“Zabriskie Point” (1970): i Pink Floyd non sono abbastanza – di Valerio Pozzi

Nel corso degli anni sono state spese innumerevoli parole sulla vicenda “Zabriskie Point”: film visionario, profonda critica al consumismo e meravigliosa opera autoriale. Michelangelo Antonioni, regista della pellicola, comprese fin da subito che il coinvolgimento di un pubblico giovane, in quanto futuro della civiltà umana e quindi potenziali menti da poter risvegliare da quel lungo ed estenuante sogno che è la società del consumismo, avrebbe dovuto essere l’obiettivo del progetto. Così due ragazzi vengono scelti come protagonisti, inseriti in contesti vicini alla generazione di ventenni degli anni 70 (Daria è una studentessa che per guadagnare lavora part-time; Mark è uno studente coinvolto in assemblee studentesche con fini rivoluzionari) e lanciati in una lenta discesa verso la vera identità egocentrica e menefreghista della società che li circonda. L’impronta giovanile si può cogliere anche e soprattutto nella colonna sonora: Antonioni fu da sempre molto attratto dalla neo-cultura musicale dell’epoca, tanto che la conoscenza con i Pink Floyd avvenne dal vivo tre anni prima, nel 1966, quando il regista assistette, in compagnia di Monica Vitti, a un loro live a Londra. L’idea di coinvolgere la band inglese però non si presentò se non nel 1969, sei mesi prima dell’uscita del film nelle sale. Precedentemente Antonioni affidò il ruolo di consulente musicale a Don Hall, DJ della radio KPPC FM di Pasadena. Questi, una volta presa visione del film, consegnò al regista una lista contenente quelle che per lui sarebbero state le canzoni adatte al ruolo di accompagnamento musicale. Tra queste Dark Star dei Grateful Dead e Sugar Babe dei The Young Bloods, che passarono a pieni voti il giudizio di Antonioni e furono inserite nella versione definitiva della pellicola.
Il regista voleva però trovare una band alla quale affidare la composizione di canzoni inedite per le scene madre del film. Inizialmente furono contattati i Rolling Stones ma questi, impegnati in tour, chiesero una cifra spropositata per annullare i loro piani e rimpiazzarli con le sessioni di registrazione, così furono scartati. Antonioni in seguito entrò in contatto con i Doors, i quali proposero un brano intitolato L’America (che comparirà nell’album “L.A. Woman” del 1971), ma il regista non ne fu impressionato e decise di interrompere il rapporto. Fu solo nell’ottobre del 1969, quando Clare Peploe, in quegli anni compagna del regista, ritornò da Londra con una collezione di dischi nuovi, che Antonioni riascoltò il sound dei Pink Floyd grazie all’appena rilasciato “Ummagumma. L’album folgorò la coppia dal primo ascolto, tanto che dopo pochi giorni, in accordo con Don Hall, la band fu contattata per essere ingaggiata nella composizione dell’accompagnamento musicale del film. I quattro ragazzi inglesi accettarono l’ingaggio ma, per poter partecipare alle registrazioni prenotate negli Studi International Recording di via Urbana a Roma, dovettero riprogrammare la loro agenda posticipando i concerti di presentazione di Ummagumma.
Dopo la visione del film, per il quale alla band era stato richiesto di comporre solo l’accompagnamento musicale delle parti principali, in quanto già presente nelle scene minori grazie alla lista di Hall, Roger Waters azzardò la proposta di affidare alla band la completa composizione della colonna sonora. Per la prima volta nella sua carriera artistica Antonioni, completamente innamorato del sound e delle capacità dei quattro ragazzi inglesi, acconsentì ad affidare il completo accompagnamento musicale di un suo film a una sola band. Nel novembre del 1969, perennemente sorvegliati dal regista che presenziò alla quasi totalità delle nottate di registrazione, i Pink Floyd iniziarono il lungo e fruttuoso processo di composizione. Tra tutte le tracce spiccarono Explosions, la preferita da Antonioni, che comparirà poi nell’album ufficiale della colonna sonora con il nome Come In Number 51, Your Time Is Up (rielaborazione della celebre Careful With That Axe, Eugene) e The Violent Sequence, traccia purtroppo scartata che presenta un accompagnamento delle tastiere di Wright che verrà poi riutilizzato in Us and Them nell’album The Dark Side Of The Moon (1973). Nonostante l’abbondante quantità di lavoro e impegno della band, Antonioni rimase poco soddisfatto del materiale che veniva prodotto notte dopo notte. La band tornò a Londra i primi di dicembre e continuò a lavorare sui nastri fino a fine gennaio, quando spedirono le otto tracce definitive a Don Hall.
Antonioni, al contempo, continuò a contattare altri artisti alla ricerca di brani originali da inserire nella pellicola. In poco più di due mesi il regista riuscì ad ottenere da Jerry Garcia, chitarrista dei Grateful Dead, un brano composto appositamente per la scena d’amore nel deserto; mentre per le sequenze minori decise di revisionare la lista di Don Hall, dalla quale adottò Dance of Death di John Fahey, Mickey’s Tune e Brother Mary dei Kaleidoscope e due classici country: Tennessee Waltz di Patti Page e I Wish I Was a Single Girl Again di Roscoe Holcomb. Per quanto riguarda il lavoro dei Pink Floyd, al termine delle lavorazioni furono inserite solo tre delle otto tracce: Heart Beat, Pig Meat; Crumbling Land e Come In Number 51, Your Time Is Up. Delle restanti cinque canzoni se ne seppe poco o nulla e diventarono celebri come l’album perduto di Zabriskie Point. Fortunatamente, negli anni seguenti, le tracce iniziarono a circolare sotto forma di bootleg fino a che, nel 1997, l’etichetta Rhino Records decise di raccogliere alcune delle registrazioni in circolazione per inserirle nella nuova edizione dell’album “Zabriskie Point (Original Motion Picture Soundtrack)” come outtakes. Questo portò nel 1999 alla creazione della prima raccolta Floydiana non ufficiale intitolata “Journey Through Time and Space Volume 1”. Il box conteneva un DVD con registrazioni inedite e dodici CD e tra questi “Outer Zabriskie”, composto da un totale di quindici tracce, tutte derivanti dalle notti romane del 1969.

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