XTC: “Skylarking” (1986) – di Fabrizio Medori

Nella musica degli anni 80 non è raro imbattersi in capolavori assoluti, forse perché è stato l’ultimo decennio in cui la ricerca sperimentale ha trovato terreno fertile un po’ in tutti i generi musicali, ampiamente supportata da un’evoluzione tecnologica senza precedenti. Gli XTC, dopo aver partecipato alla prima fase dell’epopea Punk, col tempo sono diventati un gruppo da studio, dato che per il loro leader Andy Partridge è assolutamente impossibile combattere gli attacchi di panico che lo prendono durante le esibizioni dal vivo. Per tutta la durata del gruppo l’unico a rimanere sempre al suo fianco è il bassista Colin Moulding, mentre dal 1979 anche il tastierista Dave Gregory è entrato a far parte del gruppo. Dal 1983 decidono di non sostituire il batterista e, in occasione di “Skylarking” (1986), la scelta per le parti ritmiche ricade su Prairie Prince. Lo stile del gruppo si avvicina sempre più al Pop, inteso nella sua accezione più nobile, quello che va dai Beatles ai Beach Boys, e che negli anni 80 trova due alfieri in Elvis Costello e Joe Jackson, filtrato però da una vena pazzoide tipicamente inglese che, in qualche passaggio ricorda le stravaganze di GilesGiles & Fripp nel loro “The Cheerful Insanity…” (1968), disco che sarà il preludio all’atto di nascita del rock progressivo, “In the Court Of the Crimson King” dei King Crimson. L’inedita mescolanza tra Pop, New WavePunk, Psichedelia e Nonsense negli anni precedenti aveva portato ben poca popolarità agli XTC, sebbene la critica e la maggior parte degli artisti loro contemporanei li adorassero. Nel 1986 sono sicuramente consapevoli di avere una serie di ottime canzoni e decidono di affidare la produzione del disco al famosissimo Todd Rundgren, con il quale non si stabilisce, però, il corretto feeling, sfociando spesso in clamorose liti. Nonostante il difficile clima creatosi in studio il risultato è straordinario e rappresenta un punto elevatissimo non soltanto nella maturazione artistica degli XTC ma anche di tutta la scena rock, in un periodo dominato da suoni sintetici e da idee fin troppo semplici. L’inizio dell’album è affidato al cinguettio delle allodole (lark in inglese) che apre Summer’s Cauldron, nel quale l’equilibro sonoro tra suoni acustici elettrici ed elettronici è perfetto, per poi buttarsi lunghi distesi sul prato all’inglese del capolavoro Grass, composta da Colin Moulding. The Meeting Place, anche questa scritta dal bassista, mentre la maggior parte delle altre canzoni esce dalla penna di Andy Partridge, che cambia l’atmosfera sonora e mantiene la sua straordinaria vena melodica tra suoni più rock e inserti musicali inquietanti, quasi da film horror. Il quarto brano, That’s Really Super, Supergirl ci porta in un clima anni 60, creando un legame ideale tra l’Ep uscito l’anno precedente, “25 O’Clock” e l’Lp dell’anno seguente, “Psonic Psunspot”, usciti entrambi a nome Dukes Of Stratosphear, la sigla che usavano, all’epoca, per rendere omaggio alle sonorità e alle atmosfere della psichedelica anni 60. Ballet For A Rainy Day è un perfetto esempio della genialità compositiva di Partridge, e non avrebbe sfigurato tra le canzoni che Paul McCartney compose nell’ultima fase dei Beatles. Il brano seguente, 1.000 Umbrellas, alza notevolmente il tiro sostituendo gli strumenti tipici della musica moderna con un’orchestra d’archi, con gli arrangiamenti di Dave Gregory, esperimento rischioso ma perfettamente riuscito. Il primo lato dell’Lp si chiude con la scanzonata Season Cycle, introdotta da un bell’intreccio tra organo e pianoforte. Il lato B si apre invece con il rock potente ed efficace di Earn Enough For Us che ci riporta immediatamente nel suo tempo, seguita da Big Day, con i suoi rimandi ai suoni orientali della prima psichedelica inglese. Another Satellite torna di nuovo ad atmosfere tetre, facendo un grande uso dell’elettronica, a supportare una melodia epica, alleggerita da un coretto infantile. La prima versione del disco, a questo punto, prevedeva Dear God, le cui tematiche sono dichiaratamente anti religiose. Per paura di perdere il mercato americano la canzone fu però sostituita da Mermaid Smiled, indubbiamente meno interessante ma più rassicurante nei contenuti. Dear God, contrariamente ad ogni aspettativa, essendo il lato B del singolo Grass, ottenne un tale successo, proprio negli USA, da richiedere il ritorno alla tracklist originale. A questo punto, che il disco contenga il bellissimo pop rock di Dear God o la meno geniale Mermaid Smiled dal ritmo velatamente sudamericano, si va a finire dentro un esperimento pop jazz chiamato The Man Who Sailed Around His Soul con i suoi ritmi dispari e i suoi suoni forse un pelo troppo levigati. Il predominio autoriale di Andy Partridge lascia ancora spazio a Colin Moulding per gli ultimi brani… Dying, morbido gioiello acustico, delicato e decadente, capace di evocare i Japan e i Cocteau Twins e Sacrificial Bonfire, nella quale una strofa dalla spiccata atmosfera folk inglese risolve in un maestoso chorus. Ancora una volta ci permettiamo di suggerire una lettura più approfondita di un disco figlio di un decennio ingiustamente sottovalutato, opera di uno dei suoi gruppi più interessanti.  

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.