla Hall Of Fame: “La musica che i Buffalo Springfield hanno creato, il tempo che abbiamo trascorso insieme, saranno sempre una parte importante della mia vita. Ho sempre ripensato che stavamo facendo qualcosa di significativo, che il gruppo e il suo pubblico avevano un legame unico”.
Una dichiarazione d’amore che, ascoltando il quadruplo cofanetto, non si può non condividere. Il materiale pubblicato nei tre dischi ufficiali del gruppo viene qui affiancato da un gran numero di demo, inediti e alternate-tracks, colmando una lacuna che il tempo non aveva sanato. Più di trent’anni fa Young dichiarava in un’intervista di essere in possesso di un grande quantitativo di materiale inedito degli Springfield e di attendere solo il consenso degli altri per pubblicarlo. Con grande sorpresa degli appassionati, ciò è successo quando si ricominciava – per l’ennesima volta – a parlare di “Decade 2“, seguito dell’antologia personale di Neil Young.
Il dettaglio dei dischi: il primo contiene essenzialmente versioni demo di brani, alcuni dei quali non sono mai stati realizzati, altri che sono stati realizzati fuori dal gruppo, notevole la prima versione di Broken Arrow, chiamata Down Down Down.
Il secondo disco, che inizia con un’altra versione di Down Down Down contiene una bella carrellata di inediti, molti dei quali dovevano comparire su “Stampede“, il disco che non è mai stato pubblicato, da ascoltare So You’Ve Got A Lover, di Stills. Il terzo disco riserva sorprese ancora più gradevoli, con nove brani inediti, perfettamente registrati, e pronti per la pubblicazione, ma inspiegabilmente tenuti nei cassetti per più di trent’anni, fra questi mi sono sembrati degni di nota il mix originale di On The Way Home e Falcon Lake, che Young trasformerà nella splendida Here We Are In The Years sul suo primo album solista.
Per concludere, il quarto e ultimo disco ci presenta per intero i primi due dischi del gruppo, rispettivamente nella versione mono, per “Buffalo Springfield” (1966), e stereo, per “Again” (1967). Bellissime sono le note stilate amorevolmente da Ken Viola, che a quindici anni prese l’aereo da New York per andare a seguire il gruppo in California e che lamentano l’unica vera mancanza del cofanetto: in tutti questi anni, a parte pochissimi e brevi frammenti, non è stato possibile reperire materiale live, in grado di rendere la magica atmosfera che i Buffalo Springfield riuscivano a creare dal vivo.

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