Aldo Nove: “Franco Battiato” (2020) – di Sandra Tornetta

Quelli di noi che si sono riconosciuti nel Matteo di “Amore mio infinito” (2000), non potranno non amare questo ultimo lavoro di Aldo Nove, “Franco Battiato” (Sperling & Kupfer 2020), che racconta di un altro suo grande amore, quello per la musica di Franco Battiato. Il libro ripercorre le tappe della vita e della carriera artistica del cantautore siciliano, attraverso il racconto dell’incontro che Aldo Nove fece con i suoi dischi. Fu quasi un’epifania che ne determinò inesorabilmente il cammino. Il testo si trasforma ad ogni pagina, da biografia diventa intervista, romanzo di formazione. Poi gli anni 70, il sintetizzatore VC63 e la musica spaziale, Mike Bongiorno e Pippo Baudo, il Postal Market e le cabine telefoniche, una sequela di icone pop si mescolano con l’infanzia e l’adolescenza dell’autore, che attraverso la maturazione artistica di Battiato ricostruisce la sua, guidato da un mantra che risuona costantemente nelle sue orecchie, le suggestioni di Sequenze e frequenze (1973), suoni inauditi e arcani che lo fanno sentire “come un drogato”.
Dal racconto del primo ascolto di Johann Sebastian Bach che sconvolse il piccolo Battiato all’età di sette anni, al successo sanremese di Per Elisa (1980), la storia dell’artista dal naso strano si srotola sotto i nostri occhi e mentre divoriamo le pagine con la velocità che solo le penne argute sanno regalare alla scrittura, riascoltare le canzoni che ci hanno folgorato la giovinezza, trasporta anche noi in quel vortice nostalgico tipico di Aldo Nove. E a un tratto capiamo: quel rapimento mistico e sensuale di E ti vengo a cercare (1988) mette in discussione quella modalità tipicamente occidentale di sentire il mondo solo per frammenti, perché siamo incapaci di recepire l’esperienza se non nella sua parzialità, non siamo in grado di gestirne le incongruenze intrinseche, quando invece “ogni frammento è tutto”( tanto per citare l’altro grande amore di Battiato, le particelle subatomiche della fisica quantistica).
Aldo Nove ci guida anche alla scoperta di qualche chicca di cui non avevamo più memoria , come la Preghiera del giovane patriota scritta da Francesco Messina per il retro-copertina di “Patriots” (1981): “Donami una sola erezione che non dipenda dall’odore delle immondizie e aiutami a non fare un figlio perché altrimenti un giorno tutto questo sarà suo. In compenso, fammi viaggiare molto, magari in treno piuttosto che con la mia immaginazione e non farmi incontrare solo passaggi a livello ma anche qualche passaggio di livello”. Il libro è una vera e propria dichiarazione d’amore e Aldo Nove, come ogni innamorato che si rispetti, a tratti è struggente, come nella lettera finale destinata al suo mito, nella quale lo ringrazia per averlo salvato dal sistema dualistico e ridicolo che obbligava la sua generazione in crescita a scegliere da quale parte stare, se ascoltare John Cage o gli Spandau Ballet. Con Battiato si può tutto, citare Eraclito in greco antico e contemporaneamente abbandonarsi alle psichedelie del pop.

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