Witchwood: “Litanies from the Wood” (2015) – di Lino Gregari

I Witchwood sono più di una Band; costituiscono un progetto sonoro di alto livello, capace di far rivivere i fasti di un genere, l’Hard Rock Progressive, che continua ad avere una moltitudine di fedelissimi fans sparsi per tutto il globo. Proprio a loro sono rivolti gli sforzi del gruppo che, con questo “Litanies from the Woods”, si propone come una delle più belle realtà della scena europea. La Band nasce dalle ceneri dei Buttered Bacon Biscuits che nel 2010 avevano pubblicato “From the Solitary Woods” (distribuito dalla Black Widow Records) capace di riscuotere ampi consensi di pubblico e critica in patria e oltre confine. Dopo lo scioglimento alcuni esponenti della Band (Ricky, Andy, Steve e Sam) hanno deciso, con l’ingresso del nuovo membro Luca Celotti al basso, di mettere in piedi un nuovo progetto. I Witchwood, tutti musicisti attivi da decenni ed esperienze di registrazione con band come Bad Ambition (Andy), Excrucior e Witche’s Brew (Ricky); collaborazioni con artisti del calibro di Martin Grice (Delirium) e
Nik Turner (Hawkwind). 
Il nuovo progetto produce da subito grandi risultati, e il nuovo album, uscito per la Jolly Roger Records, è quanto di meglio si possa ascoltare oggi. Siamo di fronte a un disco con atmosfere marcatamente vintage, tipicamente anni ’70, tra le pieghe delle quali possiamo facilmente ritrovare echi di Deep Purple, Uriah Heep e Jethro Tull; ma non aspettatevi una semplice rilettura di sonorità già ampiamente collaudate: qui siamo in presenza di un gruppo che assimila la lezione dei grandi e si incammina su un sentiero molto personale, fatto di grande tecnica e di elevate dosi di inventiva. Il suono è pieno, corposo e coinvolgente.
Gli strumenti appaiono da subito ben dosati, e l’insieme funziona alla grande.
Poi ci sono le canzoni: 10 pezzi di grande spessore, senza alcun cedimento che, letteralmente, costruiscono un ascolto affascinante. Le combinazioni di organo, flauto e chitarra sono la carta vincente del gruppo, che dimostra di sapere come muoversi in questo territorio lussureggiante… e la voce è l’arma in più, aggiunta a un ensemble già praticamente perfetto. 
L’iniziale Prelude + Liar apre le danze in modo eclatante, con un riff di chitarra oltre il quale il suono si apre a un Rock molto vicino alle cose più belle dei Deep Purple, con la differenza che qui il flauto segmenta il brano in modo singolare, definendo da subito il suono della Band. L’intermezzo giocato tra basso e flauto è da antologia, e la chitarra seguente è veramente splendida. Un grande inizio.
A seguire troviamo A Place For The Sun, altro tipico esempio di suono anni ’70, a cavallo tra Uriah Heep e Jethro Tull, con il flauto a dettare da subito il ritmo e la voce a dare corpo a una melodia vincente: un brano trascinante, suonato in maniera splendida e cantato in modo impeccabile. 
L’album procede su questo livello, senza pausa, e si chiude con i 10 minuti di Handfull of Stars altro grande pezzo intriso di puro Rock d’annata.
“Litanies from the Wood” è un grande album che ci presenta una realtà a cui auguriamo di fare molta strada.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

1. PreludeLiar
2. A Place For The Sun
3. Rainbow Highway
4. The Golden King
5. Shade Of Grey
6. The World Behind Your Eyes
7. Farewell To The Ocean Boulevard
8. Song Of Freedom
9. Handful Of Stars

Ricky Dal Pane – Vocals, Electirc, Acoustic Guitar, Mandolin, Percussions
Antonino Stella – Lead Guitar
Luca Celotti – Bass
Stefano Olivi – Hammond, Piano, Synth, Moog
Samuele Tesori – Flute, Harmonica
Andrea Palli – Drums

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