Bob Dylan: “False Prophet” (2020) – di Maurizio Garatti

E meno maledopo quelle che consideriamo le peggiori uscite discografiche di Bob, ecco finalmente un disco che si preannuncia da subito come un lavoro di ottimo livello. L’ultimo vero album del Menestrello di Duluth era stato “Tempest” (Columbia 2012), i successivi “Shadows in the Night” (Columbia 2015), “Fallen Angels” (Columbia 2016) e Triplicate (Columbia 2017) erano solamente meri esercizi di stile che avevano, a nostro avviso, il difetto di mostrare un Dylan che si muoveva spaesato in un ruolo non suo. Cover di pezzi tratti dallo sterminato songbook americano che suonavano irreali e strani nelle versioni proposte. Adesso Bob decide di tornare a ruggire e, viste le premesse (I Contain Moltitudes, Murder Most Foul e questa nuova False Prophet), possiamo dire che sarà decisamente un altro sentire: Dylan torna a fare quello che meglio gli riesce, scrivere e cantare l’animo umano nella sua più intima concezione. Rough and Rowdy Ways” (Columbia 2020), questo il titolo scelto dal cantautore per il nuovo album, uscirà il 19 giugno e si preavvisa come un lavoro ruvido e blueseggiante, ricco di pathos e liriche che sembrano richiamare il grande Bob di “Blood on the Tracks“. Nemico della vita senza senso non vissuta / Non sono un falso profeta / So solo quello che so / Vado dove solo i soli possono andare”… False Prophet (il nuovo brano rilasciato in rete) riflette in maniera chiara il linguaggio tipico di Bob, caratterizzato da versi riguardanti messianismo e falsi dei di un essere umano che vuole solamente essere se stesso.
Mediante un blues chitarristico che sta tra Willie Dixon e Muddy Waters, tra donne che rispondono ai nomi di Mary Lou e Miss Pearl, tra Martin Lutero ed echi di filosofia zen, tra Roy Orbison e la Bibbia, il testo ribadisce quanto detto da sempre dal cantautore, che rifiuta l’etichetta di profeta, di paladino o portavoce di tutto e tutti. Bob già negli anni Sessanta aveva chiarito il suo pensiero in merito: “Ti senti come un impostore quando qualcuno pensa che tu sia qualcosa che non sei. Io non sono mai voluto essere un profeta o un salvatore, magari un Elvis, posso facilmente vedere che divento lui. Ma profeta? No.” E ora lo ribadisce in modo chiaro, quasi gridando, rovesciandolo in faccia al mondo. “Un altro giorno che non finisce, un’altra barca pronta a salpare, un altro giorno di rabbia, amarezza e dubbio” canta con voce ferma e roca il divino Bob. “Sono il primo tra pari, secondo a nessuno, l’ultimo dei migliori, puoi seppellire il resto… Canto canzoni d’amore, canzoni di vendetta, non te ne fregare di quello che bevo, non te ne fregare di quello che mangio, ho scalato montagne di spade a piedi nudi”. False Prophet e un brano di grande livello, come sempre da ascoltare, riascoltare e studiare. “Bene, sono nemico del tradimento, nemico del conflitto, nemico della vita sprecata senza senso. Non sono un falso profeta, so solo quello che so, vado dove solo le persone solitarie possono andare. Sono il primo fra i pari, secondo a nessuno, l’ultimo dei migliori. Puoi seppellire il resto, seppelliscili nudi con il loro argento e oro, mettili tre metri sotto terra e prega per le loro anime”. L’uomo che racchiude in sé le moltitudini che formano il mondo è di nuovo tra noi…

Illustrazioni Simona Pasqua© tutti i diritti riservati
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