Wishbone Ash: “Argus” (1972) – di Pietro Previti

Come si giudica la grandezza di una band? Dalla fama e dal numero dei dischi venduti, dalla integrità artistica o dalla originalità del suono?  O il successo dipende, piuttosto, dalla buona sorte o da una certa dose di casualità? Ancora meglio se si tratta di artisti dalle personalità forti, testardi e grintosi, a cui non manchi la classe. Immaginiamo che a supportarli vi sia un’etichetta discografica che creda ed investa nel progetto. Se oggi appaiono semidimenticati, i Wishbone Ash potevano vantare dalla loro tutti questi elementi quando,  in quei primi mesi del 1972, raggiunsero una notorietà così ampia che li portò ad affiancare The WhoTen Years After e Black Sabbath nelle tournée americane. Certamente, se nel loro percorso è presente un fattore da eliminare, questa è la casualità. Migliore formazione del 1971 per il Melody Maker, “Argus” miglior album del 1972 secondo la rivista Sounds. La band era un quartetto composto da Steve Upton (batteria), Martin Turner (basso e voce), Ted Turner (chitarra e voce) e Andy Powell (chitarra e voce). Nativa del Devon, Regno Unito, la formazione prese forma dalle ceneri di un gruppo minore denominato Tanglewood. La “squadra” definitiva arrivò invece quasi per caso, con i superstiti Martin Turner e Steve Upton impegnati ad arruolare un tastierista, com’era di moda a quel tempo e ritrovatisi invece ad ingaggiare due chitarristi. Non era certamente la prima rock band a presentare un organico composto da due chirarre, ma la vera novità era costituita dal fatto che Ted e Andy erano due straordinari solisti capaci di suddividersi i ruoli in perfetta simbiosi e naturalezza, alternandosi tra assoli funambolici e fantasiose parti ritmiche. Tale aspetto li caratterizzò al punto da diventare il loro riconoscibilissimo marchio di fabbrica, noto come “twin guitars sounds”, che pare abbia ispirato non pochi epigoni della scuola detta New Wave of British Heavy Metal”, a cominciare dagli stessi Iron Maiden. Altra peculiarità era l’assenza di un cantante di ruolo, parte questa ricoperta egregiamente a turno dai due chitarristi o dallo stesso Martin Turner.
“Argus” viene pubblicato nel 1972 ed è il terzo long-playing della band, che arriva dopo il debutto di “Wishbone Ash” (1970) e del successivo “Pilgrimage” (1971). Se i due lavori – specialmente il secondo – sono già degni di nota, ciò che rende imperdibile “Argus” è l’approccio decisamente consapevole nella scrittura dei brani, una raggiunta maturità e scioltezza dei musicisti, come singole individualità ed amalgama collettivo. I Wishbone Ash non intendono più stupire ad ogni costo, né abusare del proprio muro del suono. Conferiscono ai testi un ruolo nuovo, non immaginati ed aggiunti a spartiti finiti, quanto piuttosto fonte d’ispirazione per la stessa musica. L’album viene prodotto da  Derek Lawrence, già presente nei primi due album – dopo avere raccolto la segnalazione di Ritchie Blackmore dei Deep Purple – che convoca Martin Birch come ingegnere del suono: praticamente la massima autorità nel genere Hard & Heavy degli anni Settanta. Le tracce vengono registrate presso i Decca Studios in brevissimo tempo, in soli 5 o 6 giorni. La Band in quei mesi calcava continuamente i palchi europei ed americani e testava i nuovi brani dal vivo, rifinendoli fino alla forma e risoluzione desiderata… a quel punto non le restava che entrare in studio di registrazione per completare l’opera. Pubblicato dalla MCA Records, l’album si avvale di una riuscita copertina firmata dallo studio Hipgnosis che ritrae un cavaliere medievale posto a sentinella ad una vallata avvolta dalla nebbia. Quando uscì nella versione promo in Inghilterra, pochi fortunati si ritrovarono in omaggio anche un poster in bianco e nero che ritraeva lo stesso cavaliere in una posa diversa, collocato a guardia di un ponte. Nella versione gatefold del 33 giri, all’interno, apparivano invece le foto dei quattro musicisti scattate da Barry Wentzell, storico fotografo della rivista Melody Maker. I testi e le melodie delle canzoni rimandano apertamente al genere Fantasy ed all’opera dello stesso Tolkien. I Wishbone Ash non ne fanno mistero a partire da alcuni titoli tanto che, Warrior e The King Will Come (“In the fire, the king will come. Thunder rolls, piper and drum. Evil sons, overrun, Count their sins – judgment comes”) sembrano provenire dalla “Terra di Mezzo”, inteso come luogo d’incontro e crocevia dei generi folk, progressive e hard rock. Il disco affida l’apertura alla lunghissima Time Was, quasi dieci minuti di durata, caratterizzata da un incipit di raffinate armonie vocali ed arpeggi celestiali che si tramutano ben presto in un irresistibile boogie-chitarristico. Seguono la ballad Sometime World e la funkeggiante Blowin’ Free e, quindi, The King Will Come, capolavoro e cavallo di battaglia della band nei concerti, unica traccia ad avvalersi della presenza di un musicista esterno alla band, John Tout all’organo… ed ancora Leaf and Stream, dolcissima e sognante dall’incedere folkie e l’epica, roboante Warrior, altro classico dall’alto potenziale radiofonico. All’incedere marziale di Throw Down The Sword è affidata la chiusura di “Argus”, lavoro che ancora oggi suona fresco, spontaneo ed assai godibile.

A1. Time Was 9:42. A2. Sometime World 6:54. A3. Blowin’ Free 5:20.
B1. The King Will Come 7:06. B2. Leaf And Stream 3:56. B3. Warrior 5:58.
B4. Throw Down The Sword 5:51.

Andy Powell: lead guitar, vocals. Ted Turner: lead guitar, vocals.
Martin Turner: bass, vocals. Steve Upton: drums. John Tout: organ (tracks: B4)
Composed By  Wishbone Ash
Lead Guitar: Andy Powell (tracks: A1 to A3, B2 to B4). Ted Turner (tracks: A2 to B1, B3).
Lyrics By Martin Turner (tracks: A1 to B1, B3, B4.). Steve Upton (tracks: B2). Ted Turner (tracks: A1).
Vocals Andy* (tracks: A2, A3, B1, B3, B4). Mart* (tracks: A1 to B4). Ted* (tracks: A1, A3).
Design Cover: Hipgnosis.

Photography By Barry Wentzell (Inside Photos) 
Engineer: Martin Birch.
Producer: Derek Lawrence.

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