World Spirit Orchestra: “Black History” (2019) – di Marco Valerio Sciarra

Non ci si stanca mai di parlare o ascoltare della storia di questo popolo, o di questi popoli, interamente sradicati dalla loro madre terra Africa, deportati nel Nuovo Mondo e sottomessi alla condizione di schiavitù. Del loro dolore, della loro sofferenza e della voglia di libertà estesa ai loro discendenti… e come da questa sofferenza, da questo dolore e questa voglia di libertà, ribollenti in fondo all’anima, sia nato un canto sublime in grado di contenere tutti questi elementi insieme e poi farli esplodere nella gioia. Spiritual, poi definito, Gospel e Blues. “Black History” (2019) delinea questo percorso di sofferenza di questi popoli e raccoglie le parti salienti di uno spettacolo teatrale portato in giro, per tutta la fine dello scorso anno e l’inizio di quello nuovo, dalla compagnia World Spirit Orchestra, formata da Mario Donatone: piano, voce, arrangiamenti, Riccardo Biseo: pianoforte, Gio’ Bosco: voce, Sonia Cannizzo: voce, Isabella Del Principe: voce, Luna Whibbe: voce, Angelo Cascarano: chitarra, basso, voce, Andrea Mercadante: tastiere, voce, Roberto Ferrante: batteria, armonica, voce. La formazione, grazie a questa unione di componenti atipica, in cui tutti gli strumenti sono protagonisti, compreso il coro che non è soltanto riempitivo o sostegno di voci più deboli, anzi dialoga alla perfezione, ognuno con la propria tonalità e timbro, riesce a porgere alla perfezione i vari momenti all’interno di ogni singolo brano, laddove bisogna sentire sofferenza, o elevare lo spirito per un inno sacro, o esaltare la gioia e la sensualità. Si ricostruisce attraverso i brani questa Via Crucis che sfocia nel giubilo, partendo da quelli tradizionali, e passando dalle composizioni delle grandi orchestre di Swing come quelle di Duke Ellington, per omaggiare anche i grandi musicisti che hanno saputo rivoluzionare i generi come Curtis Mayfield. Senza dimenticare gli autori bianchi come Randy Newman, che hanno trovato il modo di dire la loro, in un genere prettamente afroamericano, con talento e ironia. L’ascoltatore è invitato in questo viaggio del tutto godibile e rapito da queste sonorità avvolgenti senza abbandonare, però, la sensibilità di comprendere che alla base di tutto questo c’è un dramma, che riporta ancora su quelle imbarcazioni che trasportavano esseri umani come animali… come purtroppo succede anche attualmente per altri motivi.  

Tracklist: 1. Hallelujah time. 2. People get ready. 3. Jesus on the machine.
4. Wade in the water. 5. A salty dog. 6. Don’t get around much anymore.
7. Sail away. 8. Short people. 9. Freedom. 10. Come Sunday.

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