Zen Circus: “Il Fuoco In Una Stanza” (2018) – di Pietro Graziano

La via italiana al rock porta sempre lontano dal rock e gli Zen Circus in questo disco sembra abbiano chiuso un ciclo della loro carriera. Che musica facevano prima? Difficile definirlo: era comunque qualcosa di rock, punk nell’attitudine ed estremamente personale. “Il Fuoco In Una Stanza” pone invece l’accento in un’altra direzione e la scelta è di adottare un approccio alla produzione che sia contemporaneo, pop, o se preferite, indie pop, sia come scrittura sia come scelta sonora ed esecutiva. Emerge così il lato più da songwriter di Appino e compagni ed è una gran punto di forza e maturità, con veri e propri anthem, tipo La Stagione. Non vorrei sbagliare, non ero in studio con loro ma l’impressione è che anche le voci siano trattate secondo la moda di oggi, quel tocco di processing digitale che aiuta a bucare il mix, forse anche un tocco di autotune, utilizzato per questo scopo,  tappeti di tastiere e ritmi che hanno più di elettronico che da rock band. Detto questo, il risultato funziona: Il Mondo Come Lo Vorrei è di un Rino Gaetano in chiave contemporanea, mentre Emily No strizza l’occhio a Lou Reed. I suoni si sono ammorbiditi, i testi meno. Rimangono tracce di quelli che erano gli Zen Circus prima di oggi in Low Cost o ancora più in Quello Che Funziona, che  affonda le radici nei Nirvana, ma rivisti sempre in chiave contemporanea e personale. Un disco che ha le carte in regola per piacere ai vecchi fan della band cresciuti insieme al gruppo e trovarne di nuovi. Come sempre, nella musica italiana vince il testo, vince la canzone… il suono è pop e il rock va a sparire, in questi anni muove sempre meno appassionati tra i giovani e ne troviamo sempre meno su disco. Un fenomeno che andrà analizzato. Per la fiducia e quello che la band mi ha trasmesso sono però convinto che dal vivo sarà differente, in maggiore continuità con gli Zen Circus che tutti conosciamo.

Foto Ilaria Magliocchetti Lombi © tutti i diritti riservati 
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