Alison Krauss: “Windy City” (2017) di Capitan Delirio

A distanza di pochi mesi dall’uscita dell’album di sole covers dei Rolling Stones, anche la musicista dell’Illinois, Alison Krauss presenta il suo ultimo lavoro “Windy City”, composto esclusivamente da reinterpretazioni di brani altrui, come già era successo in passato nell’abum del 2007 “Raising Sand”, in collaborazione con Robert Plant.
È probabile che a un certo punto della sua carriera, un artista senta l’esigenza di dedicare un omaggio ai musicisti che hanno contributo a formare la propria identità musicale. E’ fatto noto che Alison, per costruire il proprio percorso espressivo, in ben trent’anni di successi e di Grammy vinti, ha attinto a piene mani dal repertorio bluegrass e country, come è possibile apprezzare anche nelle colonne sonore dei film “Fratello dove sei?”, e “Ritorno a Cold Mountain”. E’ probabile, quindi che quando Alison Krauss entra in sala d’incisione, prima di cimentarsi nei brani scritti da lei stessa, magari riscaldi le corde vocali intonando quelle canzoni che l’hanno tanto affascinata e ispirata da sentirle ormai come sue. Così sue, al punto di farci addirittura un album. La foto di copertina ci presenta come sfondo un’immagine urbana, in cui le auto sembrano sfrecciare veloci e in un bel primo piano la figura di Alison immortalata in un frame immobile, statico, come bloccato nel tempo. Forse è proprio il concetto che la songwriter vuole trasmetterci: in un mondo che va in fretta, troppo in fretta, bisogna fermarsi un attimo per riscoprire i veri valori. Alison Krauss, tra le dieci tracce che compongono la scaletta di “Windy City”, delinea, quindi, una lista dei suoi personali valori artistici, tra cui troviamo due brani resi popolari da Brenda Lee, Losing You e All Alone Am I, e altri due brani dei leggendari Osborne Brothers, i fratelli che hanno tramandato fin dalle origini il genere bluegrass, It’s Goodbye And So Long To You, e quella Windy City, appunto, che dà il titolo all’album. Tra i suoi valori più cari non potevano di certo mancare alcune canzoni country e, in particolare, due brani storici come Gentle On My Mind, celebre per la versione di Glenn Cambpell, e You Don’t Know Me, spesso eseguita da Eddy Arnold. Il brano maggiormente riuscito a livello di sintonia è però I Never Cared For You, scritto nel 1964 da Willie Nelson, in cui la cantante, vuoi per l’oggettiva bellezza della canzone, vuoi per l’alto tasso emotivo, è in grado di raggiungere profondità inaspettate. Alison Krauss sceglie, dunque, di rilanciare la propria carriera di solista lontano dalla sua storica band degli Union Station, rielaborando una manciata di canzoni legate ognuna a un ricordo personale e con la consapevolezza che queste interpretazioni possano produrre una sorta di immedesimazione artistica molto simile a una relazione amorosa.
Al suo fianco una band composta da Jamey Johnson, Dan Tyminski, Barry Bales, Richard Bennett, Ron Block, Chad Cromwell, a cui si aggiunge il validissimo contributo di Hank Williams Jr.: una line up straordinaria nel creare il sound giusto, sfoderando arrangiamenti su misura e creando il mood più adatto per esaltare una voce più ispirata che mai. A tessere le fila in fase di produzione c’è il veterano Buddy Cannon che mette a disposizione la sua esperienza quarantennale di collaborazioni nel pianeta artistico del country. Forse con questa pausa di riflessione, dopo i successi mondiali del precedente album “Paper Airplain”Alison Krauss ha voluto prendersi una pausa, come a voler tracciare una sorta di linea di demarcazione tra passato e futuro. A noi non rimane altro che goderci il momento e attendere quello che la sua creatività le suggerirà per i prossimi dischi. 

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