Bob Dylan & The Band Story: “Planet Waves” / “Before The Flood” (1974) – di Maurizio Garatti

Questa storia si svolge nel 1973 e ha a che fare con un po’ di gente che ha fatto la Storia del Rock: gente del calibro di Bob Dylan, David Geffen, Cher e ovviamente loro, The Band. A quel tempo Robbie Robertson e gli altri (ossia Rick Danko, Levon Helm, Richard Manuel e Garth Hudson) vivevano a Bearsville, località situata dalle parti di Woodstock, dove aveva avuto inizio la seconda parte della loro avventura (la prima risaliva all’epoca di Ronnie & The Hawkins). Lì c’era la Big Pink, lì avevano cullato i loro sogni e creato il seminale “Music Fron Big Pink” (1968) e lì si erano evoluti in qualcosa di veramente grande. Le testimonianze di questo periodo incredibile si possono trovare anche tra i solchi di “Blonde On Blonde” (1966) di Dylan, oltre ovviamente a quelle intrinseche in “The Basement Tapes” (1975), ma gli anni erano davvero passati veloci e la famigerata nonché storica tournée del 1966 di Bob & The Band era ormai negli annali del rock: un tour epocale che staccò il “Menestrello di Duluth” dal folk acustico e lo consegnò dritto nelle fauci del rock. Tra urla, insulti e fischi, la tournée forse più importante del rock aveva indelebilmente segnato la vita di tutti. Adesso però eravamo negli anni Settanta: gloria, onori e sopratutto soldi avevano cambiato le regole del gioco. Bob era out dalle scene live proprio da quel periodo, faceva il genitore assieme alla moglie Sara, Robbie era immerso nella vita coniugale con Dominique e le loro due bambine, anche se continuava a scrivere musica, seppur con difficoltà, coinvolgendo i vecchi compari.
La svolta venne per caso, con una telefonata: mentre Robbie era a Los Angeles per sondare il terreno con la Capitol in vista di un nuovo progetto musicale, ricevette un messaggio. David Geffen, il patron della Asylum, voleva vederlo. L’incontro si trasformò poi in una cena con alcuni amici, come li chiamava David, e Robbie si ritrovò a parlare dei suoi progetti con Warren Beatty, Jack Nicholson e Joni Mitchell tra gli altri. Da lì in poi le cose si misero a correre. David andò a trovare Robbie a Bearsville, incontrò Dominique, incontrò il resto del gruppo e lanciò l’esca per una operazione che aveva del clamoroso. The Band iniziò a lavorare alacremente al nuovo disco e, mentre le registrazioni proseguono alla grande, David telefona a Robbie per invitare lui e la moglie a Parigi per qualche giorno insieme a Joni Mitchell. Più che Robbie è Dominique a essere entusiasta della cosa, lei è canadese e francofona, per cui l’opportunità è, a suo parere, di quelle da non rifiutare. Il viaggio è un successo e in quel contesto una capatina a Cannes, con il Festival in pieno svolgimento, sembra essere perfetta. Tutti sono appassionati di Cinema e la cosa è ovvia.
Quello che non è ovvio è la proposta che David fa alla coppia: trasferirsi in California, a Malibù, per trovare nuova linfa da far circolare nelle vene del rock. Scelta non semplice, sopratutto per quel che riguarda il resto della band: Robbie è da sempre consapevole che sono il rapporto quotidiano tra i musicisti, le continue prove e le interminabili jam a creare la magia che poi traspare nei dischi. Ma, incredibilmente, la cosa va in porto: Robbie trasferisce la famiglia a Malibù, al 97 di Malibù Colony, nella casa che era stata di Sam Peckinpah. Robbie racconta nella sua biografia che l’atmosfera era incredibile, sembrava di vivere tra le pieghe di “Cane di Paglia” e del “Mucchio Selvaggio“. David è un fiume in piena: la sua energia è contagiosa e il suo è un progetto a lungo termine, di quelli che nascono con l’aurea della santità. Portare The Band all’Asylum e provare a fare lo stesso con Bob Dylan è una cosa difficile solo da pensare, figuriamoci realizzarla.
In quel periodo David vive con Cher, che aveva rotto da tempo con Sonny, e il rapporto tra Dominique e Cher è da subito di quelli importanti. Certo, il progetto è complicato ma il dado è tratto e, quando Robbie viene a sapere che Bob sta arrivando in California, inizia a credere che tutto sia possibile. David e Bob si piacciono da subito e l’idea di tornare on the road con The Band stuzzica Dylan in modo significativo. La cosa è fattibile: di nuovo in tour dopo anni, dopo la tournée storica. Sì, si può fare. Bob è pragmatico: per andare in tour ci vuole un disco nuovo. The Band ha pubblicato “Moondog Matinee” (1973) e lui scrive in modo deciso e sicuro. I vecchi amici gli danno una mano e il prodotto è pronto: “Planet Waves” (1974) plana sul mercato in modo elegante, arricchito da una gemma come Forever Young. Nel frattempo tutti raggiungono Robbie a Malibù e Dominique si appresta a dargli il terzo figlio. Tutto suona nel modo giusto, tutta l’energia pare essere positiva e un’altra tournée che diverrà storia si appresta a partire. Il primo storico concerto si svolge a Chicago, poi Toronto, Atlanta e tutto il resto, compreso il Madison Square Garden di New York e la trionfale chiusura al Forum di Los Angeles nel giorno di San Valentino. David ci aveva visto giusto: era il momento di dare al pubblico una nuova grande cosa. “Planet Waves” e “Before The Flood” (l’album che testimonia quello strepitoso tour) sono usciti nel 1974 su Asylum e questa è una delle tante Storie del Rock che vale la pena di raccontare.

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