Archie Shepp: “Attica Blues” (1972) – di Ubaldo Scifo

Attica Blues“, scritto da Archie Shepp e pubblicato nel 1972, è un racconto di dolore, a volte di rassegnazione, a volte di rabbia, a volte di gioia. Un blues che si veste di funk o soul e marcia per le strade, riempie di spiritual le chiese, striscia nei ghetti e nelle prigioni macchiate di sangue gridando vendetta, come ad esempio accade in Attica Blues, cantata da Albertine Robinson, Joshie Armstead e Henry Hill che la colorano con la potenza del gospel. “Non mi sentite? / Ho avuto la sensazione che qualcosa stia andando male, / e sto parlando dell’ animo umano (…) Se avessi potuto avere la possibilità di prendere  una sola decisione / ogni uomo potrebbe camminare su questa terra in condizioni di uguaglianza (…) ogni bambino potrebbe fare di più che sognare su una stella (…) portando le voci di un mondo che è diventato vecchio (…). (Archie Shepp).
L’ensemble che partecipa alla realizzazione di questo articolato e ricchissimo lavoro musicale è formato da musicisti e artisti di spicco e il risultato si avverte al primo ascolto. I brani si susseguono intercalati dal commento della calda voce narrante di William Kunstler, alla stregua di un programma Radio Black, giusto per ricordare che si tratta di drammatica cronaca della vita di tutti giorni. Così come succede nell’album di John Lennon & Yoko Ono inciso nel 1971 e intitolato Some Time In New York City, la cui copertina è graficamente impostata come la testata del New York Times e nelle colonne si leggono i testi di canzoni come Angela (dedicata ad Angela Davis), Born in a Prison e, anche qui, Attica State: “Che spreco di potere umano, / Che spreco di vite umane, / Sparare ai prigionieri dalle torri, / Quaranta tre povere mogli vedove (…) Rockefeller ha premuto il grilletto” / Questo è ciò che la gente si sente / Attica State, Attica State, siamo tutti compagni di Attica State (…)”.
La cosiddetta “Rivolta di Attica“, all’interno dell’omonima prigione, fu una strage dai contorni apocalittici e il modo in cui accadde fece inorridire i media, gli intellettuali e, soprattutto, la comunità nera. Ebbe un risonanza talmente negativa da essere ricordata con grande dolore ancora oggi. A proposito del suo Remember Rockefeller at Attica, brano di apertura di “Changes One“, uscito nel 1975, Charles Mingus ebbe a dire: “Dovremmo ricordare che quell’ uomo (Rockefeller) avrebbe potuto chiudere il rubinetto dell’acqua e tagliare la fornitura di cibo e concludere la ribellione dei prigionieri in quel modo (senza vittime N.d.r). Invece fece intervenire l’esercito contro i suoi stessi uomini, soli così come i prigionieri. Questo è il lato da ricordare, che Rockefeller è un uomo molto pericoloso”.
Ricordare, perché l’odio razziale non muore mai e governatori come Nelson Rockefeller che continuano a pensarla in quel modo aspirano tutt’oggi alla carica di presidente degli U.S.A. Mingus e Duke Ellington hanno fortemente influenzato la musica di “Attica Blues“, scritto (esclusi i due brani finali) da Archie Shepp, che suona anche sia il sax tenore che il soprano, aggiungendo le sue pulsioni free. Si tratta della testimonianza di un artista eccezionale che ha sempre partecipato attivamente, non solo con quest’opera, al riscatto della sua gente, aderendo ideologicamente alla “Black Revolution” di Malcom X. Una canzone non è solo quello che sembra un tema musicale, / un uccello che può cantare felice anche in America. / Ascoltate, noi suoniamo, ma siamo sempre schiacciati. Siamo assassinati”. (Archie Shepp).

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5 pensieri riguardo “Archie Shepp: “Attica Blues” (1972) – di Ubaldo Scifo

  • Giugno 9, 2016 in 3:03 pm
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    ognuno dovrebbe averne una copia nella sua “libreria”…e non a prendere polvere…

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    • Giugno 10, 2016 in 8:39 am
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      Questa è un’ottima idea. Di questi tempi, poi è più attuale che mai..

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  • Giugno 9, 2016 in 3:15 pm
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    tanta ma tanta “roba”…ma non c’è da stupirsi, il sig. Shepp di certo non è uno di quelli che si nasconde dietro un dito…

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    • Giugno 10, 2016 in 8:58 am
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      Molta bella musica di Shepp è stata completamente messa al servizio del suo impegno sociale, intenso e inarrestabile….Tutto questo, dopo che anche Alì grande campione, fraterno amico di Malcom X ci ha lasciati, ci spinge a rivivere gli anni ’60 alla luce dei grandi cambiamenti che causarono nella storia e ci mostra quanto questi eroi, ognuno nel proprio campo, abbia dato un contributo importante nella lotta per il riscatto della propria gente. Purtroppo sembra che certe idee non sono state sepolte, anzi prendono di nuovo piede..

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