Hopkins, Cooder, Jagger, Wyman, Watts: “Jamming with Edward!” (1972) – di Ubaldo Scifo

Le solite storie di litigi fra musicisti e produttori: nell’anno 1969 gli Stones stanno registrando “Let It Bleed” all’Olympic Studio di Londra e il loro produttore, Jimmy Miller, chiama un certo signor Ry Cooder per “dare più corpo alle chitarre”.Keith Richard s’inalbera e reagisce con due giorni di sciopero. Un anno, il 1969, particolarmente burrascoso, oscuro, per certi versi, nella storia del gruppo: è l’anno in cui muore Brian Jones che proprio durante la registrazione di quest’album (la sua partecipazione è limitata a un paio di tracce) viene praticamente messo alla porta dai suoi “amici” perché reso ormai inaffidabile dalla dipendenza dagli stupefacenti. Brian viene rimpiazzato da Mick Taylor, già chitarrista di John Mayall. Chitarra solista di grande talento, potenza espressiva, insuperabile nello slow blues, per rendersi conto della sua classe basta ascoltarlo nel suo assolo in Marriage Madness con John Mayall. Probabilmente Keith Richards non aveva approvato la decisione del produttore che, avendo a disposizione un chitarrista come Taylor, ricorresse a Cooder, pur con caratteristiche più vicine al blues acustico, al country blues e maestro nelle accordature aperte e nello slide style.
Proprio Keith dichiara qualche tempo dopo: “Il primo a suonare un sol aperto davanti ai miei occhi fu Ry Cooder – tanto di cappello, devo dire, dinnanzi a Ry Cooder. Fu lui a mostrarmi l’accordatura aperta in sol, malgrado se ne servisse esclusivamente per la tecnica slide, ancora con il mi basso…”. Anyway, con una sala di registrazione a disposizione, Nicky Hopkins, Ry Cooder, Mick Jagger, Bill Wyman, Charlie Watts così, tanto per non stare a rigirarsi i pollici nell’attesa di Keith, organizzano una jam sessiondi lusso che poi diventerà un album e verrà pubblicato nel 1972 sotto l’etichetta Rolling Stones Records, “Jamming with Edward!”, dove Edward è il riferimento a un brano di Nicky Hopkins scritto per i Quicksilver Messenger Service che ironicamente finisce per indentificarlo. Parlavamo di tecnica slide di Ry Cooder: ne è un classico esempio la chitarra elettrica in It Hurts Me Too, blues di Elmore James, e il riff iniziale di Blow with Ry,lunga e scatenata improvvisazione giocata su un solo accordo (ma è incredibile cosa riescono a tirare fuori in circa 11 minuti questi straordinari figli di buonamadre).
Gli interventi di Mick Jagger al canto e con l’armonica sono deliziosi, Bill e Charlie sono una scatenata base ritmica, mentre Nicky impreziosisce con le sue armonizzazioni i brani, col suo stile influenzato dal blues e soul che ricorda un po’ quello di Leon Russell o Doctor John. Il talentuoso pianista dà sfoggio della sua tecnica nei brani finali Interlude a la El Hopo. e Highland Fling ed è lui che lancia Edwards Trhump Up, inseguendo una fuga improvvisa di Watts e continuando a briglia sciolta seguito dal resto della band. Riesce persino a ironizzare su un polpettone sdolcinato cantato da un crooner italiano degli anni 50, MarioLanza, la canzone The Loveliest Night of the Year, resa in versione strumentale, a tempo di valzer da Luna Park, a velocità triplicata. “Siore e Siori, 5 colpi, un bambolotto”. La qualità delle incisioni non è eccezionale, la voce di Mick Jagger è in secondo piano, tuttavia, tenendo conto che si tratta di brani improvvisati o quasi, l’album ha un elevato valore artistico.
Anche per i musicisti che vi prendono parte. Durante tutta la session aleggia lo spirito del blues: a volte è nascosto, a volte si svela, ma è comunque elemento imprescindibile nella musica degli Stones, quando dalla sfrontatezza e dall’esibizionismo del rock passano alla malinconia delle ballate di Elmore James o di Robert Johnson o altri mostri sacri. Nicky Hopkins poi merita una attenzione particolare: è stato un grande pianista e con i Rolling Stones ha inciso ben cinque album dal 1967 al 1974, il periodo migliore del gruppo. Attivissimo e richiestissimo session-man in quegli anni ha suonato nella breve carriera (se n’è andato a 50 anni) con i gruppi più famosi, sia in Inghilterra che negli U.S.A. Sono sue le illustrazioni che appaiono su fronte e retro della copertina. Ma come andò a finire la storia di Ry Cooder con “Let It Bleed”? La sua presenza fu limitata all’aggiunta di un mandolino in Love In Vain, uno deibrani più belli dell’album.

Side one:1) The Boudoir Stomp. 2)It Hurts Me Too. 3) Edwards Trhump Up.
Side one:1) Blow With Ry.2) Interlude a la El Hopo.3)Highland Fling.
Nicky Hopkins – piano. Ry Cooder – guitars. Mick Jagger – harmonica ,vocals.
Bill Wyman – bass. Charlie Watts – drums.

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