Bones Owens: “Bones Owens” (2021) – di Claudio Trezzani

Ci sono esordi destinati a lasciare il segno, album di debutto che deflagrano in tutta la loro bellezza, così all’improvviso, che quasi non ci si accorge del fatto che si tratti del disco di un artista debuttante. Fiamme che si sprigionano con un tale calore e intensità che speri non si spengano più: Bones Owens(Thirty Tigers / Black Ranch Records 2021), il disco di esordio di Caleb Owens è tutto questo. Un’esplosione inattesa, una registrazione che non appena si è finito di ascoltare, viene in automatico la voglia di premere di nuovo il tasto play del lettore (oppure rimettere la puntina all’inizio del vinile, per i “vintage” come chi scrive) e farlo ripartire per scoprire se la fiamma, nel frattempo, scalda meno. Ma non è così per questo album: anche negli ascolti successivi quel fuoco continua a bruciare ed a scaldare sempre di più. Chi ama la musica rock sa che talvolta le pubblicazioni degli esordienti sono fuochi fatui, durano l’attimo di un ascolto e poi, alla prova del secondo album, molti ardori si sciolgono e le sacre fiamme si spengono, così come erano venute. Ecco, statene certi, Bones Owens è arrivato all’esordio per rimanere a lungo sulla breccia.
Dopo anni di gavetta, di concerti in locali fumosi oppure di supporto ad altri grandi artisti, ha colto l’attimo e ha buttato il cuore oltre l’ostacolo, dimostrando al mondo che il successo, che siamo certi riceverà con questa sua fatica, è pienamente meritato.
Bones, questo è il soprannome con cui è sempre stato chiamato, nasce nel Missouri rurale, ma fin da giovanissimo è stato immerso nella musica country, folk, bluegrass e rock. Al compimento dei suoi 10 anni, impara a suonare la chitarra, e non si fermerà più, sognando di percorrere le strade dei grandi rockers fotografati nei poster appesi alle pareti della sua camera: quella era la vita che voleva fare, la vita del musicista. Autore precoce, a 13 anni già scriveva canzoni, nel 2005 decideva di fare il grande passo e tentare la fortuna. E dove può andare un artista americano giovane che vuole farsi notare? Naturalmente a Nashville, Tennessee. Negli anni che seguirono diventa session-musician, sia in studio che in tour, per artisti differenti fra loro, da Bon Jovi al musicista alternativo Mikky Ekko. Queste esperienze lo hanno formato, consentendogli di venire a contatto con generi musicali diversi, che ritroviamo nella sua musica, pur nella consapevolezza del giovane Owens di voler elaborare uno stile personale, originale e sfrontato, facendo tesoro delle influenze che ne hanno segnato la crescita.
L’esordio vero e proprio nel 2017, un EP dal titolo “Make No King“, lo fa notare sia nei circuiti live che nelle piattaforme streaming, suscitando l’interesse di produttori e agenzie. Bones è originale, piace al punto di essere chiamato per l’apertura dei concerti di tanti artisti, tra i quali una band ormai affermata e garanzia di qualità, i Whiskey Myers. In quel periodo, l’interesse dei fans aumenta, fondano un fan club che attende con trepidazione l’esordio su disco, che arriva in tutta la sua bellezza in questo 2021. Fin dalle immagini di copertina si coglie la sua arte, confermata non appena esce dalle casse acustiche il mix esplosivo di musica, un vortice impazzito di rock, blues, psichedelia e radici, una scossa elettrica perfetta per accompagnare la sua voce. “Bones Owens” è prodotto da Paul Moak e Vince Powell per la Thirty Tigers/Black Ranch Records e contiene 12 pezzi che non potranno lasciarvi indifferenti. Niente di artificioso, di difficile comprensione: chitarre (la sua e quella di Moak, in alcuni pezzi), basso ( Jonathan Draper), batteria ( Julian Dario per 10 pezzi e Daniel Sousa e Lance Bennett, uno a testa per i restanti due) e le tastiere (Paul Moak). Niente trucco e niente inganno. Volete accendere la fiamma? Vi serve la scintilla?
Fate partire il primo pezzo, Lightining Strike, un riff assassino e la ritmica che vi avvolge per poi bruciarvi con il ritornello, un vero “colpo di fulmine!, un po’ Black Keys prima maniera, un po’ rock and roll da strada, condito da tantissimo talento.
Nel disco non ci sono pezzi che vorreste saltare o riempitivi: ascoltate la chitarra che graffia l’aria di White Lines, un brano che gira in streaming come singolo dal 2018, e che da allora ha avuto meritatamente posto nelle playlist più popolari, rock e blues, rabbia e sentimento con una spruzzata di angoscia alla Cobain (si, troverete anche forti influenze dei Nirvana). La chitarra di Bones Owens è aggressiva, non lascia respiro agli altoparlanti, avvolge e sconvolge nel brano When I Think About Lov. Qui il suono si fà acido e rabbioso, con un groove e un coro che non usciranno facilmente dalle orecchie degli ascoltatori, Jack White ha fatto scuola ma l’interpretazione è originale. Echi di anni 70 dal sapore soul si percepiscono in Wave, il brano assume il sapore di quei blues rock da ballare e cantare, intrisi di una punta di malinconia.
Si passa ad un’altra delle canzoni che già avevano sconvolto la rete alla loro uscita, Keep It Close, un rock dalle fortissime influenze britanniche alternative ( Oasis e Artic Monkeys), ma suonato con cattiveria e abilità liriche maggiori. Vuole rappresentare la fine dell’innocenza del Caleb bambino, quando suo padre lo mise in guardia dal mondo che gli avrebbe rubato la gioia. È Forse il testo che preferiamo ma anche la musica di questo pezzo avvolge nella sua semplicità, che porta all’irresistibile riff di Ain’t Nobody, dove affiorano le radici southern, dovute senz’altro dall’influenza dei rocker texani Whiskey Myers con i quali ha diviso il palco in molte occasioni. Si apprezza il magistrale suono delle chitarre, il cui groove assassino trascina e diverte.
Il successivo brano, Come My Way non è da meno rispetto al precedente: ci immaginiamo in viaggio a tutta velocità lungo una highway polverosa, con i finestrini abbassati e il rock da strada a tutto volume. C’è spazio per il country nella seguente Country Man?
No, solo per un altro giro di chitarra che non fa prigionieri, acido e psichedelico, come se i Rolling Stones più rock e aggressivi avessero fatto una jam session con Jack White e Kurt Cobain in un locale del sud degli Stati Uniti negli anni 70, dove il soul impregnava l’aria. Ecco, questo è quello che le nostre orecchie hanno sentito e che la nostra mente pensa, alla fine di una sfavillante schitarrata lunga 38 minuti. Il piacere è intenso e vorremmo subito riascoltare la splendida registrazione di Bones Owens.
Un esordio con il piede pigiato sull’acceleratore, che infiamma e brucia le anime e, dal vivo quando si potrà, incendierà molti cuori, metterà a soqquadro i live club. Nel frattempo vi invitiamo a godervi questi bellissimi 12 pezzi di rock originale, veramente emozionanti. La fiamma assomiglia più al “fuoco grecoche ad un “fuoco fatuo e, ne siamo certi, continuerà a far vibrare gli altoparlanti dei nostri impianti stereo anche alla prossima uscita discografica di questo Artista. Buon ascolto.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

www.trexroads.altervista.org
(nel blog trovate la versione inglese di questo articolo a questo link:
https://trexroads.altervista.org/bones-owens-bones-owens-2021/)

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