Aleksandr Nikolaevič Skrjabin: l’arte salvifica al servizio del misticismo – di Marco Fanciulli

Aleksandr Nikolaevič Skrjabin è un compositore atipico. Per molti versi è stato un precursore: la sua poiesis ha anticipato molta avanguardia del dopoguerra e anche alcuni aspetti della cultura psichedelica degli anni 60. Skrjabin ha una formazione classica ma non accademica. Anzi, fin dai primi anni della sua vicenda artistica si scaglierà contro l’accademia (avrà più di un diverbio con i professori del conservatorio di Mosca). Iniziò a studiare pianoforte seguendo le orme del suo modello di riferimento, Fryderyk Chopin, del quale riprese gli schemi compositivi. In seguito si avvicinò all’opera di Richard Wagner; e fu allora che sviluppò la sua personale concezione dell’arte musicale. Il Wagner cui si ispira Skrjabin non è però quello trionfale e intriso di “Sturm und Drang” de La Walchiria, quanto piuttosto il Wagner miniaturista del Tristano e Isotta. Il rapporto con Wagner sarà sempre contrastante, nel senso che Skrjabin fino alla fine sarà debitore al Maestro di Bayreuth, ma allo stesso tempo se ne allontanerà per seguire la propria strada. Possiamo ritenere che Wagner per Skrjabin non è un punto di arrivo, bensì un nuovo punto di partenza dopo Chopin. Dal compositore tedesco prenderà il concetto di Gesamtkunstwerk (opera d’arte totale, cioè che comprende tutte le componenti che concorrono a formare la creazione artistica: poesia, dramma, arti visive, per poi operare una sintesi, secondo i canoni della tragedia greca).
Da questo concetto arriva però a formulare una “weltanschauung” (concezione del mondo) tutta sua: la musica diventa l’espressione sublime dell’unità di tutte le cose. Il concetto di arte totale in Skrjabin comporta l’estraniamento dalla materia per operare una smaterializzazione trascendentale della realtà fenomenica allo scopo di raggiungere l’estasi mistica. Per questo – e qui c’è l’allontanamento da Wagner – a Skrjabin non importa la cura estetica della composizione. L’opera ha bisogno di elevarsi in una sorta di redenzione mistica. Qui è d’uopo riallacciarci alle origini del compositore: se Wagner è
vessillifero del romanticismo tedesco in Skrjabin traspare l’anima slava del popolo russo. Quel senso di redenzione dalle ingiustizie e dagli errori umani così magistralmente descritto da Fëdor Dostoevskij. La redenzione in Skrjabin è il raggiungimento dell’estasi tramite il ricongiungimento con il Cosmo. Per questo, la concezione dell’arte totale in Skrjabin deve essere quella di un’arte che allontana l’uomo dal mondo materiale per ricongiungerlo con l’Origine, con la Creazione del Mondo. Non una fuga dal reale intesa come estraniamento, ma il ricongiungimento del reale con il misticismo. Un ritorno a quelle che sono le origini primordiali dell’essere umano e alla sua comunione con la natura. E questo lavoro deve svilupparsi secondo la pura sensibilità (già qui prefiguriamo quella che sarà la visione della scuola pittorica russa del Suprematismo: la supremazia della pura sensibilità). La pura sensibilità come esperienza sensoriale… il primato dei sensi.
Per addivenire a ciò Skrjabin crea un tipo particolare di accordo: l’accordo mistico. Ovvero un accordo formato da una serie ristretta di note sulle quali si dipanano altre note, come in una dilatazione psichedelica. Qui sta il contributo del compositore russo al superamento della tonalità. Nell’accordo mistico il compositore rivelava “ciò che la mente umana non può vedere“, secondo le sue stesse parole. Il passo da qui alla concezione lisergica dell’allargamento dell’area della coscienza è breve. L’opera di Skrjabin è fatta di allucinazioni, sensazioni mistiche, deliri, viaggi nel soprannaturale. Un’opera, potremmo dire, lisergica. Infatti in Skrjabin troviamo il connubio tra l’arte sonora e l’arte visiva nalla concezione cromatica del suono. Sua è l’elaborazione di una scala cromatica dove ad ogni colore corrisponde una tonalità sonora. Ed è celebre la rappresentazione del “Prometeo“, una delle sue opere più significative, con un pianoforte dai tasti colorati. È l’arte totale di Wagner che qui si traduce in ricerca mistica. Questo fa del compositore russo un anticipatore delle arti multimediali del secondo Novecento e del mondo delle installazioni sonore.
La musica in Skrjabin è una missione, non un puro esercizio estetico-formale: è la missione salvifica dell’umanità tramite il ricongiungimento con l’Uno. Perchè per mezzo della musica si esplica la visione dell’arte come di un qualcosa che è oltre, un mezzo per liberare l’essere umano imbrigliato nelle catene del materialismo (Arthur Schopenhauer incontra Friedrich Nietzsche). Poiché l’arte non è di questo mondo essa è l’emanazione della sensibilità del creatore dell’opera artistica che ci trasporta nel mondo mistico-religioso; sia in senso cristiano con il riferimento al sacrificio di Cristo per la salvezza dell’uomo; sia in senso mistico e orientaleggiante come caduta degli opposti e raggiungimento dell’Uno. Ma la novità in Skrjabin è non solo il superamento degli opposti tradizionali nella loro complementarietà nell’Uno. Skrjabin arriva a postulare un dualismo trascendentale: quello fra Principio Attivo e Principio Passivo e cioè, tra il Principio creatore del Cosmo e il Principio recettore del Cosmo. Secondo Skrjabin l’unione fra questi due opposti inconoscibili alla mente umana poteva avvenire solo tramite l’Arte: la creazione artistica come emanazione suprema di Dio. È la concezione eccelsa dell’arte di Skrjabin.

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