Wulf Dorn: “La Psichiatra” (2009) – di Warden

Difficile non pensare ai “grandi nomi”, quando si parla di scrittori famosi. Non un “grande nome”, quello del tedesco Wulf Dorn, capace di diversi best sellers, ma ancora distante dall’essere uno scrittore mainstream. Lontano dalla fama mondiale, ma molto apprezzato nella sua terra e in Italia, Wulf Dorn si conquista le luci della ribalta con il romanzo d’esordio, “La Psichiatra” (Trigger). Pubblicato in Germania il 5 gennaio 2009, edito l’anno successivo in Italia dalla casa editrice Corbaccio, il libro diventa in poco tempo un best-seller, con più di 100.000 copie vendute. Non troppo complicata la chiave di lettura del successo di Dorn: sceglie sempre temi dal forte impatto letterario, che gli forniscono la possibilità di sfoderare i colpi di scena più imprevedibili come le malattie mentali. Appassionato ed informato a riguardo anche grazie al suo lavoro – logopedista per la riabilitazione del linguaggio in pazienti psichiatrici – Wulf Dorn raccoglie a piene mani dall’argomento e, più volte, si concede qualche libertà d’interpretazione a riguardo. “La Psichiatra” disegna molti schemi, a livello di personaggi, di intrecci e di colpi di scena, destinati a essere ripresi costantemente nei futuri lavori dello scrittore: dai più riusciti “Il Superstite” (2011) e “Incubo” (2016), a parentesi molto meno felici a parere di chi scrive, come “Phobia” (2014) o “Gli Eredi” (2017). Per questo si è scelto di analizzare “La Psichiatra”, e non un altro libro di DornOpera più rappresentativa e caratteristica dell’autore, “La Psichiatra” può essere considerata una sorta di banco di prova: se si legge con piacere questo libro, difficilmente si troverà deludenti gli altri lavori di Dorn, con l’eccezione forse dell’ultimo, “Gli Eredi”, davvero pessimo sotto ogni aspetto a parer nostro. “La Psichiatra” è un thriller psicologico che concentra una quantità notevole di elementi classici di questo genere di libri, sceglie tante soluzioni e tanti sviluppi: tanto basilari quanto di sicuro impatto.
Ellen Roth, psichiatra che lavora all’istituto Waldklinik, è la protagonista principale del romanzo, ed è attraverso le sue disavventure che Dorn sceglie di narrare il tutto. Costretta ad occuparsi di una paziente misteriosa a causa delle vacanze di Chris, suo compagno e collega che aveva originariamente in cura la paziente, Ellen vive un’esperienza inquietante al colloquio con la donna. Segnata da maltrattamenti e abusi, la paziente misteriosa dice che è stato “L’Uomo Nero” a farle tutto questo. Come se non bastasse, il giorno dopo la donna scompare, e nessuno nella clinica sembra averla vista o ricordarsi di lei. Qualcuno inizia a perseguitare Ellen, a seguirla ovunque vada: che sia davvero l’Uomo Nero? Si lascerà la risposta alle ultime, intense pagine del romanzo. Il libro funziona, a modo suo: racconta ciò che deve raccontare, coinvolge il lettore e non lo lascia più andare, soprattutto grazie allo stile di scrittura… forse un po’ sbrigativo ma estremamente scorrevole. Caratterizzazione dei personaggi non eccelsa, sia per Ellen, che per Mark Behrendt, suo collega e co-protagonista; cosa che non sorprende, perché raramente i personaggi sono il punto centrale di storie come questa. A farla da padrone è il mistero, l’aria costantemente contradditoria di ogni indizio e di ogni avvenimento: elementi che potrebbero significare tutto ed il contrario di tutto. Lettura molto scorrevole e immediata, tutt’altro che un libro duro da digerire; lontano dalla perfezione, ma ben riuscito, specie nell’incipit e nella parte centrale, dove si colora di qualche piacevole venatura d’atmosfera horror. Non eccelso il finale, in quanto il lettore navigato lo intuirà già a metà libro, se non prima ancora, nonostante gli sforzi di Dorn di nascondere le informazioni rilevanti. Punto di partenza e insieme punto d’arrivo, se vogliamo, della carriera letteraria dello scrittore tedesco, “La Psichiatra” è più o meno tutto ciò che il “libro medio” di Dorn ha da offrire, sia per i pregi che per i difetti. I libri successivi tentano di diversificare gli elementi ma il filo conduttore resta la malattia mentale. La poca versatilità di Dorn non è per forza un difetto, perché ogni volta che ha tentato qualcosa di diverso ha fallito e, ne sono d’esempio i pessimi “Phobia” e “Gli Eredi”: giallo sconclusionato, il primo; fallimentare tentativo di esplorare il paranormale e l’horror, il secondo. Finché scrive ciò che sa scrivere, difficilmente Dorn sbaglia un colpo, e difficilmente i suoi lettori fedeli potranno restare insoddisfatti. Consigliamo “La Psichiatra” a chi voglia sperimentare qualcosa che sia insieme nuovo e già visto, condito da uno stile scorrevole e piacevole… a chi, insomma, sia alla ricerca di una lettura poco impegnativa sotto l’ombrellone in questo agosto bollente.

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