Year of Taurus e Shigaraki: “Topsoils” / “Planetes” (2021) – di Ignazio Gulotta

La terra d’Abruzzo si sta rivelando davvero una bella miniera musicale, da Pescara vengono gli Sherpa che nel 2018 ci avevano stupito con un secondo disco, “Tigri & Euphrates”, bello e maturo, nel quale una psichedelia ipnotica si colorava di occulto e atmosfere trasognate con pennellate orientali, segnalandosi fra le sorprese più belle di questi ultimi anni. Il disco usciva per l’etichetta tedesca Sulatron. Ora in contemporanea il 15 gennaio scorso sono usciti i due album di debutto solista di Franz Cardone col moniker Shigaraki e di Matteo Dossena aka Year of Taurus, il primo bassista e il secondo voce e chitarra degli Sherpa. I dischi inaugurano l’attività della neonata label Astral Concrete che è stata messa su proprio dalla band per ritagliarsi uno spazio nel quale pubblicare la loro musica. Particolare, ma intrigante la scelta di pubblicare i due lavori in assoluta contemporaneità, scelta che ci auguriamo venga premiata vista la qualità dell’operazione, ma che forse indica come, per quanto diversi i due dischi siano in qualche modo complementari e si ritrovi poi negli Sherpa la sintesi fra la tendenza più orientata verso la psichedelia e lo shoegaze di Dossena e quella più cupa e sperimentale di Cardone. Da segnalare infine l’originale ed elegante veste grafica dei due album.
Year of Taurus: “Topsoils (Astral Concrete 2021). In “TopsoilsMatteo Dossena ha raccolto brani composti negli ultimi dieci anni che, per varie ragioni, non avevano trovato posto nei dischi; approfittando del confinamento imposto vi ha rimesso mano e infine incisi nella primavera del 2020, oltre a cantare suona chitarra, synth e percussioni e ha chiamato a collaborare lo stesso Cardone al basso e Giuseppe Sericola alla batteria. Più vicino a un pop psichedelico venato di malinconia che alle trame ipnotiche e complesse intrise di tematiche filosofiche degli Sherpa, “Topsoils” punta su un carattere personale e intimo, più che all’inquietudine alla ricerca di un’armonia dello spirito, come esemplificato dalla splendida e orientaleggiante Piedi nel Lago dove a chitarre suonate a mo’ di sitar e percussioni indiane si accompagnano suggestive volute di synth. “Topsoils” è un disco che potremmo definire di pop psichedelico come già detto, che gioca molto e bene sulle atmosfere, sulle suggestioni, in bilico fra ballate folk rilassate, per esempio la suadente Linesight, o l’ammaliante candore catatonico di Gate Goats, e indolenza shoegaze, le chitarre della title track o la voce e il canto di Fever, When I Was a Child con qualche trasalimento alla Thom Yorke, brano costruito su un giro ipnotico di chitarra che ricorda i blues tuareg alla Tinariwen. “Topsoils” è senza alcun dubbio un esordio ben riuscito, Dossena ha gusto e sensibilità per le melodie e per arrangiamenti in cui elettronica e strumenti acustici contribuiscono con equilibrio alla riuscita delle canzoni. Davvero un bel modo di iniziare musicalmente questo 2021. Infine una doverosa segnalazione per lo plendido artwork opera di Coito Negato.

https://yearoftaurus.bandcamp.com/releases

Shigaraki: “Planetes” (Astral Concrete 2021). Con il disco solista di Franz Cardone ci spostiamo invece su territori alieni, pervicacemente cupi e inquietanti, meno psichedelici e più dark ambient. Franz Cardone usa nel disco come unico strumento il basso, del quale esplora le potenzialità espressive servendosi di vari effetti elettronici, riuscendo così a creare le varie sfaccettature sonore di un viaggio planetario negli spazi siderali che è anche un’esplorazione sul destino dell’umanità. Prevale indubbiamente un atteggiamento poco propenso alla speranza: il disco è pervaso da un profondo senso di mistero e di inquietudine, il futuro appare oscuro, di difficile decifrazione. Il viaggio fantascientifico potrebbe risolversi in un’apocalisse, l’umanità appare frastornata, disorientata dal suo stesso delirio tecnologico di onnipotenza. Il suono sordo delle corde del basso, effetti torbidi e dissonanti accompagnano la voce monocorde nell’iniziale Instant Travelling, un inzio che fra fragori industrial e ritmi Idm ci introduce al plumbeo viaggio di “Planetes”. Percorso che prosegue con i suoni ferrosi dagli echi profondi di I Can Hear the Voice of the Planet from Here: piombiamo così in un universo buio e misterioso, potremmo essere in una lontana galassia o in un allucinato abisso marino sballottati da forze evocate dagli effetti prodotti dal basso di Cardone. Altri brani, 7020 e Io, allentano la tensione, ci fanno ondeggiare sulla deriva di un’elettronica che lancia qualche sprazzo di tenue luce su un universo tinto sempre di nero. In A.B.C. (Asteroid Belt Colonization) l’arrivo sulla fascia di asteroidi è annunciata da un basso sordo e nervoso, Kessler Syndrome si muove fra industrial e musica concreta e prelude ai ronzii circolari inquieti e gorgoglianti del viaggio astrale di 7021. Chiude il disco Moon’s Biology Portrait: ritmi rallentati, un canto ancestrale, sciamanico, una miscellanea sonora poco rassicurante ci conducono alla conclusione di un periplo turbolento e allarmato, orchestrato da un artista che ama sperimentare liberamente e sa farlo decisamente bene.

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https://shigaraki-music.bandcamp.com/album/planetes

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