Willie Nile: “Children of Paradise” (2018) – di AldOne Santarelli

New York è la parola chiave, la città chiave. Mi ritrovo a parlarne, sempre attraverso i suoi artisti, sfogliando le molteplici storie, le strade ed i quartieri, la gente, la reale, vera multirazzialità. L’artista in questione, Willie Nile, è nato a Buffalo nel 1948 e ha sangue irlandese nelle vene anzi, piantato nel cuore insieme ai semi della rivolta, come canta nel primo brano di “Children of Paradise” (River House Records 2018). Willie si sposta presto nella “Big Apple”, inseguendo i suoi sogni di songwriter. Realizza il suo primo disco (omonimo) nel 1980, dopo aver superato le trenta primavere quindi, con molta gavetta alle spalle, replica con “Golden Down” l’anno dopo. i primi due lp’s lo inseriscono di diritto nella tradizione degli eroi  canori della città… e mai termine è stato calzante come quello di songwriter per un artista. Incontrovertibile l’accostamento con il “menestrello Dylan”, stante il folk-rock come tema portante, con la critica musicale che esalta le qualità di Willie e le sue nobili radici musicali. Tradito dalla sua casa discografica, Willie rimarrà senza supporti in tal senso per circa dieci anni, ripartendo da zero con umiltà e tanta voglia di affermare la sua classe genuina anche negli anni novanta. Willie Nile incarna il groove newyorkese del rock, dove le ballate sono attraversate comunque da elettricità e i compagni di viaggio musicale sono Willy DeVille e i Mink De Ville, Elliott Murphy, Nikki Sudden e Ian Hunter attraversando l’Atlantico. Scorrendo velocemente la sua discografia, chi scrive è fatalmente legato ad un altro suo capolovaro (perché i primi due album lo diventeranno), ossia “Streets of New York” del 2006, formidabile manifesto rock’n’roll, dove il Nostro infila anche una version cover dei Clash del brano degli Equals Police on my back che in precedenza doveva essere solo una partecipazione ad una compilation in forma di tributo a Strummer e soci. Tutto ciò fa di Willie Nile un genuino, passionale musicista che non ha timore di celebrare i suoi idoli, arricchendo ulteriormente un album di rock perfetto. “Children of Paradise” è un album potente di rock elettrico, sfornato da un musicista settantenne che non ha mai smesso di tormentare le corde della sua chitarra nonostante una carriera ai margini e con tante ingiuste difficoltà da affrontare che non gli hanno fatto perdere un puro e grande cuore. Dicevamo di quest’album, composto da dodici brani di rock elettrico e qualche ballata, come nella tradizione, fatta di rime potenti che gridano tutto l’amore per un mondo dove gli angeli sono gli “ultimi”: dai senzacasa all’ultima tribù indigena rimasta sulla terra, unendoli in un magnifico paradiso di rock ballads blues. Mi piace il rumore elettrico e scelgo di portare all’attenzione di chi legge All dressed and no place to go, insieme a Rock,n,roll Sister, subito seguite da Seeds of a Revolution e la titletrack. con i testi tutti magnificati dal suo magico timbro vocale. Di recente Willie Nile è stato in tournée nel nord Italia: chi ha avuto la fortuna di incrociarlo parla di tanta energia e set da brividi, con il Nostro sorprendentemente elettrico nonostante l’età. Chiudiamo con una dichiarazione dello stesso Nile a nostro parere significativa: “Vivo la vita, scrivo col mio cuore, scrivo come la vita richiede, Questo è il solo segreto. Sento ancora lo stesso fuoco e la stessa passione di quando sono arrivato in città. Non conosco altri modi”.

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