Balletto di Bronzo: “Sirio 2222” (1970) – di Alex De La Iglesia

Se c’è un film che può rendere l’idea del frizzante clima culturale della Napoli anni Settanta, quello è sicuramente “No grazie, il caffè mi rende nervoso” (Lodovico Gasparini 1982). Una piacevole commedia-thriller la cui trama gira attorno a un killer che ha come obiettivo il trionfo dei tradizionali stereotipi napoletani, perpetrata attraverso l’eliminazione fisica dei soggetti portatori di novità e freschezza. Il lungometraggio fu interpretato e musicato da James Senese, cantante e sassofonista degli Showmen prima e dei Napoli Centrale in seguito, elemento cardine di quella rivoluzione musicale che attraversò il capoluogo partenopeo tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli Ottanta. Detonatori di questa meravigliosa esplosione artistica furono proprio Senese e Mario Musella con i loro Showmen. La band, introducendo i semi magici del rhythm & blues, diede un impulso fondamentale alla formazione del rock a Napoli.
Con la sua musica indigena contaminata dai più svariati stili
anglosassoni quali blues, funk, progressive e jazz (anche nelle varianti fusion e latina), la città darà alla luce gruppi come i Città Frontale, gli Osanna, i Cervello, i Saint Just e vedrà crescere artisti del calibro dei fratelli Edoardo e Eugenio Bennato, Pino Daniele, Alan Sorrenti, Tony Esposito e Joe Amoroso. È in questo contesto che, nel 1963, nasce il gruppo beat dei Battitori Selvaggi, fondato da Raffaele Cascone (chitarra e futuro DJ della trasmissione radiofonica “Per voi giovani”), Michele Cupaiolo (basso), Marco Cecioni (voce) e Giancarlo Stinga (batteria). Il complesso propone musica beat presso le basi Italiane della NATO, ma in seguito all’abbandono di Cascone e all’arrivo di Lino Ajello (ex Volti di Pietra) si opta per un cambio di stile. Cambiamento che porta in dote il nuovo appellativo di Balletto di Bronzo, ispirato dal quadro di Edward Wadsworth del 1940, “The Bronze Ballet“.
Dopo il successo scaturito dai primi singoli pubblicati con la ARC (etichetta pilota della RCA Italiana) Neve Calda / Cominciò per gioco (1969) e Si Mama Mama / Meditazione (1970), i nostri pubblicano finalmente il primo LP “Sirio 2222” (1970). Si tratta di un disco di importanza fondamentale, non solo per il background napoletano già menzionato ma per tutto il neonato rock italico. Ad accogliere l’orecchio dell’ascoltatore che posa la puntina sul lato A del vinile, o pigia il tasto play su un qualunque supporto digitale, c’è l’infuocata Un Posto con le acide chitarre blues rock di Ajello. Un sound che rasenta la quintessenza degli atti conclusivi dei Sessanta, ovvero una psichedelia ricca di echi, riverberi e stacchi poderosi di batteria, ma ancora pregna dell’eredità beat. La musica italiana fa finalmente i conti con le lezioni impartite da Led Zeppelin e Jimi Hendrix. Eh eh ah ah è caratterizza dall’apertura in acustico onirica e dalla voce che echeggia, interrotta presto dall’armonica a bocca che conferisce al tutto un’atmosfera inequivocabilmente blues. Sembra un ibrido a metà tra i Canned Heat e i Black Sabbath di The Wizard.
In Neve Calda è invece possibile ascoltare al contempo un formidabile groove di basso e batteria, intervallato da brevi arpeggi, e il frontman Cecioni letteralmente scatenato. Ancora rimandi a Jimmy Page (Communication Breakdown), attraversati da estetica e attitudine di derivazione surf à la Beach Boys. C’è anche spazio per proporre il pop frizzante e esterofilo di Ma Ti Aspetterò, che nella parte vocale ricorda 40.000 Headmen dei Traffic, prima di intraprendere una strada ancora poco battuta lungo lo stivale. Meditazione è infatti il brano che assimila le coeve istanze progressive-sinfoniche provenienti dal Regno Unito, laddove la prima parte è dominata da tastiere, archi, flauto e clavicembalo. Trattandosi di una mini suite introdotta dalla melodia triste e bucolica, l’intramezzo di piano in stile Rick Wakeman funge da ponte verso la seconda parte rock, forte delle chitarre di Cascone e delle pregevoli rollate di Stinga.
Il
lato B, pur mantenendo alto il livello qualitativo, risulta meno scoppiettante della prima facciata. Girotondo è acida, sbarazzina e scanzonata, mentre l’hard blues di Incantesimo può risultare eccessivamente derivativo nel calcare le orme dei Led Zeppelin di You Shook Me e I Can’t Quit You Baby. Merita una menzione speciale Ti Risveglierai Con Me, dove le voci e le liriche prettamente beat incontrano le distorsioni figlie del tempo. La composizione del brano vede la partecipazione di Piero Umiliani, che lo utilizzerà per la colonna sonora del film thriller “Cinque bambole per la luna d’agosto” (1970) di Mario Bava. Il congedo è invece un’autentica perla di psichedelia in salsa fantascientifica. Missione Sirio 2222 con i suoi quasi dieci minuti si ritaglia un posto d’onore nella nascente scena prog italiana. Siamo di fronte a una suite suddivisa in quattro ideali capitoli, dove introduzione e chiusura sono dominate dalla chitarra acustica e dalla voce di Cecioni in veste di cantastorie. In mezzo abbiamo le atmosfere spaziali dipinte abilmente dai riverberi e dai tribalismi delle percussioni, interrotte gradualmente da una violenta e magnifica jam d’improvvisazione rock. Senza ombra di dubbio, con questa prova i Nostri hanno dimostrato di trovare un virtuoso punto di convergenza tra le diverse influenze musicali dell’epoca.
A loro va dato il merito di aver traghettato idealmente, fondendo il beat con il rock nelle sue diverse forme, la musica italiana degli ormai saturi anni Sessanta nei vulcanici Settanta. Nonostante lo scarso impatto commerciale, dovuto anche alla mancanza di promozione da parte della RCA, le loro idee avrebbero trovato rapidamente terreno fertile nella Napoli avanguardistica. Nell’inverno del 1971 ci sarebbe stata una svolta epocale nella line-up con l’abbandono da parte di Cupaiolo e Cecioni, sostituiti dal tastierista e cantante Gianni Leone (ex Città Frontale) e dal bassista Vito Manzari, e il passaggio all’etichetta britannica Polydor. La nuova formazione darà alle stampe nel 1972 il colossale “Ys(1972), vera e propria pietra miliare del prog italiano, per poi sciogliersi nel 1973.
Nello stesso anno sarebbe stato pubblicato il singolo
La tua casa comoda / Donna Vittoria, registrato da Leone e Stinga a nome del gruppo. Bisognerà aspettare il 1990 per la collezione di rarità e inediti ”Il Re del Castello”, edita da RCA, mentre nel 1999 Leone rifonderà il gruppo in formazione a tre registrando l’album live “Trys”. Una reunion effettiva avrà luogo nel 2013 con Ajello, Cecioni, altri musicisti e Leone come special guest. Questa nuova line-up denominata Il Balletto di Bronzo di Lino Ajello e Marco Cecioni pubblicherà nel 2016 l’album “Cuma 2016 D.C.”.

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