Augustine: “Proserpine” (2021) – di Alessandro Freschi

Lungi da me ormai mi sento; e ognor sognando cerco e ricerco e resto ascoltatrice. L’evocativo olio su tela di Dante Gabriel Rossetti, il mito della bella Proserpina rapita da Plutone re degli Inferi. Morte e rinascita che si rincorrono in una ridda di profonde sensazioni mentre un dorato riflesso illumina la soglia del Palazzo dell’Ade. A tre anni di distanza dalla convincente autoproduzione “Grief and Desire”, Sara Baggini in arte Augustine ritorna sulle scena discografica con “Proserpine”, terza fatica discografica prodotta da Fabio Ripanucci e Daniele Rotella e distribuita da I Dischi del Minollo. Originaria della Bassa Valtellina, precisamente di Morbegno, cantautrice e polistrumentista con un nome preso in prestito dalla protagonista dell’opera “L’invenzione dell’Isteria” (2008), del filosofo francese Georges Didi-Huberman ed una laurea in pittura conseguita all’Accademia delle Belle Arti di Perugia, Sara prosegue nel suo percorso artistico sospeso tra note ed immagini componendo un disco dalle atmosfere trasognate, terreno fertile per le sue eteree e suggestive evoluzioni armoniche, che inevitabilmente la avvicinano stilisticamente alle muse ispiratrici Kate Bush, Lisa Gerrard e Bjork.
Promosso dai videoclips Pagan e Anemones, l’album è una raccolta di tredici viscerali istantanee imbastite su telai sonori di matrice prevalentemente acustici. La voce è lo strumento dominante, e non potrebbe essere diversamente, visti i registri sofisticati e aggraziati dei quali Augustine è in possesso . Arcane sfumature folk, insistenti loop lisergici ma anche rasserenanti e solari litanie trovano spazio in una scaletta che non presenta colpi a vuoto, scorrendo piacevolmente dalle monumentali linee di basso dell’intro Tower Stones sino gli onirici vibrati della sei corde della coda My Love Speaks Forever, Fanny, They Killed Me e Moments of Pleasure and Joy rappresentano il climax di Proserpine”, disco di assoluto spessore dal quale pervengono le prevedibili conferme sullo stato di grazia e crescita di Sara Baggini, completamente a suo agio nel disegnarsi sul pentagramma con grazia e poesia. Riflessi Art-Rock, soffusa New Age e ricercato pop d’autore per sognare oltre il regno delle anime.

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