Aspic Boulevard: “Memory Recall of a Replicant Dream” (2020) – di Alessandro Freschi

A distanza di sette anni dall’interessante “MHz Invasion”, concepito in collaborazione con Dario Sanguedolce (Daiquiri Fantomas), il compositore calatino Marco Barrano ritorna sulla scena discografica, con a fianco il fratello Alessandro, per l’inedito progetto Aspic Boulevard. Sotto l’egida della label londinese Blow Up Records, nel maggio scorso è stato distribuito al momento in versione digitale il full-lenght d’esordio “Memory Recall of a Replicant Dream” (2020), lavoro prevalentemente strumentale di matrice elettro-psichedelica.
Sembrano provenire da dispersi anfratti cosmici le dodici ammalianti istantanee che compongono la tracklist, una successione di movimenti che nel loro incedere acquisiscono fatalmente la virtuale fisionomia di una soundtrack ad hoc per pellicole sci-fi anni settanta. È infatti quanto mai evidente la deriva vintage del disegno sonoro della coppia artistica etnea che ricorre per la rappresentazione delle proprie visioni spaziali all’utilizzo di strumentazioni come drum machines analogiche, registratori a nastro, theremin nonché a geniali marchingegni creati tra le mura domestiche modificando apparecchiature destinate nel quotidiano a tutt’altro impiego come radioline a transistor, giocattoli a batteria e microfoni a contatto. In particolare tra quest’ultimi trova particolare impiego lo Springbox, kit elettroacustico da suonare con dita o bacchette da sushi, formato da una scatola di legno sulla quale sono ancorati campanelli e molle metalliche. Echi di primordiale kosmiche musik, new age e space-rock si materializzano negli orditi di “Memory Recall of a Replicant Dream”, trasbordando l’ascoltatore di turno all’interno di solitari cargo fluttuanti nel bel mezzo di silenziose e ignote rotte interplanetarie.
Dai raffinati squarci sintetici di Akragas e Urania alle intermittenze kraftwerkiane di Electromagnetic Playground passando per gli intarsi mediterranei di Kubernetikos, il rarefatto lamento celeste M42 Nebula e i circolari loop crimsoniani di Fractals (il termine Aspic nel monicker è un tributo a Larks’Tongues in Aspic” di Fripp e soci); sono evoluzioni quanto mai convincenti ed emozionali quelle organizzate dai fratelli Barrano per il loro viaggio spazio-temporale d’esordio, capaci di immortale in una dimensione immateriale tutto il loro dotato background (artisti a tutto tondo, oltre alla musica Marco si dedica alla pittura e scultura mentre Alessandro è fotografo) e un’invidiabile vena creativa. Un ottimo biglietto da visita per questi “signori delle galassie” di rientro da un tempo passato.

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